Gennaio - Maggio 2003
11', 09'', 01- 11 Settembre 2001 |
di Natalia
Aspesi
a cura di Lucia Marino |
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| Venezia
6 Sett. 2002 – A pochi giorni dall’anniversario della grande
tragedia americana, nel lutto doloroso della memoria, tra le
celebrazioni solenni, sotto costante minaccia di altri attentati
terroristici e di una guerra di rivalsa, la Mostra presenta un film
sconvolgente (e qui alla proiezione della stampa molto applaudito), che
per la sua forza politica susciterà consenso ma anche sdegno e dolore.
Intitolato 11.09.01, la data del crollo delle Twin Towers di New
York, è un film collettivo, in cui 11 registi di diverse nazionalità,
in 11 minuti, 9 secondi e un’immagine, raccontano televisivo conosce i
meccanismi falsificanti dell’informazione-video. “Davanti a questo
fatto immenso ho capito che bisognava chiamare in causa emozioni e
riflessioni non sullo spaventoso evento ma sulla risonanza che nei loro
paesi ha avuto. Lo ha voluto Alin Brigand, che, come regista solo
l’America e noi europei, ma anche il resto del pianeta, e che era
giusto dargli il diritto di esprimersi con immagini sue”. Se tra gli
autori manca un italiano è, dice, la produzione, perchè il progetto
presentato da Giuseppe Tornatore (un requiem composto dalle foto delle
vittime, con la musica di Morricone), era irrealizzabile per ragioni
legali. Ogni regista ha lavorato (Con lo stesso budget di 400 mila euro)
senza comunicare ai colleghi le sue scelte: e se quasi tutte le storie
in qualche modo esprimono pietà per le innocenti vittime americane,
molte raccontano l’antico, eterno, incancellabile 11 settembre che in
altri luoghi genera milioni di vittime oscure, immenso dolore
silenzioso, insopportabili ingiustizie mute, tragica povertà, nessun
futuro. E’ come se alle prese con la coscienza gli autori abbiano
sentito il bisogno di liberarsi da ogni ipocrisia, di uscire dalla
rassegnazione o dall’indifferenza, per riscoprire rancori sopiti:
senza mettersi contro l’America, senza alcuna solidarietà con i
terroristi, tranne l’egiziano Youssef Chahine, per cui “non ci
possono essere innocenti tra chi ha votato Bush”, hanno scelto una
specie di rivincita dell’informazione negata su quella globalizzata ed
egemone su un solo incancellabile evento, con i suoi morti: 60
poliziotti, 343 pompieri, 658 impiegati, 10 passanti, 19.858 brandelli
umani ritrovati, di cui 4.598 identificati. E’ curioso che i film più
feroci vengano dall’Occidente, dall’Inghilterra, il paese più
moralmente vicino all’America, e dagli Stati Uniti stessi. Ken Loach
fa ricordare a un esule cileno un altro tragico 11 settembre, quello del
“73, quando con l’appoggio americano fu fatto cadere il
governo democraticamente eletto di Allende, trucidato dall’esercito di
Pinochet: e si sente Kissinger dichiarare, “non possiamo lasciare un
paese in mano ai comunisti a causa dell’irresponsabilità di un
popolo”. Nel crudelissimo golpe cileno, morirono 30 mila persone.
L’attore-regista americano Sean Penn è grottesco e spietato : c’è
un vecchio (Ernest Borgnine) che vive solo in uno scantinato dove la
piantina di rose muore per mancanza di luce. Crollano le torri e
finalmente il sole entra nell’interrato e i fiori vivono. Per il
vecchio, un meraviglioso miracolo. Ci sono paesi che sono stati o sono
vittime del terrorismo e della guerra, come Israele, come l’Afganistan,
come la Bosnia, che hanno ferite loro da ricordare. Amos Gitai
ricostruisce in un magnifico piano sequenza un sanguinoso attentato a
Tel Aviv che però la televisione israeliana rifiuta, per occuparsi solo
di quello di New York. Cosa ne sanno i bambini afghani del crollo delle
Torri Gemelle mentre fabbricano mattoni di fango per costruire rifugi
contro i bombardamenti americani? Forse assomigliano al camino della
fornace, racconta l’iraniana Shamira Makhmalbaf, ma per i piccoli
straccioni ci può essere tragedia più grande di due amichetti morti
nel pozzo mentre lavoravano o di una zia lapidata? Il bosniaco premio
Oscar Danis Tanovic ricorda la strage di mussulmani a Srebrenica
perpretata dai serbobosniaci l’11 luglio 1995: ogni 11 del mese le
donne, madri, figlie, mogli di massacrati, si riuniscono per ricordarli.
E quell’11 settembre decidono di andare in piazza “per loro e per
noi”. L’11 settembre ha devastato anche la vita dei mussulmani che
vivono negli Stati Uniti, e l’indiana Mira Nair racconta la storia
vera di un ragazzo pakistano-americano scomparso e quindi subito
sospettato e additato da tutti i media : si scoprirà poi che è morto
per salvare i superstiti delle Torri, e di colpo da terrorista diventa
eroe. C’è una specie di fiaba dal Burkina Faso e Idrissa Queadraogo
fa sorridere con i suoi bei ragazzini miserandi che credono di aver
visto Bin Laden e vorrebbero catturarlo con le frecce, e c’è una
storia d’amore, che poteva venire in mente solo al francese Claude
Leloch, con happy end provocato proprio dal tragico attentato. L’11
settembre il film verrà presentato al Festival di Toronto e uscirà
anche in Italia.
VEDI
ANCHE LA
RECENSIONE DI MOVIE MANIAC |
h 21,00 13 Febbraio 2003 |
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| Regia |
Ken Loach,
Claude Lelouch, Danis Tanovic, Sean Penn, Shohei Imamura, Amos Gitai,
Samira Makhmalbaf, |
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| Anno | 2002 |
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| Origine | Francia / Gran Bretagna / USA | ||
| Genere | Drammatico | ||
| Durata | 123 ' | ||
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Personaggi |
Interpreti |
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Note & Premi
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