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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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26-01-2007 |
11-01-2007 |
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| Il sito ufficiale | ||||
| www.loveandhate.it | ||||
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Love +
Hate è l'opera prima del regista Dominic Savage che esordisce al cinema dopo
una serie più o meno fortunata di produzioni televisive per la BBC che gli hanno
fruttato anche il Bafta Award come regista esordiente per la Fiction 2001. Il
passaggio dal piccolo al grande schermo, tuttavia, non sempre porta con sé il
plauso della critica con quei riconoscimenti che sicuramente sono anche frutto
di anni di studio (la National Film and Telefilm School nel suo caso) e di
applicazione sul campo. È il caso di quest'opera prima che, purtroppo, non
riesce a decollare oltre le lodevoli e ottimistiche aspirazioni del regista nel
voler trattare un tema delicato e attuale quale quello dell'integrazione
sociale.
Sullo sfondo dell'Inghilterra del nord un ragazzo occidentale (Adam) finisce per innamorarsi di una ragazza pakistana. Ma il cuore di lui deve fare i conti con la mentalità del posto, restia a qualunque forma di integrazione che vede molti, in primis il fratello, schierarsi contro l'ipotesi di qualunque accenno al dialogo.
Poco sviluppato risulta essere l'aspetto legato alla difficoltà per una ragazza asiatica, come la protagonista Naseema, di vivere in una società di bianchi con le inevitabili difficoltà che remano contro. Il desiderio di essere parte attiva e partecipe di quanto vede succedere intorno a lei (specie nel caso di una persona asiatica per natura molto legata alla tradizione) stenta ad emergere in questo film che pare abbia solo fretta di coronare la storia d'amore tra i due.
A tutto ciò vanno ad aggiungersi anche l'inevitabile scontro tra religione e sentimento, le differenze di tradizioni familiari, l'odio razziale, le storie di altri amori più o meno acquistati sui marciapiedi della città. I limiti, i contrasti, le difficoltà non ricevono adeguato spazio e finiscono per affogare sullo sfondo di una città industriale e di quelle divisioni che invece alimentano le varie forme di segregazione.
Cos'è l'ipocrisia? Cos'è il razzismo? Cosa significa essere razzisti? È possibile cambiare e non esserlo più? Interrogativi questi a cui un film certamente non può mai pretendere di rispondere, ma che in questo caso rimangono forse un po' troppo incompiuti. Storie e relazioni vissute in situazioni estreme ma che non hanno ricevuto la giusta collocazione che si meritavano. Insomma: troppa carne al fuoco, col risultato finale di rimanere a bocca asciutta.
Piergiorgio Ravasio
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