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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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02-02-2007 |
20-12-2006 |
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Il sito ufficiale |
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| www.zwartboekdefilm.nl | ||||
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Il regista olandese Paul Verhoeven ritorna in patria dopo aver ottenuto fama internazionale negli Stati Uniti con pellicole del calibro di "Robocop", seguito dal campione d'incassi "Total Recall", dal torbido "Basic instinct" e dal controverso "Starship Troopers" celebre per la sua condanna contro l'establishment. Ora ritorna a casa e, abbandonato il ricorso agli effetti speciali, si cala nell'impegno sociale e civile rispolverando alcuni eventi realmente successi negli anni della Resistenza olandese verso i nazisti nel periodo dell'occupazione.
Settembre 1944. La soubrette ebrea Rachel Steinn, scappata dalla Germania nazista, arriva in Olanda. Qui riesce miracolosamente a salvarsi da un efferato sterminio, portato a compimento dal comandante Franken, durante il quale la sua intera famiglia viene soppressa davanti ai suoi occhi. Alleatasi con gli esponenti della Resistenza, guidati da un certo Kuipers, Rachel assume una nuova identità. Celata sotto lo pseudonimo di Ellis de Vries riuscirà a frequentare i salotti degli ufficiali tedeschi, a scovare gli autori del sanguinoso massacro e a prendersi la sua rivincita.
Black book è un film ispirato ad avvenimenti realmente accaduti che l'estro del regista ha saputo trasformare in un thriller pieno di azione e suspence (Hollywood insegna). Il titolo trae spunto, infatti, dall'agenda dell'avvocato De Boer: una donna che fu uccisa per mano di ignoti subito dopo la fine della guerra. Tale libro nero, peraltro mai ritrovato, pare contenesse i nomi dei più insospettabili traditori e collaboratori.
Nel ripercorrere le tappe del periodo storico (occupazione, resistenza, liberazione) Verhoeven punta il dito contro ogni forma di guerra, di violenza e crudeltà. Il film non vuole essere tanto una fedele riproduzione storica dei fatti successi in quel periodo. La sceneggiatura, infatti, colorandosi anche di rosa e romanzandosi quanto basta, vuole più soffermarsi ed esplorare gli aspetti umani del tradimento, del denaro e del ruolo (anche ribaltato) che buoni e cattivi vanno assumendo. La sete di denaro dei tedeschi che si scaglia prepotente sui risparmi, duramente accumulati negli anni, dai poveri ebrei; gli uomini della Resistenza in preda a facili tentazioni di tradimento; la grande e inaspettata umanità di qualche ufficiale tedesco.
Aspetti insoliti per un film che sembrerebbe voler trattare solo di un'epoca della nostra storia e che invece trascende dimostrando l'attualità di tante situazioni rappresentate; prima fra tutte l'inquadratura iniziale (e finale) in cui Rachel viene ritratta nel ruolo che la storia le regalerà al termine di tutto: quello di insegnante in un villaggio israeliano. Una scelta logistica non del tutto casuale e che racchiude in sé un sottile ma evidente messaggio politico: gli orrori della guerra non sono mai finiti.
Piergiorgio Ravasio
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