Una sera
Milan (Johnny Hallyday), taciturno fuorilegge dal viso di pietra, sbarca
da un treno in una cittadina della provincia francese e trova ospitalità
presso il loquacissimo Manesquier (Jean Rochefort), professore in pensione
che abita solo in una villa fatiscente. Tra i due uomini, agli antipodi
per carattere ed esperienza, nasce un singolare tipo d'amicizia. Ciascuno
si proietta nell'altro vivendone per un momento la vita, quella che forse
ha sempre desiderato; il bandito calza pantofole e legge poesie; il timido
castellano si avvia a diventare un vecchio signore indegno. Però il
destino reclama la resa dei conti: aspetta Milan durante una rapina alla
banca locale; quanto all'anziano professore, l'appuntamento è
un'operazione per installare tre bypass cardiaci.
L'uomo del
treno poteva risultare un film a formula, l'ennesima variante del soggetto
di "strana coppia"; invece - grazie a immagini sobrie e dialoghi di
un'intelligenza che fa bene alla salute - era uno dei più belli,
personali, affascinanti in concorso all'ultima Mostra di Venezia. Per
essere basata sull'amarezza del rimpianto, la storia è condotta con un
umorismo eccezionale. Lo si deve non solo a Rochefort, straordinario, ma
anche al fattivo contributo del cantante, oggi attore di tutto rispetto;
nonché ad alcune idee irresistibili, come quella del gangster che
pronuncia una sola frase al giorno.
Se nello
strano, letterario mondo di Patrice Leconte tutti sono un po' filosofi e
poeti, l'assenza di realismo non disturba perché è coerente col gioco
allegorico della doppia osmosi di personalità fra i protagonisti. Solo
nell'epilogo il tono scade un po'; guarda caso, proprio quando il film,
fino ad allora disinvolto e brillantissimo, si lascia andare all'ambizione
sbagliata di un finale troppo gonfio di significato.
PROSSIMAMENTE
LA
RECENSIONE DI MOVIE MANIAC
DAI IL TUO
VOTO AL FILM!!!