Fate caso ai
colori. E' un film multicolore "Agata e la tempesta", negli abiti,
negli ambienti, perfino nelle automobili. Come un sogno o come una fiaba.
Alla presentazione per la stampa, affollata perché si era sparsa
l'aspettativa per un "Pane e tulipani 2", le espressioni finali
erano di quelle che dicono: troppo ottimismo, troppa positività, troppo
zucchero. E invece no: è un film emozionante, e se c'è da sfidare
l'insinuazione che Soldini, regista già cupamente svizzero, si sia
rimbecillito, ebbene la sfidiamo con lui, solidali. Evviva il cinema
italiano che "si è rimbecillito", cioè ha capito che il cinema non serve a
parlare con se stessi, per quello ci sono le poesie, ma con tanti. E che
c'è un modo - mille in realtà - per farlo, ed è doveroso cercarli e
trovarli, senza calare le braghe, senza rinunciare al proprio profilo e
alle ambizioni artistiche. Banale, direte, De Sica lo sapeva molto tempo
fa e metteva in atto il suo sapere senza perdersi in chiacchiere. Ma non è
invece così banale considerando per quanto tempo il cinema italiano si è
smarrito divaricando al massimo lo spazio tra le rare vette "d'autore" e
una popolarità piatta e volgare.
Certo, chi
l'avrebbe mai detto che uno dei principali artefici del riscatto sarebbe
stato proprio Silvio Soldini, nato come regista di culto della cinefilia
più settaria? Sarà l'amore, ci permettiamo d'immaginare appellandoci al
fatto risaputo che la protagonista Licia Maglietta è anche sua partner
nella vita. Come già la Rosalba casalinga a un tempo inquieta e solare in
"Pane e tulipani" così anche la sua Agata, qui, è illuminata da un
occhio innamorato. Che porta letteralmente in trionfo l'attrice napoletana
(la cui napoletanità deve aver contato qualcosa nel diradare le brume
nordiche). E ce la rende irresistibile e incantevole nel suo disinvolto
muoversi a bocca aperta come Alice nel paese delle meraviglie, e mentre
ogni lampada ostinatamente si fulmina al suo passaggio, tra: un fratello
(Emilio Solfrizzi) che, si scopre, non è più un fratello; uno sconosciuto
(Giuseppe Battiston) che è invece il vero fratello di quello che non è più
suo fratello ma, bando alle quisquilie biologiche, va a rimpinguare un
terzetto di fratelli d'elezione; e un innamorato pazzo (Santamaria) che
viene sostituito dal fratello gemello innamorato ancor più pazzo (sempre
Santamaria).
Insomma un
doppio messaggio, di tensione al sorriso e alla leggerezza che (senza
obbligo per nessuno) non può far che bene al nostro cinema, e di acuta
osservazione sui rimescolamenti dei legami tradizionali, su un panorama
umano tanto imprevedibile quanto entusiasmante.
Prossimamente...
LA
RECENSIONE DI MOVIE MANIAC

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