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Piergiorgio Ravasio

 

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Il Mercante di Venezia

Scheda               

Regia

Michael Radford

Genere

Drammatico

Anno

2004

Nazionalità

Italia / USA / G.B. / Lussenburgo

Interpreti

Al Pacino, Joseph Fiennes, Jeremy Irons, Lynn Collins

Titolo Originale

The Merchant of Venice

Durata

2 h, 04 '

 

Il Voto            

di Piergiorgio Ravasio

6,50 /  10

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La Storia / L'Opinione

di Piergiorgio Ravasio

       

        Il tema dell'usura? Più che questo, oserei dire, sotto le spoglie di una elegante rappresentazione teatrale, viene presentato l'argomento dell'umanità e dell'accettazione che ogni uomo deve avere nei confronti dei propri simili, al di là delle differenze di cultura e di religione che contraddistinguo le tradizioni e le scelte proprie di ogni persona.

        Un usuraio (Shylock, Al Pacino), avido di sola vendetta verso il debitore Antonio (Jeremy Irons) che in passato lo ha deriso, insultato e offeso pubblicamente. La penale, per il prestito concesso al mercante veneziano, non sarà rappresentata dal venale dio soldo, ma da un'insolita restituzione: una libbra di carne dello sfortunato debitore, in caso di insolvenza. Causa dello sfortunato atteggiamento sono i tremila ducati che Antonio presta al giovane Bassanio (Joseph Fiennes), al quale sembra legato da un sentimento a tratti molto intenso e passionale. Bassanio, con il dolce tintinnio di tante monete, potrà così coronare il suo sogno di vedere ai suoi piedi (o meglio tra le sue braccia) la ricca, astuta e nobile Porzia. Altro personaggio di rilievo e' quello di Jessica (figlia di Shylock) che, abbandonato il tetto paterno, trova conforto, convertendosi al cristianesimo, presso il giovane Lorenzo.

        L'opera di Radford non so se si attenga meticolosamente al testo di Shakespeare, nè se sia migliore delle precedenti trasposizioni cinematografiche. Sicuramente, in perfetta sintonia con la trama, sono le ambientazioni (il film e' girato a Venezia), molto eleganti e raffinati i costumi dell'epoca e molto ben ricostruita la scenografia.

        Certamente rimarrà impressa, nello spettatore in sala, l'arte oratoria di Al Pacino nel momento in cui contrappone l'ebreo al cristiano. Tutti quegli interrogativi (“l'ebreo non ha un volto, una faccia, due mani, dei sentimenti come voi altri ?”) non possono lasciare indifferenti. La delusione, che diventa risentimento, e poi si trasforma in acceso odio di un ebreo verso i cristiani ci richiama alla mente l'attualità di tante apparenti differenze o pretesti, usati ad arte, per non volerci rapportare a quanti hanno una visione diversa dalla nostra. Forse ci viene più semplice elencare gli innumerevoli Shylock che quotidianamente incontriamo sul nostro cammino. Se aprissimo un po' di più le nostre orecchie, magari, riusciremmo a sentire che qualche suo sermone proviene anche dal profondo del nostro animo... e, fermandoci ad ascoltarlo, potremmo anche scoprire qualche lato di noi stessi che la coscienza talvolta, con abile astuzia, tende ad occultare anche ai nostri occhi.
 

                             Piergiorgio R.

 

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