Giovedì d'essai

 

 

Rassegna AUTUNNO 2005

 

Settembre 2005 - Gennaio 2006

 
 

 Il Film Della Settimana

 

La Storia del Cammello che Piange

Recensione di Angelica Tosoni

(Film & Chips)

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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Talvolta, le storie vere sono sorprendentemente poetiche e racchiudono in se stesse quella magia dell’incanto che nessuna finzione riesce ad eguagliare. Non ci sono effetti speciali, costumi o sofisticate strategie in grado di competere con la bellezza che ci circonda e che è a portata di occhio. Questa certezza, almeno per me, è la conferma che basta saper vedere per rinnovarsi nello stupore, basta una macchina da presa in grado di estrarre dalla realtà quanto esiste, basta scegliere come mostrare e mettere in scena la verità.

 

"La storia del cammello che piange", documentario narrativo di Luigi Falorni e Byambasuren Davaa, è meravigliosamente vera. Mongolia del Sud. E’ primavera nel Deserto Dei Gobi, una famiglia di pastori nomadi alleva cammelli. Tra aprile e maggio nascono i cuccioli, da sempre. La vita quotidiana è fatta di rituali, mansioni da svolgere con costanza e umiltà, di zodiaco, di tempeste di sabbia e di canti. L’ultimo nato, un cucciolo bianco, viene respinto dalla madre, una giovane cammella stremata da due giorni di parto che si rifiuta di allattarlo. Tutti i tentativi per avvicinare la madre al piccolo falliscono fino a quando si ricorre ad una sapienza antica, un arcaico e affascinante rituale. Un musico suona, accompagnandosi al canto di una donna. La cammella si intenerisce e si commuove fino alle lacrime, recupera l’istinto materno e riprende a nutrire e ad accudire il suo cucciolo.

 

"La storia del cammello che piange" è un film da vedere semplicemente perché è bello. Non ci sarebbe altro da dire. Questa è la vera ragione per cui recarsi nella sala cinematografica e scegliere il film di Falorni e Davaa.

 

E’ confortante sapere che il cinema italiano riserva ancora delle belle sorprese e ha ancora voglia di guardare all’Universale. Nel Deserto Dei Gobi, a migliaia di chilometri di distanza, grazie ai nomadi della Mongolia e ad un cucciolo di cammello, lo spettatore di qualunque paese riscopre l’autenticità. La Natura guida ogni passo della famiglia protagonista del film e la Natura richiama.

 

Incredibile la sequenza in cui la nonna dà alla terra il nutrimento e magnifica è la preghiera agli spiriti che riunisce la comunità nomade. Ugna, un irresistibile bambino di sette anni, sogna di avere la televisione nella tenda in cui vive, perché anche dove la Natura è parte integrante della propria esistenza la modernità lascia le sue tracce sulla sabbia del deserto.

 

Il tesoro de "La storia del cammello che piange" è il richiamo di un senso di universalità. In tutto risuona la vita: nel pianto del cammello abbandonato, nel sorriso di Ugna e nella motocicletta su cui giunge il musicista. Un film semplice e straordinario come un respiro.

 

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La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

27 Ottobre 2005

h 21,00

Regia

Byambasuren Davaa, Luigi Falorni

Anno

2004

Origine Italia
Genere Documentario
Durata 87 '

Personaggi

Interpreti

   
   
   
   
   

Note & Premi

 

Oscar 2005:

 

Nomination come

MIGLIOR DOCUMENTARIO