Giovedì d'essai

 

 

Rassegna PRIMAVERA 2007

 

Gennaio - Maggio 2007

 
 

 Il Film Della Settimana

 

La Stella che non c'è

Recensione di Paola Casella

(Europa)

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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L'unica rivoluzione, diceva Ennio Flaiano, è un lavoro ben fatto. Potrebbe essere il motto di Vincenzo Buonavolontà, il protagonista di La stella che non c'è di Gianni Amelio, il primo dei due film italiani in gara alla 63esima edizione della Mostra dei cinema di Venezia. Buonavolontà è un manutentore, definizione di per sé emblematica, perché il manutentore è colui che non butta via niente: un personaggio a dir poco antistorico, nell'epoca in cui tutto è usa e getta. Ma è anche un personaggio storico-mitologico, un. cavaliere errante, un donchisciotte pronto ad imbarcarsi in un'avventura per il puro spirito del fare la cosa giusta. E nel caso de La stella che non c'è, l'avventura di Vincenzo è un pellegrinaggio attraverso la Cina contemporanea per consegnare all'acciaieria che ha rilevato tutto l'equipaggiamento della sua azienda italiana – costandogli il posto di lavoro – l'elemento che andrà a sostituire un componente difettoso. Un pezzo mancante che lui stesso ha riparato, seguendo la propria etica personale della conservazione, e se possibile del miglioramento, di quanto già esiste, e serve a far funzionare ciò che c'è. E pazienza se questa miglia andrà a vantaggio di coloro che gli hanno portato via la sussistenza.

Sergio Castellitto, nei panni di Buonavolontà, è l'icona dell'uomo per bene, un uomo italiano in un paese straniero, disorientato quanto basta per aggrapparsi a una giovane interprete cinese, ma armato di incrollabile tenacia, della propria buona volontà (è interessante ricordare che, ne La dismissione, il romanzo di Ermanno Rea dal quale è tratto il film il suo protagonista si chiamava Buonocore: come dire che gli italiani sanno essere non solo tutti cuore, ma anche tutti tigna). Da buon italiano nel mondo, Vincenzo impara a farsi capre, con la grande umanità che fa parte del nostro bagaglio culturale (quando ce ne ricordiamo) e del bagaglio personale di Castellitto, che con questa interpretazione si candida ufficialmente alla Coppa Volpi come migliore attore alla Mostra del cinema.

La stella che non c'è non è un film facile, e per certi versi non è nemmeno del tutto riuscito: molto lento (una lentezza orientale per raccontare un Estremo oriente che i registi di lì adesso descrivono con montaggi veloci e ritmi da videoclip), molto minimalista, per ambientazioni e trama. Ma come al solito Amelio viaggia alla sua velocità, dice quello che sente giusto dire fregandosene altamente di ciò che si vorrebbe lui dicesse, un Buonavolontà convinto che il suo pezzo del mosaico debba inserirsi proprio così anche nel contesto pirotecnico di un festival che ci ha fatto vedere il crollo delle Torri gemelle e l'assassinio di Bobby Kennedy, frenetici musical indonesiani e violentissimi wuxia giapponesi, raccontando la realtà come un fuoco d'artificio, quando invece, sembra dire Amelio, in tanti angoli del mondo si vive ancora come nei paesini del sud della Calabria arcaica, e il sovraffollamento di gente, case, cose non serve a rendere più ricca la vita di chi, fra quell'affastellamento, ci vive.

Come Buonavolontà, Amelio fa quello che ritiene essere il proprio dovere, cioè raccontare una storia onestamente, togliendo i fronzoli, e lasciando che sia il protagonista (come il ragazzo handicappato del suo precedente Le chiavi di casa) a guidarci nel mondo sconosciuto e incomprensibile della Cina contemporanea, quel "terzo mondo" che invece ci sta bagnando il naso, ci toglie il lavoro e il sonno, non solo perché fa quello che facciamo noi più in fretta e più a basso costo (anche se con molta meno cura), ma perché lo fa a scapito della qualità della vita, sacrificando in primis la propria, e di riflesso la nostra, facendoci sentire tutti “dimessi”. Vincenzo Buonavolontà ha una sola arma di sopravvivenza: non molla mai. In un mondo uguale dappertutto, rivendica la propria differenza non in termini di originalità ma di capacità di resistenza a ciò che non gli corrisponde. E crede ancora che basti spiegarle, le cose, perché gli altri capiscano. Come Amelio, che ha confezionato un film in cui, alla fine, le parole, in qualunque lingua, diventano inutili, perché a parlare, forte e chiaro, sono le intenzioni.

 

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La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

22 Marzo 2007

h 21,00

Regia Gianni Amelio
Anno

2006

Origine Italia
Genere Drammatico
Durata 104'

Personaggi

Interpreti

Vincenzo Buonavolontà

Sergio Castellitto

liu Hua

Tai Ling
Chong Hiu Sun Ha
direttore ufficio di Shanghai Xu Chungqing
   

Note & Premi