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Settembre 2004

 

 

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 Scheda tecnica

Il Caimano

Regia

Nanni Moretti

Genere

Drammatico

Anno

2006

Nazionalità

Italia

Interpreti

Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Michele Placido

Titolo Originale

Il Caimano

Durata

1 h, 53 '

 

Link Il sito ufficiale

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di Daniele Toninelli

 

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La Classifica di Movie Maniac: "MM Parade"

"A che serve fare un film su Berlusconi? Solo per dire a quelli di sinistra quello che vogliono sentirsi dire". Parole di Moretti che poi però, nel film incastrato nel film, sarà il protagonista. Il Caimano non può essere un film universale (troppo schierato), però è onesto ed autentico, è quello che ci si aspetterebbe fosse. Non è incisivo come “Fahrenheit 9/11” o “Viva Zapatero!”, è poco ironico ed incerto tra l'essere documentario e il voler raccontare la storia (sempre quella!) di un amore che si sfascia (parte non bene amalgamata con il resto). Per fortuna ci sono ottimi interpreti ed alcuni picchi emozionanti che però non arrivano a salvare completamente il film.

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La Trama

di Daniele Toninelli

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        Un regista (Silvio Orlando) in crisi con la moglie (Margherita Buy) sta pensando a nuove storie da raccontare su pellicola. Una ragazza (Jasmine Trinca), aspirante sceneggiatrice, gli propone il proprio lavoro. Il regista fa di tutto per promuovere questa idea, ma poi si accorge di non avere molte speranze di poterla realizzare quando scopre che si tratta della storia di Berlusconi, dagli esordi nel settore edilizio (con l'aiuto di denaro arrivato non si sa bene da dove), fino all'avventura televisiva iniziata negli studi di TeleMilano, fino agli ultimi anni in cui Berlusconi ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio. I temi trattati sono piuttosto spinosi e a rischio censura, così il regista chiede l'adesione al progetto di un amico attore (Michele Placido). Con la successiva rinuncia dell'amico le porte cominciano a chiudersi e nessuno vuole più finanziare la produzione, ma il regista e la neo-sceneggiatrice non si arrendono e tentano di convincere Nanni Moretti a partecipare al film; Moretti in un primo momento si rifiuta di partecipare.

 

Secondo me…    (la recensione)

di Daniele Toninelli

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        Il senso di questo ultimo film di Nanni Moretti, uscito a distanza di cinque anni dalla precedente (artisticamente felice) esperienza con “La Stanza del Figlio” sta tutto in quanto il regista asserisce tra una canzone e l’altra mentre sta viaggiando, in macchina, con Jasmine Trinca e Silvio Orlando (bravissimo). Più o meno Moretti parla così:

        “Un film su Berlusconi? Non lo voglio fare! A che serve fare un film su Berlusconi? Solo per dire a quelli di sinistra quello che vogliono sentirsi dire. Non serve a nulla fare un film su Berlusconi: il conflitto di interessi, le leggi ad-personam, ... sono cose che già tutti sanno. E quindi a che serve ricordarle a chi già le sa? Inutile parlarne di nuovo a chi le conosce già ma non vuole sentirne parlare, o fa finta di non saperle".

        È vero che, poi, Moretti, nel film incastrato nel film deciderà di partecipare al progetto addirittura interpretando la parte principale: forse vuole comunicarci che tutto sommato è sempre utile parlare di quanto l'operato dell'attuale Presidente del Consiglio (almeno fino al 9 Aprile) sia finalizzato ad asservire i suoi interessi personali e quelli dei suoi amici (su questo siamo tutti d’accordo, basta lasciar parlare il bilancio di Mediaset), di come la sua fortuna sia fondata su fondi di oscura provenienza, di quanto irascibile, invadente ed aggressiva sia la sua personalità.

        In questa sede, però, non mi interessa giudicare l’operato del Governo Berlusconi (me ne guardo bene, probabilmente non avrei né la competenza né l’interesse necessario per farlo), ma mi interessa solo parlare di cinema, e quindi prendere in considerazione “Il Caimano” in quanto film, cercando di dare un giudizio che non risenta delle idee presenti nella pellicola, ma di come vengono comunicate.

