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          Settembre 2001         

Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie

Scheda               

Regia

Tim Burton

Genere

Fantascienza

Anno

2001

Nazionalità

USA

Interpreti

Mark Whalberg, Tim Roth, Helena Bonham-Carter, Estella Warren 

Titolo Originale

Planet of the Apes

Durata

1 h, 59'

Il Voto

7,95 /  10

Il Plot

        Nel 2029 un astronauta, capitano dell'aeronautica degli Stati Uniti, a causa di una tempesta magnetica in cui finisce con la sua navicella viene catapultato su un pianeta governato delle scimmie.

Secondo me… 

       Devo innanzitutto premettere che ho scelto di non vedere "Il pianeta delle scimmie" (versione 1968, con Charlton Heston) per non essere condizionato nel giudizio di questo remake e per non far venire meno l'effetto-novità della storia; c'è lo svantaggio di non poter fare paragoni con l'illustre predecessore, ma spero di rimediare presto.

    Venendo al film, sono d'accordo con Maurizio Porro che, sul Corriere della Sera, scrive: in "Planet of the Apes" troviamo un "Tim Burton su ordinazione, senza le sue ali gotiche".   In questo film, infatti, il regista perde quel tocco dark e singolare che aveva caratterizzato le sue opere precedenti (da "Edward mani di forbice" ai primi due "Batman" a "Il Mistero di Sleepy Hollow") e si conforma ad una storia che è la applicazione dei canoni classici del cinema tipicamente hollywoodiano. Si schiera apertamente, per una volta, dalla parte dell'eroe e dei buoni; non riesce a dare al cattivissimo Thade, e soprattutto al protagonista della storia,  le sfumature e lo spessore di altri "suoi" cattivi, come il pinguino di Danny De Vito, la Catwoman di Michelle Pfeiffer, il Joker di Jack Nicholson. Vi è nel film un aspetto forse difficilmente visto prima in un'opera di Burton: la netta separazione tra i buoni e i cattivi. Questa è troppo amplificata e non in linea con i suoi precedenti: basti pensare ai tanto falsamente zuccherosi (da dare la nausea) abitanti della cittadina di "Edward mani di forbice", che poi risultano essere i veri "cattivi" della storia; o a un po' tutti i personaggi di "Mars Attack", che non si riesce a schierare per tutta la durata del film in una della due categorie: buoni senza macchia o cattivi senza possibilità di redenzione), infatti gli alieni stessi, prima di "inacidirsi" sembrano simpatici e pacifici. Anche Batman qualcosa in comune con i cattivi l'aveva ("anche io ho una parte di anima oscura come lei", diceva Michael Keaton riferendosi alla Catwoman di "Batman - il ritorno"). Invece, qui, il protagonista e la scimmia interpretata della Bonham-Carter sono, semplicisticamente, i due eroi senza macchia e senza paura della situazione.

    Parlavo di canoni hollywoodiani cui il regista sembra sottomettersi, e questo non è di per sè un male; ma Burton scende di un gradino, non riesce a differenziarsi come al solito. Nonostante questo, confeziona un buon film. E il suo tocco emerge ancora qua e là: ad esempio nelle stoccate che il regista tira alla società attuale ("la violenza degli uomini è cresciuta di pari passo al loro sviluppo tecnologico"), in alcuni brevi e quasi sussurrati sprazzi di humor e, soprattutto, nel sorprendente e inaspettato finale che sembra voler convergere al solito happy-end patriottistico all'americana, e poi...

    Un elogio anche all'aspetto tecnico: in particolare va meritatamente esaltato il trucco per trasforamre gli attori in scimmie che è perfetto e permette agli attori di assumere sembianze animalesche impeccabili. E, da sotto quelle maschere e protesi in lattice, emerge ugualmente la loro bravura. In particolar modo Tim Roth (che interpreta il cattivissimo generale Thade) e Helena Bonham-Carter (molto più espressiva nei panni di una scimmia della sua collega bionda umana, anche Whalberg sembra accorgersene) riescono a superare con la loro bravura la parete di lattice e a comunicare la forza dei loro personaggi allo spettatore. Anche Mark Whalberg, dopo le buone doti dimostrate in "Boogie Nights", "Three Kings" e "La Tempesta Perfetta", con questo "Pianeta delle Scimmie" può considerarsi consacrato come un bravo attore e come una stella a livello mondiale di prima grandezza. 

    Danny Elfman, compositore di fiducia di Burton, riesce a creare un commento musicale perfettamente adeguato al tema del film (sottolineo in particolare la potenza sonora, animalesca e selvaggia, dei coinvolgenti titoli di testa).

    A questi aspetti va aggiunta una originale e accurata ricostruzione della città e di tutta la società delle scimmie, la cura con cui sono stati ideati e realizzati i costumi e una azzeccata scelta delle locations in cui il film è stato girato, in particolare il deserto in cui si svolge la battaglia finale. 

    La società delle scimmie viene "usata" anche per farci riflettere sulla nostra, per farci pensare alla relatività delle cose umane, dei sentimenti e delle usanze, per lanciarci messaggi contro l'intolleranza. Insomma, il film è meno semplice di quando sembri a prima vista. E alla fine rimane un dubbio: quale dei due "pianeti" è il migliore, quello della società umana o il mondo delle scimmie?

 

  Daniele T.

Il sito ufficiale del film

http://www.planetoftheapes.com/

Visione del film 19/9/00   Recensione 19/9/00

I Voti degli Altri

La nostra classifica

Ciak

Corriere della Sera

International Movie Data Base

Incassi

7,95 / 10

Bello

    6,10 / 10 Altissimi

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