Le cronache ci
hanno raccontato un'infinità di casi di prostitute uccise. Talvolta da
serial killer. Maschi. Qui tutto si ribalta. Aileen Wuornos, la vera
protagonista della storia raccontata in "Monster", era una
prostituta poi divenuta assassina. Seriale. Sette clienti uccisi.
Arrestata, processata, condannata. E giustiziata, poco prima dell'inizio
delle riprese del film diretto da Patty Jenkins. Che ha dovuto resistere
non poco alle tentazioni di avere finanziamenti per fare un film a base di
sesso e sangue. Anche perché Aileen, all'epoca dei fatti, aveva una
relazione con una donna. Quindi prostituta, lesbica, serial killer.
Argomento appetibile per bassi istinti da consumare in homevideo.
Ma Patty aveva
altre intenzioni: raccontare la storia di una donna che viene sballottata
e molestata da bimba, violentata da ragazzina, sbandata da adulta, sino
alla scoperta di un insperato calore umano offerto da una relazione con
un'altra donna.
Il primo
omicidio è casuale e per legittima difesa. Poi però Aileen tiene la
pistola dell'uomo che ha ucciso e prosegue nella sua deriva, senza più
giustificazioni, se non quella di trovare dollari per tenere in vita la
sua relazione.
Jenkins non
giudica, cerca di disegnare un percorso umano, infelice e concluso
tragicamente. E per farlo ha trovato una complice d'eccezione: Charlize
Theron (che ha vissuto direttamente una storia del genere quando sua madre
uccise suo padre, perché alcolista e violento). Sulla base dei due
documentari di Nick Broomfield sulla Wuornos, Charlize ha potuto cogliere
le caratteristiche comportamentali della vera Aileen, ma si è anche
ingrassata di quindici chili e si è dovuta affidare ai truccatori.
Risultato da Oscar. Così come magnifica risulta l'interpretazione di
Christina Ricci nel ruolo della ragazza di Aileen (molto più piccola e
dolce del modello reale) e di Bruce Dern nella parte di un amico.
Film
indipendente, di quelli che si realizzano anche dando fondo alla propria
carta di credito (lo ha fatto la Jenkins e Theron ha rinunciato ai pochi
soldi che le sarebbero spettati come interprete e produttrice) pur di
realizzare un'idea forte. Che talvolta può anche indebolirsi nella messa
in scena di un personaggio così sopra le righe, così potente, prepotente e
contraddittorio.
Ma c'è sapore di
autenticità in questa rappresentazione di fiction e c'è più di un motivo
sul quale riflettere. E basterebbe questo per superare con lo sguardo i
confini dello schermo cinematografico per allargarlo a comprendere la
vita. Vera.
Prossimamente...
LA
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