Giovedi d'Essai

 

 

Gennaio - Maggio 2004

 
 

 Il Film Della Settimana

 

Monsieur Ibrahim e i Fiori del Corano

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di Lietta Tornabuoni

(La Stampa)

a cura di Lucia Marino

 

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La recensione di

Sono molti i film della Mostra del cinema tratti da opere letterarie (per insicurezza? per povertà di pensiero proprio? per convinzione?): "The Dreamers" di Bernardo Bertolucci si rifà fedelmente al romanzo di Gilbert Adair, "Buongiorno, notte" di Marco Bellocchio si ispira al libro di Anna Laura Braghetti «Il prigioniero», "Alila" di Amos Gitai si basa su un racconto di Yeoshua Knaz, "Zatoichi" di Takeshi Kitano deriva da un racconto di Kan Shimozava, "The Human Stain" di Robert Benton è tratto dal romanzo di Philip Roth, "Pornografia" dall'opera di Gombrowicz, "Matchstick Man" di Ridley Scott dal libro di Eric Garcia, "La luz prodigiosa" di Miguel Hermoso con Nino Manfredi nasce dal romanzo di Fernardo Marìas. E anche dietro "Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran" ("Monsieur Ibrahim e i Fiori del Corano") di François Dupeyron c'è un racconto leggero e serio di Eric-Emmanuel Schmitt pubblicato in Italia da e/o.

Anni Sessanta. In un quartiere popolare parigino le cui strade hanno nomi di favola (Rue Bleu, Rue de Paradis) diventano amici un anziano bottegaio musulmano adepto al sufismo e nato in Turchia, Monsieur Ibrahim, e un adolescente ebreo a cui l'essere ebreo non interessa affatto. Il ragazzo Momo vive solo con il padre in un grande appartamento oscuro. Il padre è un uomo tetro, depresso, punitivo, la madre se n'è andata, è il ragazzino a fare la spesa, cucinare, rubacchiare per poter frequentare le cordiali prostitute del quartiere. Il signor Ibrahim è il droghiere di fronte che lavora sempre dalle otto a mezzanotte ma senza fretta, senza affanno; un uomo sereno, spiritoso, lieto, che insegna a Momo tante cose: quant'è bella Parigi, come sorridere, come portare un paio di belle scarpe, come vivere. Il padre del ragazzo viene licenziato, se ne va per la vergogna di non riuscire a trovare un nuovo lavoro, finirà suicida sotto il treno. Il legame tra il signor Ibrahim e il ragazzo si stringe, diventa paterno-filiale: il droghiere adotta Momo come figlio, lo accompagna al bagno turco, gli compra un'automobile rossa che nessuno dei due sa davvero guidare, lo porta in viaggio sino al proprio Paese, la Turchia, attraverso un paesaggio arido, mineralizzato, molto bello.(…) Il ragazzo è ormai in grado di cavarsela da solo.

Due nazionalità, due generazioni, due religioni, due culture, due temperamenti, due modi di vivere si trovano a confronto: e non c'è dubbio che l'anziano musulmano sia il più vitale, il più capace in quell'arte di sorridere alla vita racchiusa nei preziosi fiori del Corano.

Il film ottimista evita la melensaggine anche grazie agli interpreti. Il ragazzo Pierre Boulanger recita con naturalezza e partecipazione. Omar Sharif, forse il primo attore arabo a venire a suo tempo considerato bello dal cinema occidentale, ha una voce magnifica, uno sguardo brillante e dolce, un magnetismo radioso, ed è certo più bravo di quanto sia stato ne "Il dottor Zivago" o in "Lawrence d'Arabia".

"Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano" non è un gran film come François Dupeyron non è un gran regista, ma ha grazia divertente, serietà impegnata, una generosa allegria poco frequente.

 

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Giovedi 22 Gennaio 2004

h 21,00

Regia François Dupeyron
Anno

2003

Origine Francia
Genere Drammatico
Durata 94 '

Personaggi

Interpreti

  Omar Sharif
  IIsabelle Renauld
  Isabelle Adjani
  Pierre Boulanger
   
Note & Premi