Giovedì d'essai

 

 

Rassegna AUTUNNO 2005

 

Settembre 2005 - Gennaio 2006

 
 

 Il Film Della Settimana

 

Cuore Sacro

Recensione di Alberto Crespi

(L'Unità)

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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Rossellini o Matarazzo? Forse entrambi, e non è detto che siano in contraddizione. Il turco Ferzan Ozpetek è forse l’unico regista italiano che lavori sulla memoria storica del nostro cinema. Basterebbe, a conferma, la scelta di due attrici come Lisa Gastoni ed Erika Blanc per interpretare le zie di Barbora Bobulova in Cuore sacro. La Gastoni fu nel ‘68 l’eroina di Grazie zia, di Salvatore Samperi (titolo, e anno, epocali...), la Blanc fu una delle dive sexy degli anni ‘60 e ‘70 (Ozpetek l’aveva già riscoperta nelle Fate ignoranti). E vale la pena di ricordare che è stato lui, nella Finestra di fronte, ad offrire l’ultimo ruolo della carriera a Massimo Girotti.

 

Ma torniamo a Rossellini e a Matarazzo. Cuore sacro è melodramma allo stato puro, il genere nel quale il vecchio Raffaello si specializzò ai tempi di Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Ma è anche la storia di una donna ricca che si spoglia (metaforicamente e non) dei propri beni per dar tutto ai poveri: e quindi non può non ricordare, oltre alla figura di San Francesco, la Irene di Europa ‘51, uno dei misconosciuti capolavori di Rossellini con la Bergman. E, ma guarda un po’!, si chiama Irene anche la manager in carriera di Cuore sacro, brillantemente interpretata da una Bobulova che ormai si è calata nell’«italianità» al punto da non avere più nemmeno un filo di accento slovacco. Irene Ravelli, dunque, è bella, giovane, ricca, cinica. All’inizio del film ha appena chiuso una speculazione finanziaria che ha indotto due suoi amici di famiglia al suicidio. Aiutata (o manovrata?) dalla perfida zia Eleonora, Irene si accinge a trasformare in residence il palazzo avo a due passi dal Colosseo. Nella magione c’è, però, la stanza segreta: lì viveva, segregata, la mamma di Irene; e lì è morta, lasciando sulle pareti degli enigmatici graffiti che sembrano rimandare ai più disparati simboli religiosi. Irene non sembra colpita dalla scoperta. È pronta a imbiancare tutto quanto, a rimuovere una seconda volta la morte di una donna che la famiglia (zia Eleonora in primis) sembra aver cancellato dal proprio Dna. Ma proprio davanti al palazzo Irene incontra Benny, una piccola ladruncola vispa e spudorata che sembra conoscere la vecchia casa meglio di lei. Colpita da Benny, e dalla sua capacità di cavarsela in qualunque situazione, Irene comincia a frequentarla. E scopre che la bimba è mezza diavoletta e mezza santa: aiuta i poveri del quartiere e frequenta la parrocchia di padre Carras (anche se, quando lo incontriamo per la prima volta, lo sfugge dicendo che «è un poliziotto»). Irene la segue, l’aiuta, intravede un mondo che ha sempre guardato da lontano, con pietà (non pietas!) e forse disprezzo...

 

Ci fermiamo qui, poco oltre metà film, ma ci siamo capiti: Ozpetek e il suo sceneggiatore-produttore, Gianni Romoli, hanno composto un apologo sul desiderio di Sacro. Irene è una capitalista feroce che all’improvviso non diventa una santa, ma decide di diventare una santa, e il nocciolo del film è tutto nel verbo «decidere»: non è detto che basti il sacro fuoco del Bene per fare, davvero, del bene, e non a caso il prete amico di Benny si chiama padre Carras come il prete dell’Esorcista. Ozpetek e Romoli ne parlano come di un esorcista alla rovescia, che dovrebbe «estrarre» da Benny, e poi da Irene, l’eccesso di amore.

 

Certo uno dei temi del film è il contrasto tra il desiderio irrazionale di santità che erompe dal cuore di Irene, e il volontariato militante, concreto, diciamo pure «sociale» propugnato da padre Carras. Il film è molto astuto: descrive entrambi gli approcci, e non sceglie, non scende sul piano dell’ideologia o del proselitismo. Non sceglie nemmeno una religione contro un’altra: il professore che tenta di decifrare i misteriosi geroglifici della mamma di Irene spiega che sono simboli sincretici, che spaziano fra tutte le religioni inventate dall’uomo: «Le religioni sono come vascelli che portano ciascuno la loro verità verso un’unica meta. Troppo spesso gli uomini si innamorano del proprio vascello e dimenticano la meta». Da parte di un regista che proviene da un paese musulmano, la Turchia, è un messaggio forte. Cuore sacro è un appello al capitalismo nostro contemporaneo: riscoprite l’Amore, e senza andare tanto lontano, perché è dentro di voi.

 

Per essere colpiti dal film bisogna forse essere minimamente predisposti: uno spirito laico rimarrà, magari, freddo, ma dovrà ammettere che il film dice ciò che vuol dire con sagacia e lucidità. Nel suo genere (che può piacere o non piacere) Cuore sacro è un film perfetto.

 

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La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

15 Dicembre 2005

h 21,00

Regia

Ferzan Ozpetek

Anno

2005

Origine Italia
Genere Drammatico
Durata 117 '

Personaggi

Interpreti

Irene Barbara Bobulova
Giancarlo Andrea Di Stefano
Eleonora Lisa Gastoni
Benny Camille Dugay Comencini
Maria Clara Erica Blanc

Note & Premi