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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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25-05-2007 |
15-05-2007 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Scritto da Alan Bennett e basato su una commedia vincitrice di numerosi premi Award, il nuovo film di Nicholas Hytner (La pazzia di Re Giorgio, La seduzione del male, L'oggetto del mio desiderio) ci riporta col pensiero ai tempi di quell'indimenticabile "attimo fuggente" che concorse a forgiare il carattere di tutti noi allievi; alle atmosfere di quel "club degli imperatori" che ebbe il merito di insegnarci un orientamento tra la vita reale e quella ideale, per poi giungere, "scoprendo Forrester", ad una nuova visione del mondo e delle cose.
Proprio così. Perché questo mix dei precedenti riferimenti, con la sua ambientazione prettamente scolastica, ci riporta indietro nel tempo collocando la storia negli anni ´80 e calandola in un contesto in cui viene naturale porsi qualche interrogativo esistenziale come la contrapposizione tra stile e sostanza oppure il tipo di insegnamenti che si scambiano e si ricevono tra esseri umani.
Per fare questo Hytner si serve di una scuola, di alcuni insegnanti e di una squadra di giovani adolescenti. Un normale panorama scolastico popolato da studenti che si stanno preparando per l´ammissione al college sotto la guida di due insegnanti dalle personalità irresistibili e sicuramente contrapposte: l'eccentrico e divertente professore Hector e il raffinato professor Irwin dall'approccio didattico totalmente differente. L'insolito e misterioso Hector (il Richard Griffiths di Gandhi, Momenti di gloria, La donna del tenente francese e di tre episodi di Harry Potter) ha il cuore di un poeta romantico, è un professore in grado di entusiasmare; riesce brillantemente ad immergere gli studenti nell'arte e nella letteratura prendendoli in giro. Da sempre appassionato di letteratura, desidera trasmettere la sua conoscenza con una nota di divertimento, facendo apparire la materia come se fosse l´unica e sola per la quale vale la pena di darsi da fare.
Irwin, che ha il volto di Stephen Campbell Moore, recentemente apprezzato nel film Le seduttrici, dispone invece di un bagaglio didattico più sofisticato dell'altro insegnante; gode del favore personale del preside secondo il quale lui sarà l'artefice del successo dei ragazzi, conducendoli a dare un'immagine più brillante e raffinata di se stessi. Insegnando la storia come un'occasione per cercare la spiegazione più interessante e divertente anziché la verità, istruisce i ragazzi su come gira veramente il mondo moderno, dove i fatti vengono giudicati non tanto per il loro merito quanto per l´interesse e il grado di intrattenimento che possono suscitare.
Con un'ambientazione quasi esclusivamente interna alla scuola, come a voler rimarcare maggiormente l´importanza del mondo interiore dei ragazzi, i loro desideri, aspirazioni ed idee, la pellicola tocca punte molto alte di vivacità e gioia per la vita, pur mantenendo la necessaria serietà di fondo anche quando si sfiorano tematiche degne di profonda considerazione e attenzione. La vicenda, infatti, pur nella serietà di una cornice tipicamente britannica che sembra scontrarsi con la ricchezza e la malizia dell'energia adolescenziale, offre spunti e domande sui più svariati argomenti. Dal perché si legga la poesia, alle più concrete questioni di etica sessuale, fino ad arrivare all'imperfezione e fragilità di una parte del corpo docente che rischia di soccombere sotto certi impulsi e desideri.
Non volendo sottovalutare le fasi dell'adolescenza, lo scopo dell'istruzione e il significato e la natura della storia, il cuore della pellicola, tuttavia, rimane il conflitto tra i due tipi di educatori: il brillante e raffinato insegnante moderno, che punta ai risultati degli esami e il dolce e saggio appassionato della conoscenza, desideroso di trasmettere la bellezza dell'apprendimento. Due diverse tipologie di insegnamento; due filosofie differenti, esattamente come variegate sono le figure dei giovani studenti. Da quello che prende la vita con allegria a chi è poco interessato agli studi e dal quale nessuno si aspetta molto; l´autodidatta che preferisce dedicare il suo tempo a scoprire le cose per conto proprio; il musulmano dalla sconfinata intelligenza e il giovane più tranquillo e particolarmente devoto a Dio; senza tralasciare il belloccio di turno, dalla smisurata fiducia in se stesso, dalla certezza del successo personale e del quale tutti (uomini e donne) si innamorano.
Ma soprattutto c'è Poster: il soggetto più emozionante di tutto il film. Il piccolo, ebreo ed omosessuale; l´introverso con la sua dolorosa e impossibile infatuazione per il compagno di scuola. Quello che deve trovare il coraggio per alzare la voce e far sentire ciò che vuole essere realmente nella vita. Colui che cercherà ed otterrà qualcosa dai due diversi e lontani insegnanti che gli daranno chi sicurezza e coraggio, chi la poesia, le canzoni e quelle lezioni che non dimenticherà mai e per sempre lo accompagneranno nella vita.
Nella visione di un film che si fa seguire con emozionante coinvolgimento, il regista, senza voler prendere posizione nell'acceso dibattito tra i due differenti stili di insegnamento, e lasciando la decisione aperta alla riflessione del pubblico, ci offre una riflessione accorata su quell'istruzione che va al di là delle pareti scolastiche; ci insegna come ciò che siamo e quello che diventeremo sono la conseguenza di innumerevoli influenze differenti.
Un'ottima interpretazione di tutti gli attori per un film che, alla fine, funziona a dovere. Senza calcare eccessivamente la mano sull'aspetto drammatico o commovente, riesce ad emozionare e, rispolverando le nostre memorie, a farci identificare nell'uno o nell'altro allievo, ognuno dei quali ci dimostrerà di essere l´artefice della propria esistenza e del proprio destino; proprio come nell'ultima toccante scena del film dove tutti dimostreranno di aver preso, nella propria vita, qualcosa da Hector e qualcosa da Irwin.
Piergiorgio Ravasio
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