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Piergiorgio Ravasio

 

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My Summer of Love

Scheda               

Regia

Paul Pavlikovsky

Genere

Drammatico

Anno

2004

Nazionalità

Gran Bretagna

Interpreti

Emily Blunt, Nathalie Press, Paddy Considine, Dean Andrews

Titolo Originale

My Summer of Love

Durata

1 h, 26'

 

Il Voto            

di Piergiorgio Ravasio

5,00 /  10

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La Storia / L'Opinione

di Piergiorgio Ravasio

        Una finta estate d'amore.

 

        Durante le vacanze estive, nella coreografia della splendida campagna inglese dello Yorkshire, la giovane Mona incontra, conosce, frequenta e si innamora dell'amica Tamsin. Il film narrerà le vicissitudini amorose delle due donne: l'amore, le incomprensioni, le gioie, i dolori, i tradimenti.

        Sarà la fase adolescenziale o che altro, ma il film esalta l'esistenza (talvolta molto vuota) dei giovani di questa fascia di età. Nessun ideale di vita a parte quello di riempire inutili giornate estive, fumare sigarette in continuazione e abbandonarsi a troppi bicchieri di alcool. E' per tale ragione, infatti, che il film termina senza una conclusione ben delineata, riducendosi ad un semplice spaccato di vita di due ragazze nel periodo della vacanze scolastiche. Sembra di assistere alle classiche storielle d'amore da riviera romagnola: un appassionato inizio al primo giorno di spiaggia, per poi consumarsi con le lacrime agli occhi sui binari di un treno in partenza per casa.

        Oltre alla timida, schiva Mona e alla ricca, viziata compagna Tamsin, si aggiunge la figura di Phil: fratello della prima, fanatico religioso convertito alla fede, che e' passato dallo stress della gestione di un pub al riposo forzato delle mura carcerarie.

        Argomento religioso affrontato in maniera esasperata, ridicola nonchè accostato a tanto di evocativa seduta spiritica. Nella varietà dei molti soggetti, forse se ne poteva trovare un altro più in sintonia con la vita delle due protagoniste. Anche perchè la spiritualità del "Reverendo Phil" non e' di nessun conforto ed aiuto alla sorella per farla emergere dal nonsenso di una vuota esistenza (che è poi il fine principale della scelta religiosa di un qualunque credente).

        Dulcis in fundo non potevano mancare i pregiudizi e la mentalità retrò e chiusa della gente di paese, che non vede di buon occhio l'intima relazione tra le due donne.

        Alla fine della pellicola, tra l'altro piuttosto lenta nel ritmo narrativo, rimane solo lo spettacolo del paesaggio. Una piccola cittadina britannica postindustriale, immersa nei caldi colori di una natura molto viva.


                             Piergiorgio R.

 

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