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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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29-02-2008 |
04-02-2008 |
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| Siti ufficiali del film: | ||||
| www.mediafilm.it/rec/ | ||||
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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"Vorrai chiudere gli occhi, fermare quello che sta succedendo, ma non puoi. Perché sei parte di esso. Corri ... Scappa ... Sopravvivi ... Ma non smettere mai di registrare".
Con questa angosciante presentazione, che campeggia sotto il titolo della locandina, arriva nelle sale italiane il nuovo horror che, a quanto dicono, ha letteralmente terrorizzato Venezia lo scorso settembre in occasione della 64esima edizione del Festival del Cinema. A firmare questa discreta pellicola troviamo Jaume Balagueró, giovane regista che, con uno stile molto personale, si era già reso meritevole di un solido riconoscimento professionale grazie alla sua opera prima "Nameless" (applaudito unanimemente da pubblico e critica) e all'altro grande successo di botteghino "Darkness", che ha segnato una svolta storica per il cinema spagnolo nel mercato internazionale. Senza tralasciare il suo terzo lungometraggio, quel "Fragile", presentato pure lui a Venezia nel 2005, e che aveva visto la partecipazione di attori del calibro di Calista Flockhart. Questo breve excursus solo per sottolineare che ci troviamo davanti sicuramente ad un talento registico non secondario, al quale si è aggiunto anche quello di Paco Plaza ("Second name" e "I delitti della luna piena"). Due brillanti carriere nel cinema di genere fantastico che hanno portato i due ad unire le proprie forze nell'intento di toglierci il fiato con il loro ultimo lavoro: "Rec".
Già di per sé il titolo, nel sottolineare la lucina rossa di una videocamera in fase di registrazione, ci rimanda inevitabilmente a due precedenti: la lontana (e speriamo altrettanto dimenticata) abile montatura commerciale, spacciata come verità, e invece costruita ad arte per spillare soldi agli spettatori (ci riferiamo alla "Strega di Blair") e il recentissimo "Cloverfield" che, col suo ritmo concitatissimo ed una camera in nervoso movimento, costringe molta gente ad abbandonare la sala in preda a mal di testa e indisposizioni varie. Ma per grazia divina questi tempi oscuri, soprattutto per la prima pellicola, appartengono ad un medioevo che si spera non faccia più ritorno.
Questa volta il reality si svolge nel corso di una notte in compagnia di una squadra di vigili del fuoco di Barcellona, per mostrare la nottata-tipo di questa categoria di lavoratori, impegnata in un duro incarico mentre la città è adagiata nel silenzio e nel riposo della notte. Angela, in spasmodica attesa del campanello di allarme che segna l'inizio di un intervento di soccorso, dopo averci illustrato alloggi e locali che accolgono questi intrepidi lavoratori, viene catapultata in una palazzina a filmare i soccorsi di una donna in preda ad urla disumane. I dubbi, le domande, le rivelazioni, la paura, il tentativo di sopravvivenza, le scoperte che via via verranno fatte ... chiaramente le lasciamo agli spettatori.
Buona sceneggiatura, se pur non apporta vistose innovazioni nel genere cinematografico, "REC" ha il merito di rappresentare con estrema frenesia, e soprattutto con le atroci urla dei vari protagonisti, un filmato in presa diretta, senza alcun filtro, rendendo la pellicola indiscutibilmente realistica. Totalmente ambientato all'interno di un palazzo gelosamente sigillato (ma qui, ovviamente, non vi diciamo il perché), con vie di fuga praticamente inesistenti ed una completa assenza di scene all'esterno, il film crea quel senso di claustrofobia che conduce lo spettatore - come i protagonisti - a condividere quel senso di ignoto, di inconsapevolezza di ciò a cui si sta andando incontro.
La videocamera, che permette di assistere alla vicenda come se fossimo direttamente protagonisti sul luogo delle riprese, governata in stile del tutto amatoriale, sembra diventare l'unica cosa da salvare: al di sopra di tutto e di tutti. Perennemente accesa, specchio di quell'universo televisivo ormai dilagante (leggi reality), la regia insinua un interrogativo non secondario: cosa e quanto è bene che la televisione ci faccia vedere? Quanto (spesso) essa è presa dal solo scopo di mostrare immagini a tutti i costi: immagini di urla, immagini senza scrupoli, immagini disumane?
Balagueró e Plaza, con questa loro realizzazione dal budget all'insegna dell'economia domestica, pur confezionata in uno stile già visto più volte, si distinguono per averci offerto una forma di paura non lontana da quella che può essere considerata la nostra vita di tutti i giorni: l'orrore che si consuma nel palazzo che potrebbe essere tranquillamente quello nel quale ognuno di noi vive quotidianamente. Una paura condita da scene di efferata violenza (la visione è sconsigliata a chi si impressiona facilmente) che garantisce, nel buio della sala, gli inevitabili momenti di spavento (anche se, a nostro avviso, per creare quella tensione continua forse ci voleva qualcosa di più). Unico neo degli 85 minuti, il doppiaggio. Ecco, forse, la ragione per cui Venezia ha molto apprezzato il film: perché lo ha visto in versione originale.
Piergiorgio Ravasio
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