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Rischio a Due |
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| Voto | 6,85 | |
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la locandina
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Genere |
Drammatico | |
Titolo Originale |
Two for the Money | ||
Nazionalità |
USA | ||
Anno |
2005 | ||
Durata |
2 h, 02' |
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Regia |
David J. Caruso | ||
Interpreti |
Al Pacino, Matthew McConaughey, Rene Russo | ||
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Un giovane, promessa del football americano, durante un importante match del campionato si frattura la gamba. Sarà costretto a ritirarsi dalle scene per un lungo periodo di tempo e le speranze di poter tornare a giocare si infrangeranno contro l'ostracismo delle società sportive. L'ex-campione comincia allora a lavorare in un call-center dove si raccolgono scommesse sportive e indovina un pronostico dopo l'altro. Viene notato da un importante boss delle scommesse di New York che lo convince a trasferirsi e a lavorare per lui. Il film, ispirato ad una storia vera, è discretamente costruito, riesce a creare una certa tensione e non presenta momenti morti. Ma, nonostante ciò, non riesce ad appassionare fino in fondo. Certo, interessa sapere come andrà a finire, ma al termine della visione si ha come la sensazione che ciò che si è visto non abbia pienamente soddisfatto il proprio palato, soprattutto nella prima parte. La cosa che più salta agli occhi è il divario tra il maestro Al Pacino e l'"allievo" Matthew McConaughey, che, nonostante sia stato insignito da People come uomo più sexy del mondo, di cose, come attore, ne deve ancora imparare... . Se da un lato l'istrionico Pacino è sempre padrone assoluto della scena e ci regala una performance che più di tutto il film vale il biglietto, McConaughey (di recente visto nella commedia "A Casa con i Suoi") non fa altro che fare lo spaccone per tutto il film (almeno fino a quando le cose gli vanno bene). Ma di strada, per arrivare ad eguagliare il collega, ne deve ancora fare. Il tema delle scommesse (e il rischio che comporta per i grandi scommettitori) è interessante. Ma, come la trasmissione televisiva che ha per conduttore il personaggio interpretato da Pacino, il film risulta a tratti artefatto (e un po' forzato), a tratti poco realistico. E, nonostante l'interpretazione, anche il proprietario dell'agenzia di New York non è poi un personaggio del tutto coerente, non è ben "costruito" dalla sceneggiatura, pare non sia del tutto sincero, come il film: dice delle cose, ma non sembra poi crederci tanto. | |||
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