Giovedì d'essai

 

 

Rassegna AUTUNNO 2005

 

Settembre 2005 - Gennaio 2006

 
 

 Il Film Della Settimana

 

Million Dollar Baby

Recens. di Roberto Escobar

(Il Sole 24 Ore)

Scheda a cura di Lucia Marino

 

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Se ne sta ai margini, del mondo, Frankie Dunn (Clint Eastwood), il vecchio allenatore di "Million Dollar Baby". È bravo a costruire pugili. Conosce la boxe, le sue regole e il suo mercato. Ma non fa correre rischi ai suoi atleti, neppure per un titolo. Già per questo se ne sta ai margini: è troppo interessato a quel che gli sembra giusto, per rincorrere il successo. È un po’ ci sta anche per la sua curiosa abitudine di passate il tempo con un libro in mano. Pensa. Pensa tanto, da tormentare il povero Padre Horvak (Brian O’Byrne) a proposito della Trinità e delle sue oscurità teologiche. E fatto così, non accetta di fare come tutti gli altri. Non che ritenga d’essere migliore. Piuttosto, s’è ritrovato a vivere la vita in questo modo, e a 70 armi passati non s’accontenta di meno.

 

Poco ci dice Eastwood della storia del vecchio Frankie. Con lo sceneggiatore Paul Haggis, si limita a qualche cenno. Da un posto lontano gli tornano indietro lettere inutilmente scritte alla figlia. Forse è sua, la colpa d’averla perduta, o forse non lo è. Certo ne è segnato. Allo stesso modo è segnato dal rimorso per l’occhio che, una vita fa, perse sul ring Eddie Scrap (Morgan Freeman), suo pugile e suo amico. Ora Frankie ed Eddie se ne stanno in una palestra, tra campioni che si allenano e giovani che ben lo rincorrerebbero, loro, il successo, e senza pensarci su. Sono due vecchi ai margini del mondo, appunto. Ma non s’accontentano di meno. Da dove stanno, il mondo si vede bene, e non è un bello spettacolo. Non lo è quello della boxe, dove ci sono impresari che comprano e vendono pugili, che volentieri si fanno vendere e comprare. E non lo è neppure quello più vasto, il mondo in cui ci si ama o ci si odia o, solo, ci si è indifferenti. Lo sa bene Eddie che, come un padre, tenta di proteggerne il giovane Danger (Jay Baruchel), ingenuo e indifeso nel suo sogno impossibile di salire sul ring.

 

Al pari di lui la sente Eastwood, che ne ha fatto il cuore commosso di "Un mondo perfetto" (1993), lo sfondo tenero di "Potere assoluto" (1997) e "Fino a prova contraria" (1999), e quello tragico e tristo di "Mystic River" (2003). Ma la sente soprattutto Frankie, quella strana, implicita paternità che lo spinge a non rischiare i suoi pugili, e che di continuo e con dolore è allontanata e smentita dalle lettere che sua figlia rifiuta. È per questo, è per difendersi, che lui stesso tenta di allontanare Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), la nuova figlia che gli si offre.

 

Frankie ha timore e forse anche pudore, di fronte alla cocciuta, tenera certezza di Maggie. Lei non vuole un allenatore, vuole lui. Lo sceglie con un’irrevocabilità che ricorda quella biologica e carnale di una figlia vera e di un padre vero. Frankie non può nè rifiutarla né accettarla, la sua offerta, può solo tradirla. E lo farebbe anche, nascosto com’è ai margini del mondo. Ma lei lo raggiunge, e gli si impone: si impone ai suoi occhi, giorno dopo giorno, orgogliosa del proprio sogno, dolcemente e ferocemente decisa a farsi prendere per mano.

 

Sono bravissimi, Eastwood e Swank, a fronteggiarsi e a cercarsi come un padre e una figlia necessari. Ed è bravissimo Freeman, a sorreggere questo loro rapporto: a “conoscerlo” prima di lui, e a viverlo con lei. Per quanto abbia 31 anni, e per quanto sia certa di sé, Maggie ha bisogno che Frankie le “insegni”, e che l’aiuti ad affrancarsi da una storia di orfanità. Non è solo e non è tanto la morte del padre (amato), che ce l’ha condannata, quanto l’abbandono in cui è cresciuta, alla periferia disperata, misera, avida e volgare d’America. Quando ci torna con il nuovo allenatore, e quando ritrova la madre (Margo Martindale), la sua orfanità si fa anche più dolorosa. Ma poi, un po’ alla volta, Frankie si lascia vincere: la prende per mano, e l’aiuta a crescere. L’aiuta anche nella decisione estrema, e contro la propria stessa fede. «Maggie ha chiesto aiuto a me, non a Dio», dice a Padre Horvak. E il suo amore vince ogni paura.

 

Hanno ben motivo di starsene ai margini, Frankie ed Eddie. Dopo una vita lunga, sanno che nel mondo abita una miseria umana che è l’altra faccia della ricerca cinica del successo. E ha ben motivo anche Eastwood, di starsene saldo nel suo cinema ampio, trasparente, antico, ai margini di un "mercato" che compra e vende successo. Non accetta di fare come tutti gli altri. Non accetta di pagare il successo con la miseria delle mode e la volgarità degli effetti. Non solo perché è più bravo, ma anche perché, a 75 anni, non si accontenta di meno.

Vedi anche...

LA RECENSIONE DI MOVIE MANIAC   

 

 

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La recensione di

Film in programmazione

Giovedi

6 Ottobre 2005

h 21,00

Regia Clint Eastwood
Anno

2004

Origine USA
Genere Drammatico
Durata 137 '

Personaggi

Interpreti

Frankie Dunn Clit Eastwood 
Maggie Fitzgerald Hilary Swank
Eddie “Scarp-Iron” Dupris Morgan Freeman
Danger Barch Jay Baruchel
Big Willie Little Mike Colter
Note & Premi

 

4 Oscar (2005):

 

 

MIGLIOR FILM,

 

Miglior Regia

(Clint Eastwood),

 

Miglior Attrice Protagonista

(Hilary Swank),

 

Miglior Attore non Protagonista

(Morgan Freeman).