La storia dell'Armata Brancaleone
si pone con proprietà nella scia del racconto tragi-comico del medioevo,
apparendo come una trasposizione cinematografica del gusto di Cervantes e
Rabelais.
Si impone la maestria del compianto Gassman che si lancia in virtuosismi
linguistici, anzi che conia un lessico proprio che sta a metà tra la lingua
del divin poeta e i dialetti del centro Italia. Le avventure mirabolanti
conducono i protagonisti, un'armata di straccioni, capeggiata da Brancaleone
da Norcia (Gassman, appunto), attraverso mille peripezie, mille pericoli che
in qualche modo, e con un po' di fortuna, riescono sempre a scampare.
Momenti cruciali nella trama sono sempre sottolineati dal ritorno di
personaggi apparentemente scomparsi: è il caso del cavaliere nero, dello
zotico Pecoro, e del santone Zenone.
Indimenticabile la scena della
morte di Zeffirino Abacucco (il mercante ebreo), che passa a miglior vita
accompagnato dalla voce di Gassman che si fa dolce, comprensiva, calda nel
dargli l'addio. E' questa la scena che, forse più d'ogni altra, ci permette
di gettare uno sguardo sull'aspetto più serio del film. Un film che
racconta anche la decadenza e la morte nel medioevo.
Lo stesso leit-motiv di
Rustichelli, che accompagna i momenti più significativi del film,
contribuisce a dare questa cifra di indeterminatezza tra il serioso e il
buffo-grottesco delle vicende e dei personaggi coinvolti. Brancaleone, come
il Don Chisciotte di Cervantes, è contemporaneamente un campione di onestà
e un inetto. Ed è forse proprio su questo dissidio interiore che si
fonda l'effetto ironico e comico dei due racconti.
Un film assolutamente da non
perdere. Uno dei migliori Gassman che io conosca.
Andrea
B.