L'Odio

 

Voto

8,10

 

Genere

Drammatico

Nazionalità

Francia

Anno

1995

Interpreti

Vincent Cassel, Hubert Koundè, Said Taghmaoui, Karim Balkhandra

Regia

Mathieu Kassovitz

Opera veramente di rilievo, che ha ricevuto numerosi premi (tra cui la palma d’oro a Cannes) questo “L’Odio” di Mathieu Cassovitz. Valorizzato da una splendida fotografia, le sue immagini in bianco e nero ne sottolineano la forza narrativa.

Si tratta di una analisi cruda e quasi spietata, lucida, senza fronzoli e allo stesso tempo senza limiti o inibizioni (forse molti storceranno il naso per la crudezza del linguaggio, ma non penso che la realtà si discosti molto da quella rappresentata dal film). Una analisi, dicevo, del disagio giovanile in una decadente periferia di Parigi, dove il vivere di espedienti è quasi una necessità, dove i ragazzi crescono veramente per strada, nella miseria.

Il tutto parte dalla protesta contro le forze dell’ordine per un ragazzo pestato durante un interrogatorio, ma il film alla fine non risulta quasi per nulla politicizzato, o comunque non si fa vessillo di un determinato schieramento politico: qui viene raccontata una vicenda, come tante, in tutta la sua tragica crudezza; anche attraverso scene efficaci e meravigliose, spesso sottolineate validamente da appropriati momenti musicali (come il volo della cinepresa tra i palazzi di Parigi, accompagnata dalla musica che un DJ diffonde con le casse del proprio impianto dalla finestra di casa). Ma soprattutto il film è una splendida e efficace analisi dell’odio: di come questo possa nascere ed esplodere per una serie di eventi spesso casuali che si accumulano l’uno sull’altro: il ritrovamento di un’arma, il suo uso in senso scherzoso prima e poi la sempre maggiore dipendenza dal senso di sicurezza che questa riesce a dare,…

E, tirando le somme di questo film, il regista porta a termine la sua analisi con una scelta stilistica ben precisa. La prima inquadratura del film cominciava dal volto di Said, sui suoi occhi terrorizzati che si aprivano sulla vicenda; l’ultima sequenza è una zoomata sul volto di Said che chiude gli occhi, paralizzato dalla paura. Come a dire che l’odio non fa altro che generare altro odio, alimentandosi di se stesso in una spirale cui (il film suggerisce) sia impossibile sottrarsi.

Ideale per... Una serata in cui si riesce a convivere con la disperazione di certe condizioni disagiate e si riesce a capire quali meccanismi portino alla disperazione dell’Odio.