Ai fratelli Coen tocca il destino dei primi della classe.
Indiscussi campioni di categoria nella commedia nera, appena fanno un
"compito" al di sotto del 10 vengono sgridati e ammoniti proprio dai fan
più accaniti, subito pronti a sospettare che stiano perdendo la vena. E'
avvenuto con il penultimo film, "Prima ti sposo, poi ti rovino", e
potrebbe ripetersi ora (almeno a giudicare dagli umori registrati a
Cannes) con "Ladykillers"; che se non ha la vena di genialità dell'"Uomo
che non c'era", resta pur sempre un'operina impeccabile e
incontestabilmente griffata dai due fratelli di Minneapolis.
Joel e Ethan hanno riscritto un classico della black-comedy
inglese, "La signora omicidi" (1955), con i sublimi Alec Guinness e
Peter Sellers. Per cominciare, il remake sposta geograficamente l'azione
rispetto all'originale, ambientandola da qualche parte a sud del
Mississippi. L'azzimato professor Goldthwait Higginson Dorr, vestito e
acconciato come un gentiluomo dell'800, si presenta a casa di Mrs. Munson
(Irma P. Hall, premio della giuria al Festival), anziana vedova tutta
chiesa e camere da affittare. A sentir lui, s'è preso un anno sabbatico
dall'università di Hattiesburg per esercitarsi col suo quintetto di musica
rinascimentale, un ensemble di appassionati che si esibiscono durante
feste in costume e ricostruzioni storiche. Le sue reali intenzioni, però,
sono assai diverse: scavare un tunnel tra la cantina della vecchia e il
caveau del locale casinò, prendere i soldi e scappare.
Composta di tutto fuorché di musicisti, la banda di Dorr
include quattro personaggi degni di un cartoon: un ex-generale vietnamita,
un esperto (ma la qualifica è esagerata) di esplosivi, un "gorilla"
rintronato, un infiltrato nella casa da gioco. Il colpo va a segno, ma il
diavolo ci mette la coda: la donna mangia la foglia e minaccia di
denunciare i rapinatori allo sceriffo. I cinque malviventi decidono di
sbarazzarsi di lei, tirando la paglia più corta; però le paglie finiranno
prima che a Mrs. Munson sia stato torto un capello.
Il ritocco dei Coen sugli ambienti dà forma a una cittadina
stilizzata, immersa in un tempo indefinibile, incupita con dettagli gotici
e percorsa dal fiume, dove scorre un'enorme chiatta che scarica oggetti (e
cadaveri) su un'isola di rifiuti. Un repertorio musicale eclettico cuce le
false esercitazioni di Dorr e compari con i "gospel" della chiesa
frequentata dalla bigotta; tocchi di humour macabro punteggiano l'azione.
Hanks, che recita versi di Edgar Allan Poe e affetta modi
signorili, monopolizza la scena con la sicurezza dell'istrione.
Vedi anche..
LA
RECENSIONE DI MOVIE MANIAC

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