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Settembre 2004

 

 

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Ray

Scheda               

Regia

Taylor Hackford

Genere

Biografico

Anno

2004

Nazionalità

USA

Interpreti

Jamie Foxx, Kerry Washington, Regina King, Clifton Powell

Titolo Originale

Ray

Durata

2 h, 32 '

 

Il Voto            

8,10 /  10

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In breve...

Basterebbe la sola musica di Ray Charles per rendere grande un film. “Ray” è una affascinante ed esauriente biografia in cui si trasporre sullo schermo tutta la sua grandezza. Si segue in modo parallelo l’infanzia di Ray e l’evoluzione della sua carriera mettendo in evidenza del personaggio tutte le sfaccettature gli eccessi e le contraddizioni, in perfetto equilibrio tra la il pericolo della adorazione e quello del sensazionalismo. Ci sono anche molti spunti di riflessione e una autentica lezione di vita. Jamie Foxx è da applauso.

 

ATTENZIONE! Se non vuoi anticipazioni sulla trama NON LEGGERE le parti SCRITTE IN BLU.

 

Il Plot

     

        Ray Charles Robinson (Jamie Foxx) compra un biglietto per andare a Seattle. Durante il viaggio in pullman con la memoria torna all'infanzia, quando viveva con la madre (Sharon Warren) ed il fratellino minore. Per un tragico incidente il fratellino morirà, mentre gli occhi di Ray saranno infettati da una malattia che lo renderà in breve cieco. Arrivato in un locale di Seattle, la donna che lo gestisce capirà subito di avere davanti una persona dall'enorme talento e inserità Ray nel gruppo del locale diventandone la manager. Qualche mese più tardi Ray si accorgerà però di essere raggirato dalla agente e dal cosiddetto "leader" del gruppo: deciderà così di passare sotto l'etichetta Atlantic, per la quale inciderà un certo numero di dischi portando le proprie canzoni in trionfo per tutti gli Stati Uniti. Nel frattempo avrà anche il tempo di sposarsi, fare tre figli con la moglie, spargere per gli States la bellezza di altri 9 figli (in totale: 12 figli, 21 nipoti e 5 pronipoti, come recitano i titoli di coda), sedurre, durante i tour, diverse donne, avere successo in tutto il mondo.

 

 

Secondo me…

     

        Basterebbe la sola musica di Ray Charles per rendere grande un film. Ma Taylor Ackford va oltre: con “Ray”, accurata, affascinante ed esauriente biografia di The Genius (come è stato ribattezzato Ray Charles), il regista del film riesce a trasporre sullo schermo tutta la grandezza dell’artista scomparso nel 2004 e della sua musica.

        Con continui salti temporali e flashback alternati in modo sapiente dal montaggio, il film segue in modo parallelo l’infanzia di Ray (lo stretto rapporto con la madre, la perdita del fratello, la malattia agli occhi) e l’evoluzione della sua carriera a partire dal viaggio in pullman verso Seattle, dove si procurerà il primo ingaggio.

        Sarà che la vita di Charles è particolarmente adatta ad essere trasposta sullo schermo, ma il film riesce comunque a mettere in evidenza del personaggio tutte le sfaccettature, luci (il successo, la carica innovativa, la grandezza come entertainer, la onestà dell'uomo che spesso sconfina nell'ingenuità, il successo con le donne,…) ed ombre (la droga, la fragilità, le paure dell’infanzia che continuano ad assillarlo, la disillusione per il tradimento delle persone più care,…), riuscendo a mantenersi perfettamente in equilibrio sul sottile confine che separa l’impulso di venerare un idolo della musica mondiale da intenti più prettamente “gossippari” e sensazionalistici (come sarebbe stato, ad esempio, se il regista si fosse servito delle tante donne di Ray o del vizio della droga per attirare il pubblico, come tante biografie non autorizzate fanno).

        Regista e sceneggiatori non scelgono nessuna di queste due strade, trattano The Genius con rispetto reverenziale e non pigiano nemmeno eccessivamente sul lato tragico degli eventi. Riescono invece a realizzare un film che offre anche molti spunti di riflessione e, soprattutto, una autentica lezione di vita (la volontà che permette di superare tutte le difficoltà, la forza delle proprie convinzioni, quanto l'uso di droghe può rovinare un uomo). La scena in cui la madre vede il bambino Ray cadere per terra e aspetta in silenzio che riesca a cavarsela da solo per poi farsi sopraffare dalle emozioni è memorabile e potrebbe essere di lezione a molti genitori moderni.

        Un sapiente lavoro di casting, poi, contribuisce in modo rilevante alla eccellente riuscita dell’operazione. Il protagonista è perfetto: un Jamie Foxx (già segnalatosi in “Collateral”) da applauso che non solo somiglia in modo impressionante al vero Ray Charles, ma riesce anche (mostrando il grande lavoro di preparazione che sta dietro ad una parte come questa) a riprenderne movenze e modi di fare, trasformandosi perfettamente nel Ray che tutti conosciamo. Eppure fà proprio il personaggio e mantiene intatta quella funzione che ogni attore come si deve dovrebbe svolgere, cioè il riuscire a trasmettere una gamma completa di emozioni agli spettatori (che si rispecchiano nel sorriso e nella commozione). Spesso sembra di assistere a concerti veri di Foxx e non si capisce che la voce che si sta sentendo è quella di Ray Charles: il playback è perfetto e l’attore protagonista, aiutato dalla sapiente regia e da un montaggio molto accurato, riesce a sincronizzare perfettamente movenze, smorfie, espressioni del viso con la musica.

        Se fossi un artista vorrei che, una volta scomparso, su di me venisse fatto un film come “Ray”. Non poteva essere realizzata pellicola migliore per celebrare la sua grandezza, per riconoscere i suoi meriti, per farlo conoscere meglio al mondo, senza ipocrisie e senza falsità o senza la banale accondiscendenza con cui di solito agli scomparsi si perdona tutto.

            Daniele Toninelli

 

Vedi anche: LA RECENSIONE DI PIERGIORGIO R.

 

Il sito ufficiale del film

www.uip.it

 

 

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INCASSI

(USA / Italia)

8,10 / 10

Molto Bello

** / 5

Debole

** / 5

Così così

8,10 / 10

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Medi / -

 

 

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