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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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15-06-2007 |
13-05-2007 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Il sottile confine tra passione e follia, ampiamente affrontato in passato da svariate pellicole, ogni tanto torna ad farsi largo nei listini di qualche casa di distribuzione. Ne è esempio questo nuovo lungometraggio, che segue ad una lunga esperienza di corti realizzati per conto della BBC, con cui il regista David Mackenzie del già acclamato "Young Adam" (insignito di riconoscimenti tra cui quello di miglior film inglese) rivolge al suo pubblico un accorato appello a non soccombere sotto il peso delle proprie passioni.
Siamo in Gran Bretagna, in epoca anni '50, nei pressi di un manicomio diretto dal Dottor Cleave. Qui la giovane Stella, moglie del famoso psichiatra Max Raphael, e con figlioletto al seguito, conduce la sua esistenza di donna eternamente insoddisfatta della propria vita coniugale. Ad interrompere la monotonia e ad accendere in lei quella passione amorosa che sembrava ormai sopita, ci pensa Edgar: un artista, nonché paziente del marito, che le cura il giardino e che viene costantemente seguito a causa della sua forma patologica di estrema gelosia che lo ha portato, anni addietro, ad uccidere la moglie e ad occultarne il corpo. Il vano tentativo di sopprimere le pulsioni che infiammano il cuore della giovane donna, cede subito il passo ad una forma sfrenata di attrazione fisica che si connota per l'accesa morbosità e per gli istinti di perenne e furioso contatto fisico. Nemmeno lo scandalo che investe l'attività professionale del marito sarà sufficiente per calmare i bollenti spiriti. E così Stella raggiungerà Edgar nel frattempo scappato dall'ospedale psichiatrico. Tuttavia i segnali della follia dell'uomo non tardano a ripresentarsi e così Stella sarà costretta a convivere con la paura dei suoi scatti d'ira.
A salvare la pellicola dalla facile accusa di banalità (moglie insoddisfatta, marito dedito al solo lavoro, personaggio affascinante che si insinua all'orizzonte di una vita piatta e monotona) ci pensa il regista, attribuendo al Dottor Cleave, responsabile del manicomio, il ruolo più determinante dell'intera vicenda, quello di testimone oculare molto parziale della catastrofica storia d'amore di Stella. A vestire i panni del direttore dell'ospedale psichiatrico è il Magneto degli "X-Men" Ian McKellen al quale, probabilmente, anche il ruolo di mago Gandalf, nella trilogia del "Il Signore degli Anelli", è servito per affinare le tecniche di abile manipolatore di tutta la vicenda narrata in questo nuovo film.
Cleave, artista mancato che ama l'arte e la colleziona, è molto attratto dalla personalità di Edgar e dalla particolare natura del crimine che questi ha commesso: quell'ossessiva distruzione di una povera moglie. Ossessione che ritorna più volte nel film grazie all'immagine di quel pezzo di argilla, emblema di una particolarissima opera d'arte, che denota la vena artistica del suo creatore. Una forma (follia anche questa?) molto interessante di relazione padre-figlio - quella tra i due uomini - che li mette in condizione di aver bisogno l'uno dell'altro per godersi la vita. Chi per guarire e chi per accedere ai propri desideri.
Basato sull'omonimo romanzo di Patrick McGrath, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1996, "Follia" è una storia d'amore molto forte che, con i suoi echi di "Cime tempestose" e "Madame Bovary", ci mostra il fallimento radicale di una donna le cui passioni e perversioni ne stravolgono interamente l'esistenza. Il successo di questa radicale trasformazione del personaggio femminile va tutto alla brava attrice Natasha Richardson (figlia di Vanessa Redgrave e sposata da anni con l'attore Liam Neeson) che abbraccia con una straordinaria convinzione il suo personaggio, facendolo vivere nel ritratto inquietante di un trasporto che diventa ossessione.
Pure Edgar, che nella pellicola ha il volto di Marton Csokas ("Timeline", "EvilEnko", "Le crociate") riesce molto bene a mettere in scena la necessaria passione ed attrazione magnetica che lo rendono quell'artista seducente, intelligente ed astuto. La sua recitazione è così ben studiata e professionale che riesce abilmente a passare dall'essere violento (con Cleave) alla vulnerabilità di un bambino che necessita dell'affetto e della protezione materna della sua donna amata.
Con quell'ambientazione anni '50 di cui il regista ha saputo distillarne il senso profondo, senza eccedere in barocchismi scenografici, per restituire al meglio il sottile senso di disagio che si viveva, "Follia" (Nomination Orso d'oro al Festival di Berlino) si risolve in un thriller sentimentale di buona fattura; una storia appassionante di repressione e di amore che diventa passione devastante, ma che purtroppo - come talvolta succede - non troverà una grande distribuzione a livello di mercato.
Quella passione, come ci ricorda l'autore del romanzo, che portando l'amore fino alle estreme conseguenze e sacrificando tutto il proprio mondo, prima o poi trascina in un baratro da cui risalire diventa impossibile. Una smagliante esortazione per allarmare certe coscienze: l'amore può aiutare, ma solo fino ad un certo punto.
Piergiorgio Ravasio
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