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 Scheda tecnica

M:I:III - Mission: Impossible III

Regia

J. J. Abrams

Genere

Azione

Anno

2006

Nazionalità

USA

Interpreti

Tom Cruise, Philip Seymour Hoffman, Laurence Fishburne, Jonathan Rhys Meyer, Keri Russell, Ving Rhames

Titolo Originale

Mission: Impossible III

Durata

2 h, 00 '

 

Link Il sito ufficiale

www.missonimpossible.com

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di Daniele Toninelli

 

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La Classifica di Movie Maniac: "MM Parade"

A "M:I:III" manca il tocco di un vero autore. J. J. Abrahams (su creature "Alias" e "Lost") gira secondo i canoni classici del genere action, ma non sa innovare, non ha particolari guizzi creativi. Per una serata di svago, il film va benissimo, anche se è un po' lungo. Ottimi effetti speciali e sonori. E il coinvolgimento degli affetti personali di Ethan Hunt fa stare sulle spine. Il cast stellare (Seymour Hoffman, Rhys Meyers, Fishbourne, la Monaghan e tanti altri) è poco sfruttato e Cruise produttore lascia agli altri le briciole. Sarebbe potuto essere un lavoro più corale.   DT

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La Trama

di Daniele Toninelli

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        L'agente dell'IMF (Impossible Mission Force) Ethan Hunt (Tom Cruise), ha ormai trovato una dolce metà, una bella infermiera (Michelle Monaghan) e non vede l'ora di convolare a nozze, lasciarsi alle spalle le rischiose missioni che in genere gli venivano assegnate e dedicarsi ad una più tranquilla vita familiare. Ciò non si rivelerà essere possibile. Hunt viene richiamato in servizio attivo da un suo superiore: una delle reclute che aveva addestrato durante la sua permanenza nell'IMF è tenuta in ostaggio in un edificio che parrebbe impenetrabile. Ad Hunt viene assegnata una nuova squadra, di cui fanno parte due nuovi acquisti ed una vecchia conoscenza, che si mette subito all'opera. I quattro agenti si trovano ad avere a che fare con un caso piuttosto complesso. Riescono ad arrestare un potente e spietato trafficante d'armi (Philip Seymour Hoffman), ma durante il trasferimento negli Stati Uniti, qualcosa va storto e il trafficante riesce a fuggire e a sequestrare la moglie di Hunt...

 

Secondo me…    (la recensione)

di Daniele Toninelli

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        A "M:I:III" manca il tocco di un vero autore. La scelta di assegnare ciascun episodio che vede per protagonista l'agente della IMF Ethan Hunt ad un regista differente mi sembra una operazione azzeccata: ogni film assume poi una connotazione anche molto diversa a seconda del regista che ha in mano le redini. Finora, inoltre, si è rivelata anche una scelta vincente. "Mission: Impossible" (di Brian De Palma, 1996) e "Mission: Impossible II" (di John Woo, 2000) erano due film completamente differenti tra loro e gli incassi sono andati vertiginosamente crescendo (cosa piuttosto rara, per un sequel). Il primo film del 1996 era più complesso e strutturato, prevaleva il tema del gatto che gioca con il topo (in gabbia) e la componente più puramente spionistica della storia raccontata. Il secondo episodio era azione allo stato puro: scene adrenaliniche al limite del verosimile, spettacolo ed effetti da urlo e la contaminazione con le discipline orientali di arti marziali alla Matrix. Filo conduttore tra i due episodi, oltre a Cruise, missioni impossibili, adrenalina, imprese al limite dell'umano, tecnologia, colpi di scena, ... .

        Questo terzo episodio è stato assegnato invece a J. J. Abrahams, reduce dai successi televisivi di "Alias" e "Lost". Purtroppo le fortune di questo regista non sembrano essere, dal punto di vista cinematografico, al pari di quelle televisive e non basta usare in certe scene la camera a mano per lasciare la propria impronta sulla pellicola. Anche se in realtà non è del tutto per demerito suo che ciò accade. Se infatti le scene d'azione sono girate mantenendo intatti i canoni del cinema di genere (macchina a mano che salta da un'inquadratura all'alta, montaggio mozzafiato, inseguimenti a rompicollo, imprese al limite del verosimile, esplosioni, acrobazie, ...) quello che manca è un po' di innovazione, un guizzo creativo che, a differenza dei due episodi precedenti, qui manca. Tanto che il film non è in grado di differenziarsi da tanti altri action movie.

        Per una serata di svago, il film va benissimo. E' un po' lunghetto e inizia con un flashback che non finisce più, ma per restare soddisfatti basta non pretendere troppo o essere fan di Cruise (che, tra parentesi, è vistosamente invecchiato ma se la cava abbastanza bene se è vero che non ha mai voluto alcuna controfigura per le scene pericolose). Ottimi effetti speciali e sonori, che sottolineano la solita maestria dei tecnici cinematografici statunitensi. Alcuni critici hanno contestato il fatto che per gli interni del Vaticano è stata usata la Reggia di Caserta. E chi se ne frega! Se la produzione non aveva ottenuto il permesso di girare in Vaticano, che altre soluzioni si potevano proporre? Vogliamo parlare della Baghdad ricostruita per "La Tigre e la Neve"? Nel film anche qualche striminzita parentesi ironica (il furgone della squadra blocca il traffico di una via di Roma, e i romani "se fanno sentì"...), ma senza esagerare; e sì che il regista in una intervista sosteneva di aver messo in evidenza il lato ironico del personaggio protagonista... ma dove? Non manca nemmeno la giusta dose di coinvolgimento degli affetti personali di Ethan Hunt, che così sta ancora di più sulle spine e fa stare sulle spine il pubblico, rendendo ancor più cattivo il personaggio di Hoffman. Però il tema della "moglie dell'agente che non sa dell'attività del marito" è un po' usurato, oramai!

        Dopo due ore di proiezione si esce quasi stanchi (ma non del tutto soddisfatti). A me in particolare è dispiaciuto che questo episodio, nonostante i pregi che ha, non abbia saputo rimanere sul livello dei precedenti, nonostante un cast stellare non valorizzato a sufficienza: il bravissimo e qui cattivissimo Philip Seymour Hoffman (fresco Oscar per "Truman Capote: A Sangue Freddo"), il simpatico compagno di squadra di Hunt (l'eccezionale Jonathan Rhys Meyers di "Match Point"), il capo-iena Lawrence Fishbourne, e tanti altri. Forse si è cercato di creare le premesse per un lavoro corale, ma Cruise ha pensato di riservare quasi tutti gli spazi per sè e lascia poche briciole di tempo ai coprotagonisti. J. J. Abrahams non poteva, d'altra parte, che sottostare agli ordini del suo produttore e protagonista.

        Daniele Toninelli

 

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