L'Ospite

La Sottile Linea Rossa

Il Voto

9,25 /  10

di Francesco Maporti

The Thin Red Line
di Terrence Malick
con James Caviezel, Sean Penn, Ben Chaplin, Nick Nolte, John Cusack
USA 1998
Guerra
2 h, 50 '

Il Plot   

        Novembre 1942, Isole Salomone: in una delle tante isolette disseminate nell’Oceano Pacifico, a Guadalcanal si consuma la battaglia fra le forze americane e nipponiche per la conquista di una nevralgica pista d’aviazione. Gli alleati riusciranno, dopo sanguinosi assalti, ad assicurarla, ma i giapponesi sono ancora disseminati sull’isola, determinati a resistere. Strano che qui il paradiso sia così vicino all’inferno…

Secondo me…   

       “La sottile linea rossa” è un film sulla guerra: è un’opera fatta di immagini, di fotografie, di pensieri, di suoni, di emozioni.

        “La Sottile Linea Rossa” non è un film di guerra: chi nei war-movies apprezza solamente il tripudio di esplosioni, eroismo e fanfaronate “Made in USA”, cambi subito pellicola. Non ha niente a che vedere con il tipo di orrore così abbondantemente offerto da “Salvate il soldato Ryan” di Spielberg, non denuncia l’assurdità di un conflitto sul modello del “Full Metal Jacket” di Kubrick o del “Platoon” di Stone, non celebra l’eroismo e l’orgoglio yankee come è stato fatto in “Black Hawk Down” di Scott.

        Terrence Malick ritorna dopo molti anni di silenzio facendoci riflettere sul dilemma ancestrale di come la natura possa lottare contro se stessa, di come l’uomo non riesca a trovare equilibrio in questo sasso che vaga nell’universo, di come la violenza, il dominio, l’incomprensione fomenti altre forme di odio e di intolleranza.

        Ma non è il solito film dai buoni sentimenti, dove sono gli americani a detenere il titolo di salvatori della provvidenza, o nel quale i soliti, banali moralismi saturano l’atmosfera.

        L’intero film si appoggia ad un episodio storico, ripropone uno dei lati meno conosciuti della Seconda Guerra Mondiale, la guerra nel Pacifico, combattuta in un terreno ostile, contro un nemico subdolo, e che nella sua brutalità è costata un numero impressionante di vittime.

        La storia si impernia sui sentimenti che aleggiano nella mente del soldato Witt, incorporato nella Compagnia Charlie e destinato allo sbarco sull’isola di Guadalcanal. Witt, impersonato da un ottimo Jim Caviezel, presta servizio come barelliere, non combatte la guerra come i suoi commilitoni ma vaga con i suoi pensieri alla ricerca di un paradiso terreno, che crede di avere trovato nell’idilliaco stile di vita delle popolazioni indigene dell’arcipelago delle Isole Salomone.

        In tutto questo scenario Witt non è solo e trova motivo di discussione con il rassegnato tenente Welsh, interpretato da un bravo Sean Penn, che nutre poca fede riguardo il sogno utopico del giovane, il quale a suo modo riuscirà a trovare la via per quel mondo da tanto tempo sospirato…

        La guerra e la natura fanno da sfondo alle storie degli uomini impegnati nella battaglia: colonnelli avidi di potere e di gloria (riusciranno a goderne, in fondo?), soldati mandati all’assalto e decimati da un nemico invisibile, giovani ragazzi che si accorgono improvvisamente assassini, uomini incerti del loro esile futuro, due avversari determinati, ma che inesorabilmente mutano in insofferenti larve umane. La macchina tritacarne continua a macinare, mentre la natura assiste impassibile, il mare, il cielo, le stelle, le albe e i tramonti rossastri, i prati, le colline, sono proprio li, puoi toccare il paradiso con un dito, e invece…

        “La sottile linea rossa” racconta così lo spaccato psicologico dei soldati impegnati nel conflitto, esponendolo dal loro stesso punto di vista attraverso i loro stessi pensieri, le loro paure, le loro angosce. Non si tratta di un film che giudica la guerra da distante, inquadrandola sotto una cattiva luce, con il solito banale pretesto pacifista o cavalcando l’onda del patriottismo, della giusta causa ecc., non lucra sull’ultimo fatto d’armi appena consumato, non immortala i tempi in cui si combatteva per la libertà, né tratta la vicenda sotto un profilo puramente documentaristico.

        Di questi film ne sono stati girati parecchi, ma l’effetto resta lo stesso: le immagine crude, le sequenze drammatiche, i dialoghi solenni sembrano denunciare gli orrori di tutti i conflitti, ma colgono sempre l’occasione per consolidare, nel caso particolare delle produzioni cinematografiche americane, il ruolo di salvatori e di liberatori incarnato dalle forze armate a stelle e a strisce, le uniche ad essere legittimate a tutto per la vittoria (vedi il caso di “Salvate il soldato Ryan”, dove dopo ettolitri di sangue sparsi da ambo le parti, alzi pure la mano chi non esulta in cuor suo ad ogni buon centro del bravo cecchino Jackson, e non senta un bisogno impellente di imbracciare un Thompson o un Garand per suonarle ai crucchi: forza della cinematografia!).

        Non è insano antiamericanismo, tengo solo a precisare che in questo film per la prima volta non si sa in quale parte ci sia il bene e in quale parte il male, la guerra non viene vista dal lato politico, non si ha a che fare con la massa di soldatini ed eroi o con ideali troppo stereotipati, per la prima volta la guerra è un male in se stesso, e non la conseguenza alla lotta del male, sia esso il nazista, il comunista, il giapponese, il vietcong e così via.

        Per concludere, è proprio per questo che il film merita di essere visto, un titolo adatto per chi è stanco dei soliti filmoni celebrativi, per chi è convinto che un film di guerra non debba essere per forza una “farsa antimilitarista” intrisa della solita retorica, per chi in un film ama indagare sui sentimenti dei protagonisti e a rivivere le loro esperienze, in quanto offre allo spettatore una visione nitida e incontaminata della guerra, il più verosimilmente possibile. E lo fa supportato da un cast corale di ottimo livello: Jim Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, un’interpretazione ruggente per affermare la brutalità del generale-macellaio americano, Woody Harrelson, John Cusack, Elias Koteas, nella parte del contestato capitano Staros, risoluto nelle decisioni che risparmieranno la vita dei suoi uomini, Ben Chaplin, profondo nei suoi nostalgici ricordi. A questi si aggiungono i vari camei quali John Travolta e George Clooney, senza contare sullo sfondo uno spaurito soldato interpretato dal Premio Oscar Adrien Brody.

        Una nota di riguardo anche per le musiche, scritte da Hans Zimmer, lo stesso de “Il Gladiatore”, “Rain Man-l’uomo della pioggia”, “Pearl Harbor” e Premio Oscar per “Il Re Leone”, che con il suo sintetizzatore sa amalgamare le melodie polinesiane assieme a più drammatiche atmosfere.

 

Francesco M.