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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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11-05-2007 |
26-04-2007 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Già con i precedenti "Good morning Vietnam" e "Sesso e potere" le medesime tematiche erano state affrontate dal regista Barry Levinson (un´ottima reputazione nell´industria cinematografica e televisiva come autore, regista e produttore, nonché Premio Oscar nel 1998 per "Rain Man"). Ora, nella nuova pellicola "L´uomo dell'anno", torna a portare in primo piano un argomento di grande attualità come quello della politica. Ispirandosi ad un fatto di cronaca (le elezioni presidenziali del 2004, dove il vincitore è stato proclamato a seguito di un errore nella macchina elettronica per le votazioni) Levinson ci pone davanti ad uno scenario alquanto irreale: cosa succederebbe se delle elezioni portassero alla Casa Bianca uno dei personaggi più comici del momento? La risposta a questa domanda ci viene offerta dall'eccellente interpretazione del grande Robin Williams che, con il suo inconfondibile e inimitabile umorismo tagliente e col suo repertorio di personaggi intensi e indimenticabili, questa volta interpreta il ruolo di Tom Dobbs: un uomo che ha fatto carriera televisiva prendendo in giro i politici e facendosi portavoce di una nazione esasperata.
Un film, specchio della cultura contemporanea, che ironizzando apertamente su politici e politica in genere, suscita sì facili risate, ma nel contempo ha il merito di esplorare argomenti e territori assolutamente attuali e rilevanti, conducendoci a profonde riflessioni sulle questioni affrontate, proprie del secolo che stiamo vivendo. Senza volersi schierare a favore di una linea politica democratica piuttosto che repubblicana, Dobbs sembra voler rivolgere un monito ad entrambe le parti in causa: politici e gente comune. Ai primi, spesso abili imbonitori, che durante un irriverente dibattito elettorale tentano di distogliere l´attenzione degli elettori parlando di cose che toccano la loro emotività evitando, invece, di affrontare i problemi reali. E al popolo, pur sempre sovrano dei risultati di una qualsivoglia elezione, spronandolo a non allontanarsi dalla propria classe dirigente non sentendosi dalla stessa rappresentato.
All'umorismo, che fa da fondamento alla gradevole pellicola, si accosta anche una parte di suspense rappresentata dalla corruzione della Delacroy Voting Systems (la società informatica per le votazioni), il cui responsabile dell'ufficio legale (Jeff Goldblum) incarna il prototipo dell'uomo senza scrupoli, disposto a tutto pur di salvare gli interessi commerciali dell'azienda. A far da spalla al neo presidente in carica, troviamo Christopher Walken ("Il cacciatore", "La zona morta", "Romance & Cigarettes", "Prova a prendermi") e Jeff Goldblum, attore di grande talento e successo della sua generazione che, spaziando tra cinema, televisione e teatro ci ha offerto, negli anni, grandi interpretazioni in pellicole come "Il giustiziere della notte", "Jurassic Park", "Indipendence Day", "La mosca", "Tutto in una notte".
Al di sopra di tutti, comunque, l´attore preminente di tutta la vicenda è sempre lui: Robin Williams, personaggio esilarante ed apprezzato che conserva sempre la sua indole comica anche quando cerca di scuotere il sistema, mettendo in luce le assurdità della vita, attraverso le sue acute osservazioni politiche e sociali. Allontanatosi dalla commedia per famiglie, suo cavallo di battaglia, che da sempre lo ha reso famoso presso il pubblico, oggi lo troviamo nelle vesti di un uomo onesto, di grande senso dell'onore e di grande carattere, che si fa avanti per raccontare la verità senza tenere conto delle conseguenze che il suo gesto potrà avere per lui.
Con uno stile a tratti documentaristico (la telecamera portata a spalle rende bene l´immagine di una vera campagna elettorale seguita passo dopo passo), il film è una lampante esortazione a prestare molta attenzione quando si va a votare. Un campanello d´allarme a suon disteso per svegliare la gente da quel torpore che spesso ci attanaglia in situazioni di dovere civico e che ci ricorda quanto sia importante votare qualcuno che sia fonte di ispirazione; magari anche impopolare, ma che aiuti tutti ad entrare a testa alta nel nuovo millennio. E già che ci siamo, ogni tanto, non dimentichiamoci anche di rinnovare la classe dirigente. D'altronde, come ironicamente sottolinea la battuta finale del film: "I politici sono come i pannolini: bisogna ricordarsi di cambiarli spesso... e sempre per lo stesso motivo".
Piergiorgio Ravasio
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