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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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13-10-2006 |
11-10-2006 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Nel patinato e raffinato mondo della moda la rivista Runaway è l'essenza del vangelo e Miranda Priestly (Meryl Streep, due volte premio Oscar) la dea che ne incarna egregiamente i principi. Miranda è un osso duro. È malata di lavoro, ha un'enorme potere, può lanciare o stroncare una carriera, non si ferma davanti a nulla e chiunque lavora per lei deve essere a sua completa disposizione, comprese una serie di assistenti che non sono all'altezza del loro incarico. È un lavoro a cui nessuno, che abbia un minimo di rispetto per se stesso, può sopravvivere eppure, per milioni di ragazze, è un'opportunità irrinunciabile.
Un'occasione simile sarebbe la fortuna di Andy Sachs, fresca di studi, ma dal look decisamente lontano dal mondo dell'alta moda. Quando la ragazza si presenta ad un colloquio si rende subito conto che, per affermarsi in questo ambiente, ci vorrà ben altro che la sola ambizione e determinazione. Per diventare un'assistente perfetta, Andy dovrà modellarsi ad immagine di Miranda. Imparerà il gergo, a muoversi, a vestirsi con gusto e mai più a chiedere se Gabbana si scrivere con una o due "b". Ma più Andy vede il mondo con gli occhi di Miranda e più si rende conto che il mondo di quest'ultima, benché favoloso, è un mondo di solitudine e che spesso il grande successo dipende da un grande sacrificio. Ma a quale costo?
Basato sull'omonimo best-seller di Lauren Weisberger (per mesi in vetta alle classifiche tra i libri più venduti) arriva nelle sale, direttamente da Venezia 2006, questa commedia ironica ma significativa. Andy, iniziando a lavorare, intraprende quel viaggio che tutti noi, prima o poi, ci introduce nel mondo del lavoro. Ci pone di fronte a scelte morali ed etiche che non avremmo mai immaginato. Ma soprattutto impariamo a conoscere noi stessi. Ma se pensi di salvare il mondo quando ti accorgi che, in fondo, il mondo non ha poi così tanta voglia di essere salvato... vuol dire che è arrivato il momento di ripensare alla propria esistenza.
Sebbene "Il diavolo veste Prada" sia ambientato nel rarefatto ambiente della moda, l'incontro tra Andy e Miranda, e il viaggio interiore della giovane protagonista, sono qualcosa di assolutamente universale. Quello che accade ad Andy le cambia il carattere. E cambiando si rende conto che è importante non tanto perseguire il successo, quanto avere un successo in cui potersi riconoscere. Ma la sua trasformazione fisica non cambierà la sua anima. Andy rimarrà sempre ciò che è. E il motto di Miranda "Tutti vogliono essere come noi!" non apparterrà mai alla sua indole di ragazza qualunque.
Una commedia frizzante, ironica e divertente con una crudele Meryl Streep sempre all'altezza di qualunque ruolo. Il film è lei! I suoi sguardi fulminanti, le sue parole dirompenti, i suoi abiti elegantissimi, i suoi commenti laceranti ma divertenti. Un'ottima interpretazione che oscilla abilmente tra il comicamente perfido e il genuinamente malinconico. Protagonisti assoluti sono, naturalmente, anche abiti e accessori dei più prestigiosi stilisti mondiali (Chanel, Donna Karam, Galliano, Valentino e l'immancabile Prada). Il tutto accompagnato da una moderna colonna sonora (Madonna in primis) che ci trasporta a vivere l'emozione di una sfilata in diretta.
Il film non vuole esprimere un giudizio sul mondo della moda; ma ci mostra l'aspetto al contempo più fantastico e terribile: la moda è continua ricerca della reinvenzione. Il suo successo è perché ci fa credere che tutto ciò che possediamo o indossiamo non è adatto. Quanto possiamo pagare per il successo? Quanto vogliamo sacrificare a livello di amicizia e di amore per raggiunge un obiettivo professionale? Dubbi eterni che lacerano molti animi. Consoliamoci: per fortuna che alla fine... anche il diavolo ha un'anima.
Piergiorgio Ravasio
Vedi anche la pillola di Daniele T.
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i commenti dei visitatori di Movie Maniac |
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| Nickname | marghe | Data | 16-10-2006 |
| Commento |
finalmente un bel film! Meryl Streep è oscar, straordinaria interpretazione di una storia molto comune |
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| Nickname | humbard | Data | 17-10-2006 |
| Commento |
La riuscita del film, debole nella sua confezione finale, risiede nel cast attoriale, fra i più azzeccati che il cinema statunitense abbia consociuto negli ultimi anni. Non solo la Streep ma anche Tucci delineano prove di grande talento e spessore, mentre l'inglese Emily Blunt, pur in un ruolo secondario, la prima assistente della Streep, ruba la scena alla incantata e scontata Hathaway, già conosciuta dai ragazzini per i suoi ruoli in film adolescenziali. Un film godibile che avrebbe meritato una sceneggiatura più forte e incisiva perchè il tema espresso dal romanzo, l'eterna lotta fra entrare o restare fuori dalla società dell'apparenza che noi tutti celebriamo, merita ulteriore approfondimento, anche solo con un buon film di puro entertainment. |
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