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Gennaio 2004 |
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Se non vuoi anticipazioni sulla trama NON LEGGERE le parti SCRITTE IN BLU.
Nathan Algren (Tom Cruise) è un eroe per tutti i successi riportati in battaglia.
E' un eroe che narra le vecchie storie delle battaglie di cui è stato
protagonista in cambio di un misero compenso; è un eroe infelice e insoddisfatto
della propria vita che affoga la depressione nell'alcool. Algren viene fatto
chiamare dall'imperatore del Giappone che gli vuole assegnare l'addestramento
dell'esercito giapponese per portarlo contro un gruppo di Samurai ribelli
capitanati da Kasumoto (Ken Watanabe); Algren, attratto da un guadagno che
sembra essere molto facile, parte con un gruppo di compatrioti alla volta del
Giappone. Una volta arrivato dall'altra parte dell'Oceano si accorge subito di
quanto l'esercito sia inadatto ad affrontare i samurai in battaglia,
ma, nonostante la sua opposizione, il comando giapponese
decide comunque di mandare all'attacco i propri uomini. La battaglia si rivelerà
un bagno di sangue e sancirà la cocente sconfitta dell'esercito dell'imperatore.
Algren sarà catturato dai Samurai, e vivendo con loro darà una svolta a tutta la
propria esistenza.
Un gran bel filmone, un kolossal da Oscar, uno sforzo produttivo ingente e uno
sforzo artistico che non è comune a tanti film ad alto budget usciti negli
ultimi tempi. Un film d'autore (che fornisce molti spunti di riflessione)
ma che sa anche essere epico e spettacolare (come era successo anche con
"Master & Commander - Sfida ai confini del mare", altra piacevole
sorpresa di questa stagione). Un film per tutti i gusti. Questo è
"L'Ultimo Samurai", l'ultimo film interpretato e prodotto da Tom Cruise. Una
pellicola che, fra i suoi più grandi pregi, ha quello di saper miscelare questi
diversi aspetti senza che nessuno abbia il sopravvento o faccia diminuire
l'importanza degli altri.
Innanzitutto non manca lo spettacolo che solo una grossa industria come
Hollywood è in grado di creare: costumi, oggetti di scena, ricostruzioni degli
edifici tradizionali giapponesi (ricordo che buona parte del film è stata
girata, in realtà, in Nuova Zelanda e non in Giappone) sono tutti lì sullo
schermo a testimoniare l'ingente sforzo produttivo, ma anche la maniacale
attenzione per i dettagli e per la accurata ricostruzione di una ben precisa
epoca storica. Non mancano, poi, paesaggi mozzafiato (come la valle in cui
Kasumoto si nasconde con i suoi fedeli samurai), avvincenti scene di battaglia
ben sceneggiate, dirette, girate e montate, musiche a tratti intime e a tratti
travolgenti (sempre bravo Hans Zimmer), effetti sonori che sottolineano
atmosfere e accentuano situazioni (come le percussioni che simulano il battito
del cuore durante un cruciale duello). Nulla sembra lasciato al caso.
L'attenzione dell'intera troupe sembra essersi concentrata per rendere allo
stesso livello ogni parte di una scena, dal dettaglio più insignificante ai
grandi affreschi di massa con tanto di migliaia di comparse (come nelle epiche
scene di battaglia).
Accuratezza che si riscontra anche nei dialoghi: mai banali, nè eccessivamente
retorici. I personaggi interagiscono tra di loro nella perfetta armonia
creata dagli sceneggiatori. Basta andare a considerare i rapporti che Algren
costruisce poco a poco con i samurai del villaggio di Kasumoto. La lealtà, il
rispetto per la inflessibile disciplina e la dedizione con cui i samurai si
dedicano "alla ricerca della perfezione in ogni singolo gesto"; rispetto e
infine amore che si costruisco poco a poco, passo per passo, sia da una parte
che dall'altra. Fino alla svolta che porterà il capitano dell'esercito degli
Stati Uniti a rivedere tutta la propria esistenza, ma anche, finalmente, a
liberarsi dai fantasmi che continuavano ad ossessionarlo dal passato.
Ma "The Last Samurai" non è solo spettacolo (per gli occhi e per
l'anima). E' anche la parabola esistenziale del capitano Algren,
interpretato da un Tom Cruise ormai pienamente maturato, che si impegna in ogni
modo per regalare una performance degna di nota (e forse anche di un bell'Oscar,
vedremo...). Algreen parte dalla disperazione per arrivare infine a trovare una
dimensione in cui riesce ad essere di nuovo sereno e felice. E questo,
sottolineo la particolarità del film, non realizzando un sogno in patria, nella
(qui ingrata) terra statunitense, ma tra le campagne del Giappone. Non grazie
agli ideali, ai principi e alle tradizioni su cui la comunità americana fonda le
proprie radici, ma in una cultura tanto lontana da risultare incomprensibile a
chi sta dall'altra parte dell'Oceano.
E così, per una volta, gli Americani non sono i salvatori della patria; non
sostengono la propria cultura a danno di altre manifestando la assoluta mancanza
di apertura mentale. La tematica dell'integrazione culturale tra due
estremi che sembrano così lontani (incarnata dal personaggio del capitano Algren
ed dal suo antagonista Kasumoto) è una delle parti che ho trovato più
affascinanti nel film. Due uomini che si arricchiscono a vicenda assorbendo gli
insegnamenti che anche il nemico può dare. In questo senso "L'Ultimo Samurai"
può essere accostato a "Balla coi Lupi" (Kostner entrava a far parte di
una tribù indiana); tanto per mostrare che la felicità la si può trovare anche
al di fuori del sogno americano, che in alcuni casi può aver portato
un'esistenza (addirittura quella di un eroe!) nel fango. Di dimostra come il
coraggio, la dignità e il rispetto per la propria vita li si possono anche
ricostruire dall'altra parte dell'Oceano, lontani dalla terra, ma anche dagli
ideali tipicamente americani. Grazie a nuovi valori si può rinascere a vita
nuova si può trarre nuova linfa vitale dalle "cose che" si è "imparato ad
amare".
Daniele T.
http://lastsamurai.warnerbros.com
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| Nickname | mannula | Data | 05-05-2005 |
| Commento | questo film è stato uno dei migliori che ho visto in tutta la mia vita,e soprattutto tom cruise è stato molto bravo ad immedesimarsi nel personaggio.tom sei il migliore!!!!!!!!! | ||
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| Nickname | - | Data | 03-10-2006 |
| Commento | E un vero capolavoro, affascina tutto il film in generale, a chi non sarebbe piaciuto vivere uno scorcio di vita così. Io lo farei pure oggi. | ||
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