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Ray |
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Scheda |
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Regia |
Taylor Hackford | |
Genere |
Biografico | |
Anno |
2004 | |
Nazionalità |
USA | |
Interpreti |
Jamie Foxx, Kerry Washington, Regina King, Clifton Powell | |
Titolo Originale |
Ray | |
Durata |
2 h, 32 ' | |
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In breve... Basterebbe la sola musica di Ray Charles per rendere grande un film. “Ray” è una affascinante ed esauriente biografia in cui si trasporre sullo schermo tutta la sua grandezza. Si segue in modo parallelo l’infanzia di Ray e l’evoluzione della sua carriera mettendo in evidenza del personaggio tutte le sfaccettature gli eccessi e le contraddizioni, in perfetto equilibrio tra la il pericolo della adorazione e quello del sensazionalismo. Ci sono anche molti spunti di riflessione e una autentica lezione di vita. Jamie Foxx è da applauso. |
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Ray Charles Robinson (Jamie Foxx) compra un biglietto per andare a Seattle.
Durante il viaggio in pullman con la memoria torna all'infanzia, quando viveva
con la madre (Sharon Warren) ed il fratellino minore. Per
un tragico incidente il fratellino morirà, mentre gli occhi di Ray saranno
infettati da una malattia che lo renderà in breve cieco. Arrivato in un
locale di Seattle, la donna che lo gestisce capirà subito di avere davanti una
persona dall'enorme talento e inserità Ray nel gruppo del locale diventandone la
manager. Qualche mese più tardi Ray si accorgerà però di
essere raggirato dalla agente e dal cosiddetto "leader" del gruppo: deciderà
così di passare sotto l'etichetta Atlantic, per la quale inciderà un certo
numero di dischi portando le proprie canzoni in trionfo per tutti gli Stati
Uniti. Nel frattempo avrà anche il tempo di sposarsi, fare tre figli con
la moglie, spargere per gli States la bellezza di altri 9 figli (in totale: 12
figli, 21 nipoti e 5 pronipoti, come recitano i titoli di coda), sedurre,
durante i tour, diverse donne, avere successo in tutto il mondo.
Basterebbe la sola musica di Ray Charles per rendere grande un film. Ma
Taylor Ackford va oltre: con “Ray”, accurata, affascinante ed esauriente
biografia di The Genius (come è stato ribattezzato Ray Charles), il regista del
film riesce a trasporre sullo schermo tutta la grandezza dell’artista
scomparso nel 2004 e della sua musica.
Con continui salti temporali e flashback alternati in modo sapiente dal montaggio, il film segue in modo parallelo l’infanzia di Ray (lo stretto rapporto con la madre, la perdita del fratello, la malattia agli occhi) e l’evoluzione della sua carriera a partire dal viaggio in pullman verso Seattle, dove si procurerà il primo ingaggio.
Sarà che la vita di Charles è particolarmente adatta ad essere trasposta sullo
schermo, ma il film riesce comunque a mettere in evidenza del personaggio tutte
le sfaccettature, luci
(il successo, la carica innovativa, la grandezza come entertainer, la
onestà dell'uomo che spesso sconfina nell'ingenuità, il successo con le donne,…) ed ombre (la droga, la
fragilità, le paure dell’infanzia che continuano ad assillarlo, la
disillusione per il tradimento delle persone più care,…), riuscendo a mantenersi
perfettamente in equilibrio sul sottile confine che separa l’impulso di
venerare un idolo della musica mondiale da intenti più prettamente “gossippari” e sensazionalistici (come sarebbe stato, ad esempio, se il regista si fosse
servito delle tante donne di Ray o del vizio della droga per attirare il
pubblico, come tante biografie non autorizzate fanno).
Regista e sceneggiatori
non scelgono nessuna di queste due strade, trattano The Genius con rispetto
reverenziale e non pigiano nemmeno eccessivamente
sul lato tragico degli eventi. Riescono invece a realizzare un film che offre
anche molti spunti di
riflessione e, soprattutto, una autentica lezione di vita (la volontà che
permette di superare tutte le difficoltà, la forza delle proprie convinzioni,
quanto l'uso di droghe può rovinare un uomo). La scena in cui la madre vede il
bambino Ray cadere per terra e aspetta in silenzio che riesca a cavarsela da
solo per poi farsi sopraffare dalle emozioni è memorabile e potrebbe essere di
lezione a molti genitori moderni.
Un sapiente lavoro di casting, poi, contribuisce in modo rilevante alla eccellente riuscita dell’operazione. Il protagonista è perfetto: un Jamie Foxx (già segnalatosi in “Collateral”) da applauso che non solo somiglia in modo impressionante al vero Ray Charles, ma riesce anche (mostrando il grande lavoro di preparazione che sta dietro ad una parte come questa) a riprenderne movenze e modi di fare, trasformandosi perfettamente nel Ray che tutti conosciamo. Eppure fà proprio il personaggio e mantiene intatta quella funzione che ogni attore come si deve dovrebbe svolgere, cioè il riuscire a trasmettere una gamma completa di emozioni agli spettatori (che si rispecchiano nel sorriso e nella commozione). Spesso sembra di assistere a concerti veri di Foxx e non si capisce che la voce che si sta sentendo è quella di Ray Charles: il playback è perfetto e l’attore protagonista, aiutato dalla sapiente regia e da un montaggio molto accurato, riesce a sincronizzare perfettamente movenze, smorfie, espressioni del viso con la musica.
Se fossi un artista vorrei che, una volta scomparso, su di me venisse fatto un
film come “Ray”. Non poteva essere realizzata pellicola migliore per
celebrare la sua grandezza, per riconoscere i suoi meriti, per farlo conoscere
meglio al mondo, senza ipocrisie e senza falsità o senza la banale
accondiscendenza con cui di solito agli scomparsi si perdona tutto.
Daniele Toninelli
Vedi anche: LA RECENSIONE DI PIERGIORGIO R.
Movie Maniac Parade |
Ciak |
Corriere della Sera |
International Movie Data Base |
INCASSI(USA / Italia) |
| 8,10 /
10
Molto Bello |
** / 5
Debole |
** / 5
Così così |
8,10 /
10
(18-01-05) |
Medi / - |
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Vedi anche: LA RECENSIONE DI PIERGIORGIO R.