Le
Invasioni Barbariche
| Voto |
8,60 |
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Genere |
Drammatico |
Nazionalità |
Canada | |
Anno |
2003 | |
Interpreti |
Rèmy Girare, Marie-Josèe Croze, Dorothee Berryman, Louise Portal, Stèphane Rouss | |
Regia |
Denys Arcand | |
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Difficile trovare un film che sappia restare in equilibrio sulla sottilissima e fragile linea che separa l'ironia dalla tragedia. Il principale pregio del film di Arcand (premiato con l'Oscar nel 2004 per il migliore film straniero) sta proprio nella sua capacità, pur parlando del cammino verso la morte di un professore universitario, di farlo con sottile ironia, con estremo senso di equilibrio, evitando così di cadere nel patetismo cui di norma la tragedia dovrebbe condurre. Il film manifesta anche un atteggiamento dissacratorio nei confronti della società, ma in modo più elegante e meno violento di quanto potrebbe fare Michael Moore ("Fahrenheit 9/11"). Si mettono alla berlina con estremo acume i lati oscuri del mondo che ci circonda attraverso il vivace temperamento del professore, quando si scaglia contro usi, costumi e storia dell'umanità, ma anche attraverso la discreta (e per questo indimenticabile) figura del figlio, che mostra tutto il bene che vuole al padre e con il suo atteggiamento da invincibile costruito sui soldi, fa emergere tutta la corruzione, la pochezza morale, la povertà di principi, il marciume che si annida e nasconde sotto la lucente patina del mondo evoluto. E lo fa uscendone "indenne": alla fine non risulta antipatico, non si può condannare la sua condotta: è solo abile e furbo (ha capito perfettamente come funzionano le cose e se ne approfitta, ma a fine di bene. Tutti gli interpreti stanno perfettamente al gioco, nel senso che con le loro differenti personalità (la discrezione e la classe del figlio, la delicatezza della moglie, la simpatia delle amanti, l'animo tormentato delle figlia di una generosa amica), i loro carismi e la loro presenza, non fanno che accrescere a dismisura il valore cinematografico e morale di questa preziosa opera. | ||
| Ideale per... |
Sorridere, commuoversi, pensare, arrabbiarsi, stupirsi,... e imparare anche un po' ad accettare le cose brutte. Cose che quasi mai si riesce a fare con un unico film. | |