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| data uscita film: |
12-01-2007 |
pubblicazione scheda: |
13-01-2007 |
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La Ricerca della Felicità - The Pursuit of Happyness |
Recensione di Daniele Toninelli |
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| Voto | 8,10 | |
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la locandina
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Genere |
Drammatico | |
Titolo Originale |
The Pursuit of Happyness | ||
Nazionalità |
USA | ||
Anno |
2006 | ||
Durata |
1 h, 57' |
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Regia |
Gabriele Muccino | ||
Interpreti |
Will Smith, Jaden Smith, Thandie Newton | ||
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Gabriele Muccino ne ha di stoffa. E in "La Ricerca della Felicità" si vede tutta. Certo, il merito principale della riuscita del film spetta ad un eccellente protagonista: Will Smith. Ormai lontano anni luce da "Willy, il Principe di Bel Air", ma anche da "Independence Day", Smith offre con questo film una prova concreta di bravura (allo stesso livello di "Alì") e di fiuto produttivo (visto che è produttore di uno dei maggiori incassi del Natale USA). Sempre perfettamente in ruolo, sempre a dare il massimo in ogni scena, concentra tutta l'attenzione sulla propria faccia, ora decisa, ora spiritosa (brevissime parentesi), ora fantasiosa e buffonesca, ora sofferta. E basta l'arrossarsi dei suoi occhi, occhi gonfi di "happyness" (come, sbagliando, è stato scritto in una strada di Cinatown), basta la sua felicità a stento trattenuta prima di esplodere per commuovere e toccare il pubblico. Si perchè il film è il racconto di un traguardo che il protagonista cerca di raggiungere con ogni forza, di una persona concreta (il film è ispirato ad una storia vera) che cerca di ritagliarsi il proprio angolo di felicità tra i quartieri di San Francisco. Christopher (Will Smith) vive con il figlio (Jaden Smith) e la moglie (Thandie Newton, doppiata da cani) a San Francisco. Pensando di fare l'affare della propria vita, si è trasferito in una nuova casa con costosissime attrezzature mediche per rilevare la densità ossea. Vorrebbe fare il venditore, in esclusiva, presso gli ospedali della zona, ma queste attrezzature non si rivelano l'affare sperato e Chris fatica a vendere i pezzi che si era procurato. Tra gli stenti, decide di partecipare ad un corso per broker. Non mancano, però, le difficoltà: i soldi finiscono e la moglie è stufa di non vedere mai il marito. Per fortuna il legame con il figlioletto è saldissimo. I meriti del film ovviamente vanno attribuiti anche a Muccino, che pare ambientarsi ottimamente nella giungla Hollywoodiana dei film-makers. Non solo riesce a valorizzare a dovere le doti dei suoi attori, non solo riesce a colpire il pubblico con la forza dei sentimenti, ma riesce anche a dare uno sguardo alle strade ed ai quartieri di San Francisco più a fondo di quanto probabilmente avrebbe saputo fare un qualsiasi altro regista americano. Solo un paio di accenni: i suonatori ambulanti che suonano per strada, le cartacce sulla Bart (la linea metropolitana che porta da San Francisco oltre la baia, verso Berkeley). Con questi piccoli, semplici particolari il regista restituisce la reale dimensione di una delle più affascinanti città del mondo, non cercando di nasconderne le contraddizioni e le tensioni, come la convivenza tra i quartieri ricchi (incarnati nel Financial District) e i quartieri più poveri (come Chinatown). Uno sguardo quasi da turista, che però ci fa meglio penetrare nella vera natura della città californiana e, più in generale, della società americana. Un talento per una volta non ostacolato dalla limitatezza di mezzi endemica nel nostro cinema Italiano. | |||
| Ideale per... |
Chi vuole farsi commuovere da una nuova, toccante versione del sogno americano, per capire quanto può la forza di volontà rendere grande un uomo. | ||
| La scena topica |
La partita a basket sui tetti tra i grattacieli della città ("non permettere a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa") e la notte passata in un bagno della metropolitana. | ||