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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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02-05-2008 |
04-09-2007 |
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| www.foxsearchlight.com/thedarjeelinglimited/ | ||||
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Traendo ispirazione da alcuni temi particolarmente cari alla sua memoria (i treni, l'India e i legami familiari), il regista Wes Anderson aveva già descritto le divertenti e tragiche vicissitudini dell'amore e delle relazioni familiari nell'ambiente della scuola superiore ("Rushmore"), in una famiglia di ex geni ("I Tenenbaum") e sotto il ponte di una nave specializzata in esplorazioni marine ("Le avventure acquatiche di Steve Zissou"). Ora il giovane cineasta ambienta la storia dell'incontro di tre fratelli divisi fra loro, in quella che forse è la località più affascinante che abbia mai sfruttato: a bordo di un treno che si dirige verso il deserto del Rajasthan, portando gli stravolti personaggi in territori stranieri, sia dal punto di vista fisico che emotivo.
I tre fratelli Whitman si ritrovano in India un anno dopo aver seppellito il padre e dopo che, apparentemente, hanno deciso di non comunicare più tra loro. Francis, il maggiore, è quello che riunisce gli altri due dopo un incidente motociclistico quasi mortale, che lo ha lasciato avvolto da una maschera di bende e con uno strampalato copricapo. Sostenendo che i suoi fratelli sono stati la prima cosa a cui ha pensato quando è tornato cosciente dopo l'incidente, Francis ha organizzato un itinerario accurato e pianificato rigidamente; ideato appositamente per provocare nei fratelli un risveglio spirituale, ritenuto indispensabile per le proprie relazioni familiari e finalizzato all'incontro con la loro madre (l'ottima Angelica Huston, ormai collaudata nei ruoli matriarcali, che qui si lascia alle spalle la famiglia compiendo la scelta radicale di farsi suora e consacrando la propria vita alle esigenze di un povero villaggio dell'Himalaya).
Ovviamente le cose non andranno proprio come pianificato scrupolosamente nei vari itinerari, producendo situazioni anche esilaranti che faranno vivere ai tre uomini disavventure comiche ed ironiche. Ma attenzione a non confondere il film con una commedia grottesca o divertente. Il road movie, amalgamando molto bene dolore e divertimento, e sotto la maschera di personaggi decisamente eccentrici e stravaganti (le bende in testa, i colori delle scarpe, i bizzarri occhiali da sole, i piedi nudi) ambisce a tutt'altro: è il risveglio spirituale di ogni personaggio nel corso della loro spedizione, mentre il viaggio va avanti in una terra antica e illuminata come l'India.
Con uno stile particolare, che riesce a fondere insieme cultura orientale ed occidentale, Wes Anderson sviluppa temi drammatici riuscendo a colorarli di quella leggerezza e simpatia che non può non ammaliare lo spettatore senza correre il rischio di cadere nello scontato. Contribuisce a questo buon esito sicuramente la collocazione geografica dell'intera vicenda in una nazione (l'India) di grandi contrasti, con una povertà estrema e una notevole ricchezza, dalle strade squallide e dai templi magnifici. Terra di una bellezza smisurata, con i suoi rituali tipici, con una spiritualità unica che regna sopra il caos e l'anarchia che la dominano; ma soprattutto dove c'è quell'energia presente in ogni cosa che si incontra e dalla quale non si può sfuggire.
Dipingendo una nazione come è realmente, fondendo il tutto, pezzo per pezzo e momento per momento, con il mondo privato e quasi claustrofobico dei tre fratelli, lasciando che i due universi si scontrino in un caos incontrollato, treno ed India finiscono per diventare i personaggi della pellicola. La nazione, che inizialmente fa da sfondo ai tre uomini che sembrano essere "rimasti" nel loro mondo, diviene poi un punto di incontro con loro, avvicinandoli sempre di più all'autentica esperienza che stavano cercando.
La fotografia, curata in maniera ossessiva, non indugia mai su immagini popolose e affollate (spesso associate agli ambienti urbani indiani), ma coglie soprattutto la serenità, la spiritualità della cultura e la vastità del territorio.
Ma ciò che più affascina è il travaglio di queste tre persone che attraversano situazioni dolorose, affrontandole in maniera molto strana, al limite del comico e del meraviglioso, presentando una visione bellissima e leggera della necessità di risolvere i problemi che ognuno di noi incontra nella propria vita. Un uomo in procinto di diventare padre dalla donna con cui si immagina il divorzio; il giovane scrittore, ancora ossessionato dalla sua ex lasciata a Parigi, che basa i suoi personaggi inventati su tutto ciò che gli capita realmente; l'ideatore del viaggio che vede se stesso come l'unico in grado di riportare la famiglia sulla giusta traiettoria. I binari delle tre vite ora si sono incrociati. Sfuggendo dal proprio passato, e costretti a farne i conti, imparano a conoscersi e si aprono al futuro con uno spirito rinnovato, scoprendo finalmente qualcosa di nuovo in fondo al proprio cuore.
Piergiorgio Ravasio
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