L'Ospite

Quella Sporca Dozzina

Il Voto

8,25 /  10

di Francesco Maporti

The Dirty Dozen
di Robert Aldrich
con Lee Marvin, Ernest Borgnine, Charles Bronson, John Cassavetes, Telly Savalas, Donald Sutherland
USA 1967
Guerra
2 h, 29 '

Il Plot

        Duro l’incarico affidato al maggiore Reisman, scorbutico e insolente ufficiale dell'U.S. Army: prendere dodici avanzi di galera, piegarli con la disciplina e un duro addestramento, e forgiare così una squadra di commandos da impiegare in una missione in territorio francese all’alba del D-Day. Il blitz prevede l’eliminazione di un bel po’ di alti ufficiali tedeschi, il cui comando ha sede in una fastosa villa. Finirà in un autentico macello. E’ la primavera del 1944 e quella che tira è una brutta aria…

 

Secondo me…   

        “Quella sporca dozzina” è uno di quei film di guerra passati in sordina, ma diverso dai suoi contemporanei, titoli come “Berretti verdi”, “I lunghi giorni delle aquile” o il più anziano “Il giorno più lungo”, che poco sapevano offrire oltre che un discreto sfoggio di quelli che all’epoca erano considerati “effetti speciali”, pellicole poco profonde, sorrette da sceneggiature che difficilmente uscivano dagli schemi de ”l’unico nemico buono è quello morto”, la “giusta causa”, “Dio è con noi”, le “sparate” sull’onore, la patria, la bandiera….

        La vita militaresca non viene condotta nel più ortodosso dei modi: non c’è spazio infatti per i cerimoniali (l’episodio della banda militare ne dà un chiaro esempio), e questo il maggiore Reisman (Lee Marvin) lo sa bene, visto che nutre verso i suoi superiori lo stesso rispetto che gli viene porto dalle sue nuove reclute, fra le quali si insinuano timori e rancori, fomentati in particolare da Victor Franko (John Cassavetes), la testa calda del gruppo.

        Il film racconta il lato più abbietto dell’esercito, di solito rappresentato con lo stereotipo di tanti marmittoni tutti uguali convinti di servire nel migliore dei modi la patria, qui invece con il volto sfaccettato che riflette delusione, vergogna, frustrazione e disperazione.

        E sono proprio questi i caratteri che ritraggono la “sporca dozzina”, un branco di squinternati buoni a nulla, fra i quali si annoverano pendagli da forca, ritardati, semi-idioti, paranoici, tutti volontari e desiderosi di riguadagnare la libertà entrando a far parte dell’Operazione Amnistia: poco importa se la missione rasenta il suicidio, o li costringerà a stragi ben peggiori di quelle per cui si resero colpevoli tempo prima.

         “Quella sporca dozzina” non è il solito film di guerra imperniato sulla più spudorata retorica, né tanto meno una carrellata di esplosioni, sangue e morte, ma tenta di fornire un quadro inedito su cosa sia la guerra, che oltre al danno materiale non pone limiti alla coscienza dell’uomo il quale, pur di uscirne vivo, si rende complice di questo grande teatro dell’orrore.

        Nel film di Robert Aldrich la guerra è la madre di tutti i crimini, solo che non esiste tribunale che la possa condannare, né tanto meno punire: un assassino può essere preso, processato e giustiziato, ma se siete dei carnefici a causa della guerra, allora non un solo capello vi sarà torto.

        Due pesi, due misure: ciò che nel mondo civile è considerato un abominio, in guerra può essere interpretato, secondo una cruda e indiscutibile realtà, come uno dei tanti modi con cui un soldato può servire a dovere il suo paese.

 

Francesco M.

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Ciak

Corriere della Sera

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Incassi 

8,25 / 10

Molto Bello