L'Ospite

We Were Soldiers

Fino all'ultimo Uomo

Il Voto

7,50 /  10

di Francesco Maporti

We Were Soldiers
di Randall Wallace
con Mel Gibson, Madeleine Stowe, Greg Kinnear
USA 2002
Guerra
2 h, 18 '

Secondo me…   

        “Eravamo soldati… una volta” dice Hal Moore, colonnello dell’esercito americano, il primo a sondare di persona le arguzie tattiche dell’esercito vietnamita durante una delle prime azioni belliche del lunghissimo conflitto, la battaglia nella valle di La-Drang, consumatasi nel 1964 con il “solo” risultato di 1800 indocinesi uccisi e l’annientamento di una compagnia americana.

 

        Si può perdonare il fatto che un regista americano possa inevitabilmente cadere nella trappola dell’ormai troppo collaudato orgoglio yankee, ma non quello di banalizzare un fatto così drammatico con la solita pappardella dei buoni sentimenti all’insegna del “politically correct” con l’immancabile “happy end”: dialoghi di una retorica ineguagliabile, soldati morenti inneggianti alla patria, qualche insipida battuta qua e là, l’atteggiamento ipocrita di chi ha sempre ragione, e non è mai nel torto.

Il culmine di questa recitazione menzognera viene raggiunto quando il col. Moore, interpretato dal bravo Mel Gibson, si raccomanda a Dio premettendo che la guerra è brutta, crea un mucchio di disgrazie, che anche i soldati nemici sono degli esseri umani, ma che se avesse aiutato lui e i suoi uomini a mandarli al suo cospetto sarebbe stato meglio!     

 

        “We Were Soldiers” non fornisce nulla di tecnicamente più valido degli altri war-movies che lo hanno preceduto e in linea di massima segue lo stesso story board del recente “Black Hawk Down”.

Tutta la pellicola è un montaggio di film bellici delle scorse stagioni, dalle sequenze dell’assalto con gli elicotteri strappate a Stone e Scott, al set tappezzato di “stars & stripes” molto caro al “soldato Ryan”: neanche il tema di fondo del film, il cameratismo che si instaura fra i soldati, è originale dato che Ridley e soci erano già stati in grado di darne un corretto spessore in “BHD”. Molta superficialità e poca originalità, insomma, in un film tutto sommato godibile per le scene d’azione, che “regalano” qualche frammento della cruda realtà della guerra: beninteso, non costituiscono scene di violenza gratuita gli effetti che il napalm provoca sul corpo umano.

Notevole inoltre la recitazione del ventisettenne Barry Pepper, il cecchino di “Salvate il soldato Ryan, nella veste del fotoreporter che documenterà poi insieme al col. Moore tutto l’orrore della Valle della Morte.

 

        Se l’intento di questo film era di denunciare ancora una volta la guerra come la più abominevole invenzione dell’uomo e di dare un degno tributo ai reduci e ai caduti, in questo caso l’obiettivo è stato mancato: non basta infatti un anonimo elenco delle vittime, americane ovviamente, per onorare coloro che per i propri ideali sono morti, senza quindi descrivere ciò che hanno veramente provato in quelle drammatiche circostanze.

Si può comprendere come il morale di una nazione, gli Stati Uniti d’America, abbia bisogno di essere riscosso, ma disgrazie di questo tipo, e le vittime da loro generate, non dovrebbero essere strumentalizzate in questo modo.

 

Francesco M.

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6,38 / 10

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**1/2 / 5

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** / 5

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7,40 / 10 Medi - Bassini