Giovedì d'essai

 

 

Rassegna PRIMAVERA 2006

 

Gennaio - Maggio 2006

 
 

 Il Film Della Settimana

 

Good Night. And Good Luck

Recensione di Roberto Escobar

(Il Sole 24 Ore)

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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II rispetto per il proprio mestiere, per le sue regole e per le sue ragioni: questo è il cuore di Good Night, and Good Luck. Lo si avverte già nella recitazione di George Clooney. Impegnato, insieme con il cosceneggiatore Grant Heslov, a trasformare in film un discorso tenuto nel 1958 dal giornalista televisivo della CBS Edward R. Murrow a un gruppo di colleghi, Clooney non lascia mai che il suo proprio personaggio ne metta in ombra la centralità narrativa. Al contrario, si nega come divo già nei toni e nell'aspetto. Il Clooney attore è per il Clooney regista solo uno fra i tanti del cast. E in questa decisione di non sovrapporre ruoli, di non confondere quello dell'uno con quello dell'altro, c'è appunto un rispetto evidente tanto del suo mestiere di regista quanto del suo mestiere d'attore.

 

Da un coerente rispetto di sé è attraversata poi tutta la storia di Murrow, e della sua decisione d'opporsi allo scempio che il senatore Joseph McCarthy fa dei diritti civili negli Stati Uniti della prima metà degli anni Trenta. D'altra parte, stando all'interno di Good Night, and Good Luck, parole come "decisione" e "opporsi" paiono inadeguate. Da un lato, suggeriscono in Murrow una militanza che la sceneggiatura esclude. Dall'altro, riducono a un conflitto tra due prospettive politiche quello che è, invece, il risultato di una coerenza professionale, e certo anche civile, che non esita né di fronte al potere politico né di fronte alla pigrizia morale che, spesso, finisce per scegliere i vantaggi del silenzio.

 

Girato quasi per intero negli studi della CBS, e in un bianco e nero che torna al cinema di 70 anni fa, il film sta ben addosso al suo protagonista. E il viso di Murrow il "luogo" nel quale Clooney va a cercare le ragioni profonde che spingono un giornalista di successo a rischiare la carriera e a scontrarsi con McCarthy. McCarthy, appunto, si impadronisce delle coscienze usando diffamazione e terrore, paura e odio, ricatto e convenienza. È questa un'antica pratica di potere, fondata sulla "semplificazione" del mondo, sulla sua riduzione alla misura d'uno scontro fra bene e male. Quando questo accade, gli uomini e le donne si dividono tra persecutori e vittime: chi non s'adatta a stare dalla parte delle seconde, presto finisce tra i primi. E stare tra i persecutori significa avere della politica, della morale, della Storia e del mondo una immagine più netta, più semplice appunto, e più violentemente certa di sé. Chi per pigrizia morale cede a questa logica antica, diventa via via meno sensibile all'orrore, e più pronto a consegnare la propria coscienza al semplificatore. In lui vien meno la capacità di provare orrore, o almeno di vergognarsi. È questa progressiva, silenziosa corruzione morale che Murrow sembra presentire anche per sé. La avverte all'interno del proprio mestiere. La avverte come convenienza a mandare in onda servizi giornalistici di successo, interviste a personaggi popolari... Oggi si direbbe: interviste e servizi giornalistici "larghi", in grado d'arrivare alla massa degli spettatori senza farli pensare, senza disturbarli nella loro certezza che tutto sia semplice, la politica e la morale, la Storia e il mondo.

 

Ed è nello sguardo di Murrow, velato da un'angoscia appena accennata, è lì che la macchina da presa va a cercare «il lavoro della coscienza» che lo porta a vincere silenzio e pigrizia. Da giornalista, e da uomo di televisione, si trova dunque nella necessità di scegliere. Da un lato, può decidersi per l'ovvio e il senso comune, per le ragioni del suo boss (Frank Langella) e degli inserzionisti. Dall'altro, può fare il proprio mestiere, e mandare in onda un servizio su Milo Radulovich, espulso dall'aviazione militare in spregio d'ogni garanzia giuridica e civile, vittima dell'odio e della semplificazione. Niente che s'avvicini alla militanza, o a una visione del mondo antagonista rispetto a quella di McCarthy, dunque, ma proprio solo rispetto del proprio mestiere, e di sé: questo muove la scelta consapevole di Edward R. Murrow, e alla fine la sua libertà e la sua moralità. Meglio: la libertà e la moralità del giornalista e dell'uomo di televisione Edward R. Murrow.

 

E' la televisione, appunto, che Clooney sta raccontandoci, la televisione con la sua retorica dell'audience, con le sue pigrizie e le sue carriere, con i suoi silenzi e le sue complicità. Non è vero che gli spettatori si aspettino e si meritino solo una stupida semplificazione del mondo, dice su per giù Murrow ai suoi colleghi, alla fine del film. E se anche così fosse, aggiunge, in ogni caso non la si dovrebbe fare, una televisione senza rispetto di sé.

Vedi anche...

LA RECENSIONE DI MOVIE MANIAC   

 

 

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Vedi anche...

La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

19 Gennaio 2006

h 21,00

Regia

George Clooney

Anno

2005

Origine USA
Genere Drammatico
Durata 90 '

Personaggi

Interpreti

Edward R. Murrow David Strathairn
Fred Friendly George Clooney
Hewitt Grant Heslov
Joe Wershba Robert Downey Jr.
Shirley Wershba Patricia Clarkson

Note & Premi

 

Festival del Cinema di Venezia (2005):

 

Coppa Volpi come Miglior Attore

(David Strathairn),

 

Osella per la Migliore Sceneggiatura