Ottobre 2002

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Pinocchio | |
Scheda | ||
Regia |
Roberto Benigni | |
Genere |
Fantastico | |
Anno |
2002 | |
Nazionalità |
Italia | |
Interpreti |
Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Kim Rossi Stuart, Bruno Arena, Massimiliano Cavallari, Aldo Giuffrè | |
Titolo Originale |
Pinocchio | |
Durata |
1 h, 51 ' | |
| 7,80 / 10 |
Il Plot
Un pezzo di legno, sfiorato da una farfalla blu, comincia a balzare qua e là per il paese, combinando guai di ogni tipo. Finchè finisce contro la porta della bottega di mastro Geppetto, un abile falegname che ne ricava un burattino. Il burattino comincia a parlare e continua a combinare guai...
Secondo
me…
"Pinocchio" è un progetto molto ambizioso: il film più caro mai prodotto in Italia. 40 milioni di euro di costo, un budget davvero stratosferico che la Medusa (distributrice del film dopo il dissesto finanziario della Cecchi Gori) ha cercato di coprire con una campagna di lancio senza precedenti, per un film italiano. Innanzitutto creando sapientemente un clima di fervida attesa per l'uscita di questo film (aiutata dal trionfo agli Oscar di "La Vita è Bella"), in secondo luogo, altro fatto mai successo prima, distribuendo il film nel weekend di lancio in ben 940 sale (su un totale di circa 3.000 presenti su tutto il territorio nazionale). Indubbiamente il film farà il botto iniziale, dato che in genere si parlava di distribuzioni massicce con 400-450 copie; bisogna però vedere se, visti i tiepidi commenti iniziali del pubblico, il film avrà una tenuta tale da ricoprire in tempi brevi i costi.
Ma è proprio l'avere realizzato un "kolossal" uno dei meriti principali di Benigni. Con "Pinocchio" il regista e produttore (e co-sceneggiatore con Cerami) ha dimostrato che anche in Italia sappiamo fare cinema in grande, e non solo se il regista si chiama Tornatore (vedi "La Leggenda del Pianista sull'Oceano"). Si vede ogni centesimo speso, e speso pure bene: dalle magnifiche e maestose scenografie dello scomparso Danilo Donato, ai ricchi costumi che colorano ogni scena del film, al dispiego di effetti speciali per una volta veramente molto ben fatti (a parte forse un paio di sequenze in cui protagonista è il mostro marino). Con questo lavoro Benigni ha saputo creare un'opera in grado di essere esportata e di avere successo all'estero; magari non puntando tutto sui sentimenti come "La Vita è Bella", ma sull'universalità della amatissima favola di Collodi. In questo senso il film può essere ritenuto una scommessa vinta.
Ci sono anche molti altri aspetti positivi. Innanzitutto, oltre a scenografie e costumi, le musiche con cui Piovani sottolinea ogni parte della vicenda, molto coinvolgenti e con il solo difetto di riprendere un po' troppo spesso il tema principale. Lo stesso tema presente anche nei titoli di coda: peccato che Benigni abbia deciso di cantarci sopra una canzone poco riuscita e un po' ridicola. Restano comunque memorabili le scene in cui Pinocchio corre per le colline della incantevole campagna Toscana inseguito dalla cinepresa; sembra di volare con le ali della musica di Piovani.
Molto buone le performance degli attori. In particolare, e parla uno a cui Benigni non è mai piaciuto, il comico toscano (che comunque continua a non farmi ridere) si è riconfermato un buon attore, dopo la ottima prova di "La Vita è Bella". Ricordate com'era calmo e pacato il Pinocchio del film della Disney? Qui indubbiamente il personaggio ha guadagnato in vitalità. Anche se il regista lo ha trasformato in un personaggio un po' troppo clownesco; sembra la trasposizione delle apparizioni televisive del Benignaccio: salta di qua e di là e combina guai da ogni parte, incapace di stare zitto per mezzo secondo.
Altra nota di merito per Kim Rossi Stuart: ne ha fatta di strada il ragazzo! Sembrano passati secoli dalle sue "performance" in "Fantaghirò", e millenni dai pietosi esiti recitativi in "Il Ragazzo dal Kimono d'Oro". Con "Pinocchio" l'attore ha dimostrato di avere una padronanza dell'arte e una presenza scenica veramente di altissimo livello, ottenendo un'ottima caratterizzazione per il personaggio di Lucignolo. Un vero divo da esportazione. Niente male anche la scelta dei Fichi d'India per interpretare il Gatto e la Volpe. Mentre la presenza di Nicoletta Braschi si spiega solo ricordandosi che si tratta della moglie di Benigni (ma la recitazione un po' "granitica" era forse per rendere meglio la "eterea" fata dai capelli turchini).
Fino a qui i meriti. "Pinocchio" però, in definitiva, resta un film un po' zoppicante. Con questa pellicola Benigni rilegge la fiaba di Collodi. Il problema, però, sembra proprio stare nel fatto che la rilettura è pedissequa. Senza, cioè, lampi di originalità. Il difetto principale di questo film, comunque ben diretto e realizzato, sta proprio nel fatto che la fiaba si è "mangiata" Benigni come la balena ha fatto col burattino, lasciando intravedere solo qua e la alcuni sprazzi della personalità del regista toscano. Il quale, a differenza di Pinocchio però, non ha saputo accendere quel fuoco che lo avrebbe fatto sputare fuori dalla fiaba, non ha saputo accendere la fiamma della originalità.
Il secondo problema del film, strettamente connesso con il primo, sta invece nelle aspettative di chi il film va a vederlo. In particolare nelle aspettative di chi Benigni lo ama, cioè la stramaggioranza degli Italiani. Io non mi aspettavo molto (non essendo estimatore del Roberto nazionale) e il film infatti mi è piaciuto. Chi invece attendeva di trovare il "solito" geniale e dirompente Benigni di "Il Mostro", "Johnny Stecchino",... è rimasto a bocca asciutta e ha dovuto sorbirsi questa favolona formato kolossal. Che in alcuni punti, come tutte le favole, è molto utile per prendere sonno, purtroppo.
E' evidente l'intento del regista: attraverso il suo Pinocchio vuole ricordarci, ancora una volta, che "La Vita è Bella"; sembra volerlo ribadire in ogni scena. E cerca di farlo anche con un po' di poesia (che è creata, ad esempio, da un'ombra che si mette a rincorrere una farfalla..., metafora del bambino che, nonostante la maturazione, resta in ciascuno di noi). Ma per apprezzare questo messaggio, e per apprezzare più in generale il film, bisogna andare a vederlo senza aspettarsi molto. Cosa che la maggior parte degli Italiani, purtroppo, non sarà in grado di fare. Peccato!
Daniele T.
Il sito ufficiale del film
Visione del film 13/10/02
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