Giovedi d'Essai         

Ottobre - Dicembre 2002

Bloody Sunday

di Alberto Crespi

a cura di Lucia Marino

La recensione di

Se volete rinfrescarvi la memoria sui motivi storici per cui cattolici e protestanti; ossia irlandesi indipendentisti e filo-inglesi unionisti, si combattono da anni in Irlanda del Nord, il cinema vi offre un'occasione d'oro: esce Bloody Sunday («domenica di sangue»), il film di Paul Greengrass che ha vinto l'Orso d'oro all'ultimo festival di Berlino. Film che; tra parentesi, si ispira a un libro di Don Mullan, Eyewitnee Bloody Sunday e gli appassionati di rock hanno già recuperato nella memoria. la canzone Sunday Bloody sunday degli U2, che si ascolta (in una versione dal vivo) sui titoli di coda del film. Si parla, insomma, della manifestazione per i diritti civili che si tenne a Derry, nell'Ulster (solo gli inglesi colonialisti e i loro lacchè la chiamano Londonderry, non imitateli), il 30 gennaio del 1972. I parà di Sua Maestà spararono sulla folla e ammazzarono 13 persone. Una «strage di stato»., ferocemente programmata a tavolino, che fece precipitare la situazione dell'Ulster e provocò un'esasperazione della lotta anti-britannica: giustamente il film di Greengrass si chiude sull'immagine di alcuni giovani cattolici che vanno ad arruolarsi nell'Ira. Senza minimamente giustificare il terrorismo praticato dal cosiddetto «esercito repubblicano irlandese», quello fu l'effetto, politico e «militare», della «domenica di sangue». Paul Greengrass, regista e sceneggiatore, é inglese. Giura di essersi ispirato, nello stile e nello spirito, alla Battaglia di Algeri di Pontecorvo, ma per lui e per i suoi compatrioti Bloody Sunday dev'essere, prima di ogni cosa, un doloroso autodafé. Non é un film straordinario, ma il suo valore politico é notevole, e il suo impatto é forte. Potremmo paragonarlo ai film con i quali l'America ha tentato di lavare la propria coscienza sulla sporca guerra in Vietnam, come Platoon o, sia pur travestito da western, Soldato blu. Greengrass ha scelto un approccio da finto documentario: girando tutto il film con macchina da presa a mano, frenetica e traballante, tenta di «mimare» oggi il film-verità che ovviamente gli inglesi non ebbero la volontà politica di realizzare allora. In realtà la «domenica di sangue» fu cinicamente manipolata dai media: come mostra il film, gli ufficiali inglesi raccontarono alla stampa che i parà erano stati aggrediti da manifestanti armati e non si vergognarono di imbottire d'esplosivo il cadavere di un ragazzo per far credere che nella folla si annidassero dei dinamitardi. Vi sembra tutto tragicamente attuale? Certo che sì. In un certo senso, l'esercito britannico diede in quell'occasione il proprio «contributo» a una serie di prove tecniche di repressione che si compivano, in quegli anni, in tutta Europa e che oggi proseguono in mezzo mondo, dai vari G8 alla Palestina. Il giudizio politico di Greengrass e soci - di per sé durissimo - è accentuato dalla scelta, come guida nell'inferno di Derry, del personaggio di Ivan Cooper: che era sì un parlamentare e un militante dei diritti civili, ma era protestante, quindi in teoria non filo-irlandese. Interpretato da James Nesbitt (il bravo attore nordirlandese che potete aver apprezzato in Lucky Break), Cooper diventa il testimone disarmato di una tragedia: incarna l'idealismo di una politica al servizio della gente, che viene spazzata via da logiche politiche più «alte», più potenti e per nulla idealistiche. In questo senso Bloody Sunday racconta una momentanea sconfitta della politica, molto simile a quella che vediamo compiersi ogni giorno a Ramallah e a Gerusalemme, ma invita anche a riappropriarsene: le armi della tolleranza, della comprensione reciproca, della trattativa ad oltranza non vanno mai deposte. Bloody Sunday dura 107 minuti, almeno 90 dei quali ci portano in stile da documentario - nella preparazione della marcia e nella parallela pianificazione della repressione violenta. Siamo ora tra i manifestanti, ora tra i soldati. La macchina da presa sembra ubriaca, il mal di testa é in agguato, non di meno seguiamo perfettamente le loro logiche e le loro paure. Da scabro e feroce, il film diventa pietistico e didascalico nella lunga scena dell'ospedale, in cui i parenti delle vittime piangono i loro cari uccisi. Per suggerire l'orrore, era più che sufficiente la straziante scena in cui gli organizzatori della marcia, alla fine di quella domenica, leggono alla stampa i nomi dei 13 morti. Subito dopo, sui titoli di coda, partono gli U2: per quanto, si domanda Bono, dovremo cantare questa canzone? Già, per quanto?

 

h 21,00

21 Novembre 2002

Regia Paul Greengrass
Anno 2002
Origine Irlanda / Gran Bretagna
Genere Drammatico
Durata 107 '

Personaggi

Interpreti

Ivan Cooper

James Nesbitt 
maggiore generale Ford Tim Pigott-Smith
generale  MacLellan Nicholas Farrell
sovrintendente capo Logan Gerard McSorley
Note & Premi