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Settembre 2004

 

 

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La Caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

Scheda               

Regia

Oliver Hirschbiegel

Genere

Storico

Anno

2005

Nazionalità

Germania

Interpreti

Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Juliane Kohler, Ulrich Matthes

Titolo Originale

Der Untergang

Durata

2 h, 36 '

 

Il Voto            

8,50 /  10

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In breve...

"La Caduta" offre interessanti spunti di riflessione sulla crudeltà inaudita di ogni conflitto bellico. La figura del Fuhrer viene dipinta a tratti decisi e magistralmente dal regista e dal superlativo Bruno Ganz ("Pane e Tulipani"), perfetto nel rendere la follia di un uomo che si vede crollare tutto addosso. Hitler da una parte è un sensibile e gentile datore di lavoro, dall'altra è un inflessibile leader, un uomo senza scrupoli e senza pietà umana. E la sceneggiatura è asettica, senza retorica nè eccessi di moralismo. Ma il film è ugualmente un ottimo e spettacolare documento storico, a tratti anche sconvolgente.

 

ATTENZIONE! Se non vuoi anticipazioni sulla trama NON LEGGERE le parti SCRITTE IN BLU.

 

Il Plot

     

        1942. Un gruppo di segretarie sono in attesa di avere un colloquio con il Fuhrer che deve sostituire la propria segretaria. Viene scelta una giovane ragazza che seguirà come segretaria e dattilografa personale Adolf Hitler (Bruno Ganz) fino al momento della sua caduta e all'invasione da parte dell'esercito russo di Berlino, avvenimento che decreterà la fine delle ostilità e della guerra.

 

 

Secondo me…    (la recensione)

     

        Fa sempre bene riprendere eventi storici tanto tragici come quelli che hanno contraddistinto la seconda guerra mondiale. Anche perchè, da questo film tedesco ispirato al libro di Joachim Fest, si possono trarre validi ed interessanti spunti di riflessione che, più universalmente, fanno pensare alla crudeltà inaudita, alla brutalità e all'odio, all'incomprensione che sta dietro ad ogni conflitto bellico.

        Attraverso gli occhi di una segretaria assunta tre anni prima, che ormai vede nella figura di Hitler un mito da seguire, un leader carismatico dagli incorruttibili e granitici valori, quasi un padre comprensivo e amorevole, vengono ripercorse, dopo la breve parentesi introduttiva, le ultime ore del Fuhrer, quando questi ormai è costretto, braccato dal nemico russo, a rinchiudersi in un bunker del quartiere governativo di una Berlino ormai presa d'assedio. Hitler non ne vuole sapere di fuggire, ma nemmeno vuole finire tra le mani del nemico e così, circondato dai più stretti e fedeli collaboratori, cerca di fare di tutto perchè si abbia la riscossa di un esercito tedesco ormai allo sfascio. Non vuole accettare come la storia sta inevitabilmente avanzando.

        Tutto sta per finire, e la figura del dittatore tedesco che non capisce che il proprio orribile sogno è ormai collassato su se stesso viene dipinta a tratti decisi e magistralmente dal regista del film (il tedesco Hirschbiegel) e dall'eccezionale protagonista, un superlativamente bravo Bruno Ganz che il cinema italiano conosce molto bene: sua era la parte straordinaria del timido vecchietto protagonista del "Pane e Tulipani" di Soldini. Qui Ganz è perfetto nel rendere la follia di un uomo che si vede crollare tutto addosso, il carattere complesso e "doppio" di un idealista estremo che sta cercando in tutti i modi di portare a termine il proprio progetto di follia e morte.

        Hitler viene visto, dalla lente della cinepresa, in una duplice ottica: da una parte è un sensibile e gentile datore di lavoro (agli occhi della segretaria) o compagno (agli occhi della futura moglie, Eva Braun), dall'altra è un inflessibile leader (non esita a sbraitare e a vessare i propri generali), un uomo senza scrupoli e senza pietà umana ("mi sono imposto di non avere pietà per nessuno"), un uomo che non esita a sacrificare per i propri ideali anche la popolazione civile che invece dovrebbe proteggere, un mostro di odio che ha seminato la morte per tutto il mondo (riuscendo a tenere celato l'orrore dell'olocausto anche ai propri più stretti collaboratori, come messo in evidenza dalla dichiarazione che fa alla fine del film la dattilografa personale del Fuhrer). Regista e protagonista riescono a mettere in evidenza questa ambivalenza. La condanna finale al personaggio non è qualcosa di "lezioso", nè è banalmente esibita, ma scaturisce naturalmente dagli eventi, dalla forza delle immagini e dei fatti raccontati, senza retorica nè eccessi di moralismo.

        Ma "La Caduta" è anche un ottimo documento storico che non manca di rispettare le regole dello spettacolo. Un "prodotto" per nulla noioso, interessante ed avvincente, in cui si sa intrattenere anche grazie all'accuratezza della ricostruzione storica e alla spettacolarità di alcune scene (tra cui quelle dei bombardamenti e quelle dell'arrivo dei russi a Berlino).

        La pellicola non solo ripercorre le ultime tappe della Seconda Guerra Mondiale e sconvolge ponendo in primo piano le brutalità di ogni conflitto e dell'odio che lo genera (come hanno già fatto tanti altri film, da "Salvate il Soldato Ryan" e "Shindler's List" a "Il Pianista" e "La Vita è Bella"), ma sconvolge crudelmente lo spettatore. Come succede anche per Hitler, una persona sulla cui umanità (nel senso di pietà, comprensione, ...) ci sono forti dubbi, il personaggio più sconvolgente è forse quello di Magda Goebbels: una donna che, insieme ad ogni segno di umana pietà, ha perso anche una cosa molto più importante, ha smarrito la propria natura di madre e, accecata e divorata da un ideale troppo freddo per poter ammettere l'esistenza dell'amore, compie il più cruento dei gesti. E non esita a farlo per ben sei volte.

 

                    Daniele Toninelli

 

 

Il sito ufficiale del film

www.downfallthefilm.com

 

 

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(USA / Italia)

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