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 Scheda tecnica

Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del kazakistan

Regia

Larry Charles

Genere

Comico

Anno

2006

Nazionalità

U.S.A.

Interpreti

Sacha Baron Cohen, Pamela Anderson, Ken Davitian

Titolo Originale

Borat: cultural learnings of America for make benefit glorious nation of Kazakhstan

Durata

1 h, 24 '

 

 

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di Daniele Toninelli

 

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La Storia

di Daniele Toninelli

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        Borat lavora per una rete televisiva del Kazakistan e viene mandato negli Stati Uniti per realizzare un reportage giornalistico e per cercare di comprendere la mentalità e il modo di vivere della “nazione più grande del mondo”. Partirà accompagnato dal produttore della rete televisiva e grazie al finanziamento del governo Kazako comincerà il suo viaggio coast to coast a bordo di un furgoncino per gelati. Ne incontrerà (e farà) di cotte e di crude.

 

LA SCENA TOPICA: Una delle più forti: Borat ed il produttore compagno di viaggio sono in una stanza d'albergo e litigano per un giornale che ritrae Pamela Anderson. Lottano nudi e Borat fa quella che non si potrebbe definire una bella fine. Poi corrono nudi per l'albergo e irrompono in una sala dove è in corso un convegno...

 

 

Secondo me…    (la recensione)

di Daniele Toninelli

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        Il film che ha sbancato al botteghino americano (oltre 150 milioni di dollari di incasso per un costo di produzione di circa 18 milioni) arriva anche in Italia (finalmente!).

        Sboccato, volgare, ripugnante, senza un benché minimo comune senso del pudore. Questa è l'impressione che può fare il personaggio interpretato da Sasha Baron Cohen in “Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del kazakistan”.

        Il film, però, va letto in profondità, e se alcune gag risultano pesanti e disgustose, comunque colpiscono nel segno. “Borat” è dissacrante, completamente disinibito, divertente: il protagonista ne combina di tutti i colori, vive in un mondo tutto suo (in parte ispirato dalla presunta vita del Kazakistan), parla in modo strano. Difficile rendere la cadenza dell’interprete originale, ma è stato realizzato un buon doppiaggio, ricorrendo all’accoppiata esperta Tonino Accolla – Pino Insegno; il primo già doppiatore di Eddie Murphy e voce del mitico Homer ne “I Simpson”, il secondo perfetto come al solito (la prestazione e la versatilità di Insegno nel campo del doppiaggio non fanno certo rimpiangere i trascorsi televisivi dell’attore, soprattutto se si parla di Premiata Ditta). Certo, a volte le espressioni usate da Borat sono incomprensibili o si fa fatica a capirle, ma che ci si aspetterebbe da un Kazako in viaggio negli U.S.A.? Anche lo stile volutamente trascurato e la bassa qualità delle immagini è una scelta per dare l'idea del reportage giornalistico, del documentario on-the road: geniali i sottotitoli in kazako (per fortuna tradotti) e, anche se un po' infastidisce, alla lunga, è appropriato l'utilizzo delle riprese digitali.

        “Borat” non si limita ad essere politically scorrect (molto politically scorrect!) e divertente (piuttosto divertente), ma può essere anche letto su un altro piano. Certo, perché se è vero che Borat è razzista, ha un senso della morale tutto suo, è poco delicato e troppo diretto, non ha alcun pelo sulla lingua, solo con le sue affermazioni provoca catastrofi e rompe ogni tabù, … e in definitiva ha un sacco di difetti, il suo personaggio è anche il mezzo attraverso cui si sottolineano molti dei vizi, dei difetti e delle zone d’ombra della società americana. Per fare un esempio: Borat odia gli ebrei e li teme allo stesso tempo, non riesce nemmeno a mordere cibo da loro cucinato, tanto teme di poter essere avvelenato. Ma lo spettatore intelligente (e il sostegno delle comunità ebraiche americane al film lo confermano) capisce che in realtà il comportamento di Borat è sottilmente provocatorio appositamente per suscitare le reazioni di sostegno dell’americano medio, ora rappresentato da un venditore di automobili (“questa è la velocità perfetta per fare fuori un gruppo di zingari”), da un venditore di armi (“ecco la pistola perfetta per fare fuori gli ebrei”), da un proprietario di un negozio (“bisognerebbe reintrodurre lo schiavismo”) oppure dal pubblico che attende l’inizio di un rodeo. Borat dice che i Kazaki sono amici di Bush e sostengono con tutte le loro forze il “signore insanguinato della guerra” affinchè stermini tutti i terroristi, gli iracheni, musulmani, fino all’ultimo uomo. E giù, applausi da tutto il pubblico! Non bisogna dare a peso a ciò che Borat dice, bisogna riflettere sulla reazione delle persone che gli stanno intorno. Eccellenti momenti anche i confronti con esponenti di vari gruppi (comunità gay, sostenitori del bon-ton, prostitute, …) e la partecipazione di Borat ai raduni pseudo-religiosi che vanno tanto di moda negli Stati Uniti, dove il religioso di turno viene osannato come una pop-star.

        Volgare e fastidioso, ma certamente anche un modo intelligente per fare comicità e, attraverso un sottile intento satirico, leggere la società americana moderna. Poi, dopo tante risate, si arriva anche al “morale della favola” e si scopre che anche Borat è capace di elaborare pensieri profondi.

            Daniele Toninelli

 

La Pagella  

i voti al film

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Daniele T.

Ciak

Corriere della Sera

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*** / 5

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  7,80 / 10

Molto alti /

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