Giovedì d'essai

 

 

Rassegna AUTUNNO 2005

 

Settembre 2005 - Gennaio 2006

 
 

 Il Film Della Settimana

 

Il Mercante di Venezia

Recensione di Tullio Kezich

(Il Corriere della Sera)

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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Il personaggio per cui questo dramma di Shakespeare si è assicurato un posto nell'immaginario collettivo è l'ebreo Shylock, ma non è lui "Il mercante di Venezia". Shylock è l'usuraio del ghetto che presta tremila ducati al mercante Antonio sulla base del diritto, in caso di mancata riscossione del credito, a tagliare una libbra della sua carne. Inutile dire che il deuteragonista ha sovrastato nel tempo il protagonista, che non ha altrettanto risalto; mentre arriva quasi ad averlo Porzia, la nobildonna travestita da giudice che coniugando astuzia e clemenza evita il peggio.

 

Tra gli eroi e antieroi scespiriani, Shylock ha sempre esercitato una particolare attrattiva sugli attori essendo un misto di frustrazione e spirito di vendetta, umano risentimento e implacabile crudeltà. Da ormai quattro secoli prosegue la discussione sul modo giusto di giudicarlo: vittima o carnefice, degno di pietà o della forca? L'intento originario pare fosse di offrire al popolino una crudele caricatura degli odiatissimi ebrei, ma Shakespeare era Shakespeare e quello che gli venne fuori è un monumento di inestricabile complessità. Così lo assunsero nel corso dell' Ottocento, rovesciando la tradizione macchiettistica di Richard Burbage, mattatori quali Edmund Kean ed Henry Irving; e lo ripresero in seguito innumerevoli grandi. In Italia, fra gli altri, Giovanni Emanuel, Ernesto Novelli, Cesco Baseggio (in veneziano), Memo Benassi, Paolo Stoppa. Finì molte volte sugli schermi del muto, poi in un film del '52 con Michel Simon; e Laurence Olivier (raccomandabile la videocassetta) lo fece in costume ottocentesco.

 

Nel portare sullo schermo "Il mercante di Venezia" l'inglese Michael Radford ha realizzato uno spettacolo che fra abiti finti e veri canali e monumenti ricorda i drammi in costume della Scalera anni 30. Ma il testo è modernamente contestualizzato, partendo dalla sia pur blanda persecuzione antisemita verso la fine del 1500, ben tagliato e recitato rispettando il miracoloso equilibrio fra realismo e favola. Secondo la tradizione fiorita soprattutto dopo l'Olocausto, che tende a mettere la sordina agli spunti razzisti del testo, Radford riscatta in pieno, e sia pure per acquisiti meriti drammaturgici, la figura dell'usuraio. Il che si intona all'ottimismo di una recente dichiarazione del rabbino Elio Toaff per cui dopo le tragedie del XX secolo nel rapporto con gli ebrei si è aperta una strada di conciliazione dalla quale non si torna indietro. Astioso, raggomitolato e dolente al punto da ricordare i toni nobilmente queruli delle dizioni poetiche di Umberto Saba, Pacino è uno Shylock umiliato e offeso che vale da solo una reverente visita al film.

 

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La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

1 Dicembre 2005

h 21,00

Regia

Michael Radford

Anno

2004

Origine USA / Italia / Francia
Genere Drammatico
Durata 124 '

Personaggi

Interpreti

  Al Pacino
  Jeremy Irons
  Lynn Collins 
  Joseph Fiennes
  Mackenzie Crook

Note & Premi