Giovedì d'essai

 

 

Rassegna PRIMAVERA 2006

 

Gennaio - Maggio 2006

 
 

 Il Film Della Settimana

 

Alla Luce del Sole

Recensione tratta da

L'Unità

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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Uomini e no s'intitola un romanzo di Vittorini ambientato nella Milano del 1944, in cui i non-uomini, le bestie, sono i fascisti torturatori e assassini: non-uomo è il comandante fascista Cane Nero. Cane Nero come l'omonimo personaggio de L'isola del tesoro di Stevenson, come i cani lupo delle SS naziste, come le cagne fameliche che inseguono e sbranano i dannati del XIII canto dell'Inferno, gli scialacquatori, come i cani del generale che divorano il bambino ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij, come i non letterari, ma reali, feroci cani, aizzati da soldatesse e soldati americani, che dilaniano i corpi ignudi dei prigionieri nell'atroce carcere iracheno di Abu Ghraib. E con una feroce lotta di cani, organizzata dai mafiosi del quartiere Brancaccio di Palermo, per le scommesse clandestine, si apre il film di Roberto Faenza Alla luce del sole. Lotta di cani, in cui sono coinvolti anche bambini, per dire della violenza, della ferocia di quel quartiere. Di Brancaccio appunto, in cui, il 15 settembre 1993, è stato assassinato dalla mafia il parroco della chiesa di San Gaetano, don Pino Puglisi. Un uomo, don Pino, in lotta contro i non-uomini, i mafiosi e i sicari del quartiere, per salvare i bambini e i ragazzi da un destino di violenza, di illegalità, di miseria e ignoranza, di inciviltà. «Vi aspettavo» dice don Puglisi quando i killer lo sorprendono davanti a casa sua e gli sparano. Vi aspettavo: aspettava i suoi assassini consapevole com'era, don Puglisi, del lavoro «eversivo» che aveva svolto in quel quartiere infernale dominato dalla mafia, consapevole d'essere stato, in quei due anni di lavoro a Brancaccio, a combattere in prima linea, a guidare i suoi collaboratori. Vi aspettavo: come Robert Jordan, ferito, aspetta l'arrivo dei falangisti in Per chi suona la campana di Hemingway e il partigiano Enne 2, ancora in Uomini e no, aspetta Cane Nero. Non-uomini sono dunque i fascisti, i nazisti e i falangisti. Non-uomini sono i mafiosi. «Anch'io oggi mi voglio rivolgere ai cosiddetti uomini d'onore: perché chi usa la violenza non è un uomo! È una bestia!» dice a voce spiegata don Puglisi davanti alla chiesa. Era nato e cresciuto nel quartiere Brancaccio, Pino Puglisi, aveva imparato, di quel quartiere, grammatica e sintassi, lingua e linguaggio. Ma ne aveva avuto orrore. E aveva imparato quindi un'altra sintassi, un'altra lingua: quelle dell'umano, della civiltà, dell'amore, della solidarietà. Ritorna da sacerdote in quel quartiere e ritrova, ancor peggiori, le piaghe di sempre: l'abbandono, la miseria, il degrado fisico e morale, l'ignoranza, la violenza, la sopraffazione e il dominio di quei non-uomini che sono i mafiosi. Vede soprattutto i più deboli, i bambini e gli adolescenti, esposti a ogni rischio, in balia della malavita. E incontra nel quartiere, come spesso succede in Sicilia, come è successo a Falcone e a Borsellino, cresciuti nel quartiere della Kalsa, compagni d'infanzia che hanno percorso sentieri divergenti dai suoi, compagni rimasti chiusi nella zona della barbarie. Brancaccio, all'inizio degli anni '90, è un quartiere franco, d'extraterritorialità, dove indisturbati operano criminalmente i boss Giuseppe e Filippo Graviano, dove impunemente si muove il mafioso latitante Aglieri, dove tanti altri mafiosi e killer vivono e operano. Dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio, tra la primavera e l'estate del 1993, la mafia mette in atto gli attentati di Roma, di Firenze, di Milano, e sono i cinque morti di via dei Georgofili e gli altri cinque morti di via Palestro, sono i tanti feriti e i danneggiamenti della basilica di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro. Nel maggio del '93, nella Valle dei Templi di Agrigento, il Papa grida ai mafiosi: «Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio». Ma i mafiosi non ascoltano il Papa, loro credono d'essere religiosi, devoti perché conservano nel portafoglio l'immaginetta della Madonna o di Santa Rosalia, portano al collo gran crocifissi d'oro, organizzano le feste patronali raccogliendo i soldi per pagare cantanti e fuochi d'artificio, da latitanti ricevono nei segreti rifugi il prete per farsi celebrare la messa. «Era ora!» esclama don Puglisi dopo il discorso del Papa ad Agrigento. E voleva dire dell'assenza, oltre che dello Stato, anche della Chiesa per i preti come lui che in solitudine operavano nella terribilità di Palermo, nei quartieri a rischio dell'Albergheria o di Brancaccio. Ucciso perché solo dunque, don Puglisi. Solo come Falcone, come Borsellino. Ma quello suo, più di quello dei due magistrati, è stato un delitto prevedibile, annunciato. Un delitto compiuto sotto gli occhi delle autorità, per volontà e nel compiacimento dei mafiosi e dei politici legati alla mafia. «Signor giudice, quel prete prendeva i ragazzi dalla strada, ci martellava con la sua parola, ci rompeva le scatole» dichiara al processo l'assassino di don Puglisi, Salvatore Grigoli. Nel settembre del 2004, undicesimo anniversario di quel prete martire, la Procura della Direzione distrettuale antimafia, presieduta da Piero Grasso, deposita la richiesta di rinvio a giudizio del presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro per «rivelazione di notizie riservate e favoreggiamento». Recita essa al punto terzo: «Cuffaro ha rivelato - ancora in concorso con ignoti e con Borzacchelli - notizie riservate a Mimmo Miceli, Salvatore Aragona e Giuseppe Guttadauro». Quest'ultimo mafioso, Guttadauro, era, dopo l'arresto dei fratelli Graviano, il boss incontrastato di Brancaccio. Dobbiamo dunque concordare con Sciascia che dichiarava Palermo irredimibile? Dobbiamo concludere che la Sicilia tutta, il Paese tutto d'oggi, berlusconiano e telestupefatto, è irredimibile? Che Brancaccio è lì, sempre uguale a se stesso, sempre dominato dalla mafia e dai politici mafiosi, malgrado l'eroismo e il martirio d'un uomo che si chiamava padre Puglisi?

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La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

2 Febbraio 2006

h 21,00

Regia

Roberto Faenza

Anno

2004

Origine Italia
Genere Drammatico
Durata 90 '

Personaggi

Interpreti

don Pino Puglisi Luca Zingaretti
Suor Carolina Alessia Goria
Gragorio Corrado Fortuna
Anita Giovanna Bozzolo
Filippo Francesco Foti
Giuseppe Piero Nicosia

Note & Premi