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Giovedi d'Essai |
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Gennaio - Maggio 2004 |
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Il Film Della Settimana |
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Caterina va in Città |
di Tullio Kezich (Corriere della Sera) a cura di Lucia Marino |
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Mi aspettavo di fare quattro risate assistendo a una commedia e invece sono stato sulle spine per tutto il tempo della proiezione di "Caterina va in Città", anche se alla fine il film ti manda via rassicurato. Però quella tredicenne di provincia finita nella fossa dei leoni della Capitale, tra tentazioni e rischi d'ogni genere, non può che comunicare angoscia a chi ha figli o nipoti della stessa età. Fa davvero paura il contesto in cui viviamo. Da una parte Caterina è attratta da una compagna di scuola stravagante e morbosetta, con genitori separati e intellettuali di sinistra; dall'altra tra opulenza e insofferenza di ogni regola le offre un simulacro di amicizia la figlia di un ministro. A casa contano poco un padre frustrato e rivoltato e una madre che, poveretta, non sembra un'aquila. Ma dov'è che l'abbiamo già vista una Roma ritagliata in grandi quadri d'ambiente, animata da inquietanti personaggi del vestiario contemporaneo, rutilante scenario di sfrenatezze sull'orlo del disastro? Fra i molteplici omaggi che nel decennale si rivolgono a Fellini, questo singolare film di Paolo Virzì è forse il più significativo: pur non rivelando niente di «felliniano» nello stile, che semmai strizza l'occhio a Scola o a Monicelli. Giova ricordare che il primo titolo di "La dolce vita" era proprio "Moraldo in città", che l'idea di base era quella di un immigrato (Federico stesso) alla conquista di un mondo attraente e respingente nello stesso tempo. Sicché a distanza di oltre 40 anni i due film tendono ad assomigliarsi, tranne che per l'aggettivo dolce. Oggi di dolce non c'è davvero più niente. Consumismo, intrallazzo, intrighi politici e stupidità trionfano, mancano riferimenti e modelli, non sappiamo a quale santo votarci. Se quella di Fellini era "La bella confusione" (primo titolo di "8 1/2"), la confusione attuale è brutta e basta. Non resta che «coltivare il proprio giardino», magari fuggendo in moto come papà, trovando un altro uomo come mamma o facendoci scudo del coro di Santa Cecilia come la brava Alice Teghil. "Caterina va in città" conferma che il cinema italiano attraversa un momento bellissimo, forte d'ispirati miniaturisti della recitazione come Sergio Castellitto e Margherita Buy; o come il sorprendente Claudio Amendola, che, per mettere allo spiedo il suo uomo politico, deve essersi preparato su «Porta a porta».
Vedi anche
LA
RECENSIONE DI MOVIE MANIAC
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in programmazione...
Giovedi 15 Gennaio 2004 h 21,00 |
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| Regia | Paolo Virzì | ||
| Anno |
2003 |
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| Origine | Italia | ||
| Genere | Commedia | ||
| Durata | 90 ' | ||
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Personaggi |
Interpreti |
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Agata |
Margherita Buy | ||
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Giancarlo Iacovoni |
Sergio Castellitto | ||
| Caterina | Alice Teghil | ||
| Paola Tiziana Cruciali | |||
| Claudio Amendola | |||
| Note
& Premi
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