L'Ospite 

El Alamein

La Linea del Fuoco

Il Voto

9,00 /  10

di Francesco Maporti

El Alamein
di Enzo Monteleone
con Silvio Orlando, Emilio Solfrizzi, Roberto Citran, Giuseppe Cederna
Italia 2002
Guerra

Il Plot  

        Libia Orientale, autunno 1942: il Regio Esercito, dopo che per mesi ha cercato di sopravvivere miseramente nelle più ostili condizioni del deserto, è chiamato ad arginare assieme ai “camerati” tedeschi dell’Afrika Korps l’avanzata delle truppe inglesi guidate dal generale Montgomery, in quella che prenderà il nome di Battaglia di El Alamein. Impotenti e sconfitte, possono solo retrocedere, e marciare in una lunga ritirata per riparare in Tunisia, una lunga ritirata che molto assomiglia a quella, altrettanto tragica, in Russia l’anno precedente, una lunga ritirata verso un tramonto lontano e irraggiungibile…. 

Secondo me…   

        Penso che l’intento fondamentale del film sia quello di proporre una storia (o la storia?) da vivere come un dramma umano, che mette da parte eroismi scontati, dare allo spettatore la possibilità di rivivere egli stesso non la battaglia, ma la pura e semplice vita condotta in una trincea, dove la temperatura è tale da far bollire il sangue, dove gli scorpioni infestano, dove ci si fa il bagno nella sabbia e l’unica acqua da bere è sporca di nafta. Dove le nuove legioni di Roma vanno in guerra con gli stessi fucili del ‘15-’18 (per l’esattezza il modello è il ’91, così chiamato perché progettato e costruito nel 1891) e con pochi colpi, dove la propaganda fatta con il lucido da scarpe, per stivali pronti a marciare su Alessandria caduta sotto i colpi del fascio, era più importante di assicurare viveri e munizioni per un esercito impreparato alla guerra.

         Un film per quanto veritiero possa essere è sempre fiction, ma chiunque guardi “El Alamein” non può fare a meno di pensare a chi in questa parata di bestialità ci è passato veramente, nella più completa disperazione e ci è pure morto.

        Ottima la regia di Sergio Monteleone, che ha saputo fare a meno di scadere nella platealità di violenza gratuita (anche se in guerra niente è gratuito) troppo abusata ultimamente da ogni regista alle prese con un war movie, che cerca di spiazzare colui che l’ha preceduto in un susseguirsi di spruzzi di sangue, cervelli e budella spappolate e così via, adottando un taglio più sobrio, tranquillo e soprattutto più profondo: il film si sviluppa con un registro simile a quello de “La sottile linea rossa” di Terrence Malick, dando spazio ogni tanto ai pensieri dei soldati italiani, in particolare a quelli del giovane Volontario Universitario, che spiega come sia cambiata la sua considerazione della guerra, della morte e dell’eroismo esperienza dopo esperienza.

        Non è quindi un film di guerra, ma sulla guerra, che non tratta la battaglia e la ritirata nelle sue gigantesche proporzioni, come lo erano gli sbarchi ne “Il giorno più lungo”, ma scavando e analizzando le vicissitudini di pochi uomini, esperienze e tragedie che si saranno inevitabilmente ripetute in altri luoghi, altri momenti e in altre occasioni, su tutti i fronti in conflitto. Non scade nelle solite retoriche antimilitaristiche sul male prodotto dalla guerra, sul perché della guerra, sull’esistenza della guerra giusta: tutto questo viene lasciato al giudizio dello spettatore, che rimarrà scioccato invece di come tanto eroismo, tanto sacrificio, tanto coraggio sia stato prima tradito da un Regime ingrato, e poi dimenticato da una nazione che aveva troppa fretta di abbandonare il passato.

        “Mancò la fortuna, non il coraggio”, solo questa breve frase, posta sul sacrario italiano di El Alamein, a tratti sarcastica e straripante di boriosa retorica, che era altrettanto tipica dei motti mussoliniani, ha dato un po’ di dignità per tutti questi anni a coloro che, dimenticati da tutti, anche dai libri di storia, come la strage consumatasi nel settembre del 1943 sull’isola greca di Cefalonia, riposano ancora oggi nelle sabbie del deserto, dove ogni sera si profila all’orizzonte lo stesso lontano, irraggiungibile tramonto.

 

Francesco M.

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9,00 / 10

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