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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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24-11-2006 |
20-11-2006 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Presentato in concorso al Festival di Cannes, Guillermo del Toro ci regala un film affascinante, completamente originale, la cui idea è stata a lungo pensata e maturata nel tempo. Il suo primo lungometraggio, risalente al 1992, fu "Cronos". Rivisitazione moderna del classico mito del vampiro, è stato immediatamente acclamato dai critici di tutto il mondo, vincendo numerosi premi internazionali. Il plauso della critica gli hai poi spianato la strada per le successive opere ("Mimic", "Blade II", "Hellboy" e il recente "La spina del diavolo", presentato come una storia di fantasmi, ma che in realtà racconta una vicenda profondamente umana di bambini che affrontano un'atmosfera di guerra). Anche quest'ultima sua produzione si distingue per due aspetti che normalmente non rappresentano un diffuso connubio nel mondo della celluloide.
Siamo nella Spagna del 1944, al termine della Guerra Civile. Carmen, reduce da un secondo matrimonio, va a vivere con la figlia Ofelia nella casa del nuovo marito Vidal. Questi, capitano dell'esercito di Francisco Franco, è un uomo autoritario, freddo, crudele e spietato. Non solo in ambito militare ma anche nei rapporti con le due donne. Proprio per questa ragione la piccola Ofelia finisce per trovare serenità solamente nell'immenso labirinto che costeggia la grande casa di famiglia. Qui incontrerà Pan: un fauno; una creatura magica, custode del labirinto, che le dirà di essere la principessa di un regno magico le cui porte si apriranno solamente al compimento della terza missione.
Partendo dall'intenzione di non realizzare un film fantasy, ma un'opera destinata ad un pubblico più vasto, il regista mischia abilmente generi tra loro diversi: quello fantastico con quello storico. Ne risulta un film drammatico ambientato in un contesto di guerra, con l'aggiunta di fate ed elementi mitologici. Queste creature fantastiche, tuttavia, non sono il fulcro della narrazione poichè la pellicola finisce per ruotare soprattutto intorno ad una storia molto toccante e commovente, profondamente umana e tragica.
Il periodo storico del fascismo non viene trattato in modo diretto ed esplicito, ma in maniera simbolica e codificata. L'orrore di questa epoca diventa così l'argomento centrale che viene calato all'interno di questa favola rendendo il Capitano Vidal il mostro di gran lunga peggiore e più spaventoso delle creature che si nascondono nell'ombra del labirinto stesso.
Il risultato, dunque, è quello di un film molto personale, ben riuscito, emotivamente coinvolgente nonché un'opera unica nel panorama del cinema contemporaneo. Due mondi allo specchio in un eterno confronto: il mondo reale e il mondo immaginario. Il primo molto cupo, freddo e sterminatore; il secondo dorato, colorato, caldo e dominato dalla fantasia e dalla bellezza. Una storia che solleva interrogativi universali che spesso riguardano anche la nostra vita, le nostre azioni e le nostre scelte. Una favola (da non sottovalutare) perché alla fine anche tutti noi siamo dei bambini perduti all'interno della nostra favola personale.
Piergiorgio Ravasio
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