Giovedi d'Essai         

Ottobre - Dicembre 2002

A Beautiful Mind

di Tullio Kezich

a cura di Lucia Marino

La recensione di

Si può fare un bel film che nello stesso tempo è una stupidaggine? Nei remoti anni '30, prima che se ne impadronissero gli intellettuali, il cinema era proprio quel fenomeno ingenuo e furbo che ritroviamo in A Beautiful Mind, dove la storia vera diventa romanzo d'appendice. Insomma, se vi interessa l'autentica odissea del protagonista leggete il libro di Sylvia Nasar «Il genio dei numeri - Storia di John Nash, matematico e folle» (Rizzoli), che ripercorre la vicenda di uno studioso volta a volta definito scontroso, riservato, arrogante, distaccato. Dopo essersi fatto un nome con una tesi di sole 27 pagine, Nash precipitò nell'abisso della schizofrenia dal quale tuttavia si riscattò al punto da ricevere nel 1994 il Nobel. Dal libro apprendiamo particolari imbarazzanti che il film tralascia: lo stravagante professore ebbe esperienze omosessuali, un'amante tenuta segreta perché non considerata all'altezza, un figlio naturale di cui non si occupò. Nel corso della lunga malattia si separò dalla moglie (Jennifer Connelly nel film), con la quale il rapporto non fu certo un idillio e produsse un figlio disadattato. L'uomo-orchestra Russell Crowe (il Paul Muni del 2000, supercandidato all'Oscar, in grado di raffigurare con palpitante convinzione il personaggio dai 19 ai 66 anni), sembra fin dall'inizio un mattoide malmostoso e imbranato che scrive formule matematiche sui vetri delle finestre. A Princeton si ritrova uno strano compagno di stanza, Paul Bettany, che gli butta la scrivania dalla finestra; e si presenterà più avanti in compagnia di un'inquietante nipotina. Ma l'evento fatale sarebbe avvenuto nel 1953, quando il matematico viene segretamente convocato al Pentagono dove decifra con successo un codice sovietico riguardante la Bomba. Dal momento in cui gli fanno un tatuaggio sul braccio con un numerò d'ordine, Nash diventa un agente al servizio dello spione capo Ed Harris; e il film si trasforma in una specie di avventura apocrifa di 007. Attenzione, però. Lo sceneggiatore Akiva Goldsman ha inventato quello che non vi aspettate, insomma, non fidatevi delle apparenze. Nel partire dal realismo per approdare altrove, la trovata (che non svelo) è una sconcertante prova di abilità, ma non è da prendersi alla lettera. Leggo che Nash e signora, ormai risposati, hanno assistito con il regista Howard alla proiezione della pellicola e mi piacerebbe sapere che cos'è passato nella mente del fanta-biografato, restaurata ma forse messa troppo a dura prova. Pare che lo abbia colpito soprattutto la sequenza dell'elettrochoc (gliene praticarono una cinquantina). Spiegazione dell'iperazionale scienziato: «Nel corso del trattamento sei incosciente e questo è dunque l'unico capitolo della mia vita che posso affermare di non aver vissuto». Troppo buono, direi, nei confronti di un film che le spara ben più grosse.

 

h 21,00

10 Ottobre 2002

Regia Ron Howard
Anno 2001
Origine USA
Durata 136'

Personaggi

Interpreti

John Nash Russel Crowe
Alicia Nash Jennifer Connelly 
Parcher Ed Harris
Dr. Rosen Christopher Plummer
Charles Paul Bettany
Note & Premi

4 premi Oscar (2002):

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Miglior Film

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Ron Howard (Miglior Regia)

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Jennifer Connelly (Miglior Attrice non Protagonista)

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Migliore Sceneggiatura non Originale

 

4 Golden Globe (2002)

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Miglior film

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Miglior attore

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Migliore sceneggiatura

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Miglior attrice non protagonista