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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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28 Aprile 2006 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Il neonazista Adam, appena scarcerato, viene inviato nella comunità di recupero retta dal pastore protestante Padre Ivan per una fase di riabilitazione per ex criminali. La nuova meta non è particolarmente gradita al nuovo arrivato che pone in atto, nei confronti del responsabile della comunità, una serie di comportamenti volti a provocarne la reazione. E neanche i rapporti con gli altri soggetti (un alcolizzato, un rapinatore e una donna rimasta incinta con buone probabilità di partorire un figlio handicappato) sono particolarmente idilliaci. Ivan propone ad Adam di scegliersi un compito, un obiettivo da raggiungere durante la sua permanenza. E questi, quasi per provocazione e per ripicca, si propone di preparare una torta di mele con l'albero che si trova fuori, nel giardino della chiesa. Una serie di eventi imprevisti (prima gli uccelli, poi i vermi e infine un disastroso temporale) si frapporranno nel suo intento, minacciando seriamente la possibilità di raggiungere il suo scopo. Questi semplici eventi naturali diventano il nucleo della insanabile divergenza di vedute dei due personaggi. A tal punto che la visione della vita, ai due uomini, finisce per apparire diametralmente opposta. Ivan è una persona sostanzialmente buona, che porge sempre l'altra guancia, che difficilmente riesce a cogliere il male nella propria vita ed interpreta tali avvenimenti come una prova che il diavolo sta mettendo sul loro cammino. Adam non crede nell'esistenza del male ed è pienamente convinto che Dio si stia giocando di loro.
Il giovane regista Jensen, al suo terzo lungometraggio, prosegue nella trilogia dedicata ai derelitti della società realizzando un'opera vincitrice del premio Miglior film al Noir Film Festival di Courmayeur del 2005. L'originalità della pellicola sta soprattutto nell'aver presentato la trama con una accentuata forma di humor nero rendendo il film anche molto divertente e strappando, più di una volta, qualche simpatica risata; il tutto, comunque, nel massimo rispetto per temi come l'amore e la religione.
La violenza e l'irriducibilità di Adam (che arriverà anche a pestare a sangue il prete) sarà una tappa obbligata per giungere poi ad una inaspettata conversione. Il contesto religioso in cui sarà costretto lo porterà ad una serie di riflessioni sulla vita, sul destino e sulle punizioni divine.
Il bene e il male nel loro eterno faccia a faccia. Contrapposti uno all'altro un po' come il quadro di Hitler nella stanza di Adam, che continua a cadere e il libro di Giobbe che, cadendo pure quello, si apre misteriosamente sempre sulla stessa pagina.
Un bellissimo film che, tramite il personaggio di Adam, ci invita a riflettere su noi stessi, sull'interpretazione degli eventi della vita, sulle sofferenze dell'esistenza (morte, malattie, handicap, violenze tra le mura domestiche) sul senso della fede e sulla rinascita di un uomo. Quando tutto sembra ormai perso definitivamente ... ecco che la possibilità di una redenzione qualche volta c'è. Il frutto proibito, questa volta, non ci ha scacciato dal Paradiso terrestre ma è servito per reintrodurci in una società che sembrava diventare un miraggio sempre più improbabile.
Piergiorgio Ravasio
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