Gennaio - Maggio 2003
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Hollywood Ending |
di Roberto
Nepoti (La Repubblica)
a cura di Lucia Marino |
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| E'
almeno dai tempi di Stardust Memories, cioè dal 1980, che Woody
Allen paga lo scotto dei suoi film migliori: in nome dei quali i meno
riusciti vengono accolti dai fan con una severità esagerata ("come
sono crudeli quelli che ci amano", diceva Apollinaire), quasi
rappresentassero un tradimento personale. Sta andando così per
Hollywood ending, maltrattato Oltreoceano e accolto con una certa
freddezza anche all'ultimo festival di Cannes. D'accordo, non si tratta
di un capolavoro; tuttavia alcune scene sono di prima mano, le battute
funzionano a dovere e non corri mai il rischio di annoiarti. Poco per
Woody, si obietterà, ma di quanti potremmo dire altrettanto?
Interpretando Val Vaxman, antico regista di successo in fase declinante,
Allen si propone come un concentrato delle sue leggendarie ipocondrie,
fobie, nevrosi. Supera se stesso, anzi: perché questa volta somatizza
fino alla cecità, in una versione comica dell'angoscia cinematografica
teorizzata, un tempo, da Cesare Musatti. Soltanto che, nel caso, il
poveretto sta dirigendo "a occhi chiusi" un film dal quale
dipendono le sue speranze di rifarsi una verginità cinematografica; si
aggiunga che la sua ex-moglie Ellie (Tea Leoni), di cui è ancora
innamorato, lo produce e che il direttore dello studio hollywoodiano,
Hal (Treat Williams), è l'uomo per il quale Ellie lo ha lasciato. Come
sceneggiatore e dialoghista, Allen si diverte a ridicolizzare l'ambiente
del cinema a grosso budget: ci mette il direttore della fotografia
cinese (oggi di moda a Hollywood), lo scenografo megalomane, l'attrice
che vuol sedurre il regista, l'agente; ma lo fa con un'insolita bonomia,
come chi non voglia sparare sulla croce rossa. Più caustico il finale,
con una stilettata alla critica europea che trasforma in capolavoro il
"bidone" (chi è il vero cieco?). A conti fatti, questa volta
Allen non ha voluto realizzare altro che una commedia divertente. La
struttura della messa in scena è semplice, senza pretese; impostata
soprattutto su scene lunghe al servizio del talento comico dell'Allen
attore, in ottima forma sia nella variante verbale (la scena in cui Val
alterna, senza soluzione di continuità, il discorso sul lavoro con una
scenata di gelosia alla ex-moglie), sia nella variante gestuale, quasi
slapstick (quella in cui il regista non deve far capire al rivale di
essere cieco).
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h 21,00 6 Marzo 2003 |
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| Regia |
Woody Allen |
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| Anno | 2002 |
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| Origine | USA | ||
| Genere | Commedia | ||
| Durata | 114 ' | ||
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Personaggi |
Interpreti |
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| Val Waxman | Woody Allen |
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| Elllie |
Téa Leoni |
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| Hal |
Treat Williams |
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| Ed |
George Hamilton |
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| Lori | Debra Messing |
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Note & Premi
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