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Giugno 2003 |
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Se non vuoi anticipazioni sulla trama NON LEGGERE le parti SCRITTE IN BLU.
Un gruppo di scimmie infettate da un misterioso morbo sono racchiuse in gabbie
in un laboratorio di Londra. Una notte un gruppo di ecologisti si intrufola nel
laboratorio per liberare le scimmie, non sapendo il rischio che questo comporta.
Le scimmie subito aggrediscono i loro liberatori e danno via al contagio che, 28
giorni dopo, trasforma quasi tutta la popolazione di Londra in una sorta di
zombie. Sono poche le persone che rimangono indenni al diffondersi
dell'epidemia, tra cui Jim, il protagonista, che, ricoverato in un ospedale di
Londra, si sveglia proprio quando la città è ormai completamente contaminata.
Per sua fortuna incontra un gruppo di sopravvissuti non
ancora infettati; ma presto le cose si mettono male, il gruppo si assottiglia e
Jim riesce a rifugiarsi con l'unica compagna rimasta nella casa blindata di un
palazzo della città in cui sono rifugiati un padre con la figlia. Grazie ad un
messaggio ricevuto per radio, i quattro partono verso il nord per raggiungere
Manchester, dove sembra che forse si sia trovato un rimedio per arginare il
virus... ma non tutto andrà per il meglio...
Danny Boyle fa
di tutto per metterci a disagio e rendere il più angosciante possibile
questo suo nuovo “esperimento cinematografico”, forse meno innovativo e profondo
di “Trainspotting” e meno vacanziero e esotico di “The Beach”, ma
sicuramente opera di rilievo.
Boyle riesuma la vecchia figura degli zombi, ma la riadatta ai giorni nostri e predice uno spaventoso scenario apocalittico (ogni riferimento alla SARS è puramente casuale, dato che il film è stato realizzato prima dello scoppio dell’epidemia) in cui un virus letale, trasmesso dalle scimmie, porta in pochi secondi alla pazzia ogni essere umano e arriva a distruggere tutta la popolazione di Londra e dell’Inghilterra, forse dell’intero pianeta...
Ma non solo la
storia ci mette a disagio: il regista ha scelto interpreti pressochè
sconosciuti, non le solite facce di eroi che sarebbero state quasi un’ancora di
speranza per lo spettatore, ma volti poco visti al cinema, forse anche
per fare scattare più facilmente lo spirito di identificazione del pubblico.
E poi usa uno
stile di ripresa “sporco” con immagini opacizzate, mai perfettamente
definite e dai contorni soffusi, con colori poco vivi e con difetti voluti come
sfocature, traballamenti della cineprese, scarsa qualità dell’immagine e delle
luci, ecc… Inoltre ha usato per riprendere le scene con gli
individui infetti, la camera digitale, che gli ha consentito poi di accelerare i
movimenti di questi ultimi aumentando il loro fastidioso e spaventoso effetto
agli occhi dello spettatore.
L'angoscia deriva anche dalla consapevolezza di come si possa, nonostante i progressi tecnici, arrivare a perdere tutto in soli 28 giorni e capire come sia facile che certi uomini, in determinate condizioni, regrediscano al rango di bestie. Il pubblico si fa trascinare in questa angosciante odissea nello stesso tempo senza difficoltà e per nulla a proprio agio; con i protagonisti del film viene risucchiato all’interno di questo vortice che sembra portare solo alla distruzione della razza umana e alla disperazione. Anche dopo la fine, continua a sentire una forte sensazione di amaro in bocca.
Daniele T.
www.foxsearchlight.com/28dayslater
Movie Maniac Parade |
Ciak |
Corriere della Sera |
International Movie Data Base |
INCASSI(USA / Italia) |
| 7,80 /
10
Bello |
*** / 5
Interessante |
6,90 / 10 | Bassi / Bassini |
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Visione del Film |
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16 - 06 - 2003 |
21 - 06 - 2003 |
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