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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Benvenuti a bordo del volo Berlino - New York. Quante volte ci sarà capitato di sentir pronunciare la fatidica frase dal comandante di turno che ci annuncia la meta del nostro peregrinare per il mondo. Probabilmente, però, non ci sarà mai successo che la trasvolata oceanica, pur a bordo di un velivolo supertecnologico di ultima generazione, si sia tradotta in una esperienza di tensione, suspence e panico come quella vissuta dalla nostra protagonista.
Kyle è una giovane donna, molto scossa dal recente suicidio del marito. Di professione ingegnere aerospaziale si sta trasferendo con la giovane figlia in una nuova città per ricominciare una nuova vita. Nelle stive dell'aereo, tra i vari bagagli, anche la bara del povero marito nel viaggio che lo porterà a riposare vicino ai propri congiunti. La bambina sta risentendo emotivamente della prematura scomparsa del padre e, per questo, chiusa in se stessa, è molto ostile e spaventata da tutto ciò che la circonda. Forse per questo motivo, o forse per altre ragioni, al risveglio da un breve riposo Kyle non trova più sua figlia: sparita nel nulla senza lasciare alcun indizio per scoprire dove possa essere finita. La scarsa collaborazione dei passeggeri cede subito il passo ad una sconvolgente rivelazione: la bambina non risulta mai salita sull'aereo, non è stata compilata alcuna carta d'imbarco e, dulcis in fundo, compare un certificato di morte della piccola risalente allo stesso giorno di decesso del padre (che l'avrebbe trascinata con sé nell'ultimo estremo gesto). Nessun passeggero l'ha vista salire e tutti sono ormai concordi nell'attribuire alla madre una forma di paranoia legata alla vicenda familiare. Ma la determinazione e la convinzione di Kyle sono troppo forti per soccombere alle allusioni degli altri passeggeri.
Considerata l'ambientazione e il panico ad alta quota, la mente non può non ricondurci automaticamente agli eventi terroristici di questi ultimi anni; alle paure, magari anche ingiustificate, prodotte dalla semplice presenza di un arabo seduto accanto a noi.
La recitazione della Foster è degna di un ottimo apprezzamento. Purtroppo a questo pregio artistico fa riscontro una accelerazione improvvisa nella spiegazione conclusiva del mistero di fondo.
Il film, comunque, rimane un'ottima pellicola che si fa apprezzare per il coinvolgimento suscitato nello spettatore. Ansie, timori, angosce e paranoie fanno parte della vita di chiunque. Magari amplificate ad alta quota (come nel caso di questo "Flightplan") ma pur sempre bagaglio inseparabile non solo dei nostri viaggi. Ed anche l'indifferenza e i pregiudizi dei nostri quotidiani "compagni di viaggio" ci devono invitare ad una piccola ma significativa riflessione.
Piergiorgio Ravasio
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