        Un primo fattore da considerare è che "Il Caimano" non può essere ritenuto certo un film che propone un messaggio universale, visto quanto è diretto (come lo stesso Moretti asserisce) all'attenzione di gente di sinistra, quanto è schierato e militante. D'altra parte è giusto così: è logico che un regista metta sullo schermo le proprie idee, altrimenti il risultato risulterebbe falso, non autentico e anche meno appassionato. Ma, nonostante ciò, non penso che una persona che vota per la destra possa lasciarsi attrarre dal film di Moretti o possa apprezzarlo.

        Oltre a ciò, c'è dell'altro. Il primo grosso difetto che mi pare caratterizzi la pellicola è la scarsa incisività. Siamo ben lontani dall’efficacia di documentari come “Fahrenheit 9/11” o “Viva Zapatero!”, apertamente schierati contro il potere al governo (rispettivamente americano e italiano). Segno che ancora una volta la realtà batte la fantasia? I due documentari citati spesso facevano uso dell’arma dell’ironia (qui presente, ma quasi mai di grande effetto, molto "woodyallendiana") e di strumenti più tipici della satira. Ne "Il Caimano" tutto passa (e risulta di conseguenza) filtrato attraverso la parte meno documentaristica e più “cinematografica” che il regista innesta sul racconto più prettamente legato alla storia di Berlusconi.

        Il secondo problema di “Il Caimano”, direttamente collegato al primo, è l’incertezza che Moretti sembra avere sulla strada da percorrere. Il film non è un documentario, però usa espedienti tipici del documentario, come la presentazione di immagini di repertorio, l’utilizzo di un sosia con il quale si ricostruisce parte della storia di Berlusconi, la ricostruzioni di luoghi reali in cui ambientare l'azione (come la Camera dei Deputati). Il film, quindi, tentenna tra il voler essere documentario (ed avere valore documentaristico) e il voler raccontare una storia più prettamente cinematografica, cioè la storia dell’amore che sta per finire tra Orlando e la Buy.

        E qui si ricade di nuovo nel classico tema (sempre quello!) del cinema italiano (si può tornare a quanto avevo scritto, al proposito, nella pillola di “I Giorni dell’Abbandono”); Margherita Buy sembra interpretare, in questo e nel film di Faenza, sempre lo stesso personaggio. Per una storia di affetti che, bene o male (a parte il ribaltamento dei ruoli) è sempre la stessa e, mi pare evidente, non è ben riuscita, nè bene amalgamata con il resto.

        Non tutto però e da buttare. Gli attori (Orlando e Placido in primis), ad esempio, sono ottimi. Nonostante ciò il diagramma di emozioni che suscita il film è piuttosto piatto. Per fortuna ci sono alcuni picchi cui è impossibile rimanere indifferenti. I principali che mi vengono in mente: il filmato di Berlusconi all’Europarlamento (quando dà del kapò a Schultz tra i fischi dei colleghi e le facce impietrite di Fini e Buttiglione), la sicurezza e lo spirito spavaldo con cui il sosia di Berlusconi si rivolge ad un finanziere, un certo Cesari (Valerio Mastrandrea), … e soprattutto il finale. Un finale davvero inquietante, quasi terrorizzante, in cui… non voglio rovinarvelo, ma per chi il film l’ha già visto ricordo solo la faccia, l’espressione tra l’inflessibile (con un perfido sorriso di soddisfazione nascosto sotto i baffi) di Moretti mentre se ne va a bordo dell’auto blu e, sullo sfondo, dietro al finestrino posteriore, i colori del fuoco prendono il sopravvento. Anche se qualcuno (Ghezzi in un intervista al Corriere della Sera) ha notato, al proposito, che il narcisismo di Moretti è perfettamente a braccetto con quello di Berlusconi, mi pare che questa sia la migliore scena.

        E' importante che ci siano questi picchi di attrazione che rendono il film eccezionale in alcuni punti, ma sono troppo pochi e non bastano a farlo volare alto.

        Daniele Toninelli

 

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24 - 03 - 2006

26 - 03 - 2006

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28 - 03 - 2006

 

 

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