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Novembre 2003 |
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Se non vuoi anticipazioni sulla trama NON LEGGERE le parti SCRITTE IN BLU.
Johnny Red Pollard (Tobey Maguire), per la crisi economica che ha colpito gli
Stati Uniti a partire dall'Ottobre del 1929, è costretto a lasciare la propria
famiglia, rimasta senza casa, per seguire come stalliere un allevatore di
cavalli. La passione per questi animali la aveva già da bambino e questo, vista
la sua statura, era l'unico modo possibile col quale avvicinarsi al mondo
dell'ippica. Pochi anni prima Charles Howard (Jeff Bridges) aveva avuto
l'intuito di passare dal settore ciclistico (aggiustava biciclette) al settore
automobilistico, e in pochi anni era diventato un abile venditore di auto. Un
giorno Charles decide, con la moglie, di investire i propri soldi acquistando un
cavallo da corsa, per questo si fa consigliare da un allenatore solitario, Tom
Smith (Chris Cooper) che sceglie due carte apparentemente perdenti: un piccolo
cavallo di nome Seabiscuit e un bizzoso e intrattabile fantino di nome Red.
Grande film in
costume… funziona sempre così! Un regista esordiente (o quasi) si conquista la
fiducia degli studios Hollywoodiani con un piccolo film dalle scarse pretese ma
dagli incassi confortanti, e poi il regista “spicca il volo”, arrivano i
soldi, le produzioni si fanno più ambiziose (e costose), anche se non sempre il
livello delle nuove opere è all’altezza di quelle degli esordi. E’ successo ai
fratelli Wachowski (quelli di “Matrix”) lanciati con “Bounce – Torbido
inganno”. Oppure a Peter Jackson (quello di “Il Signore degli Anelli”)
con “Sospesi nel tempo”. Tanto per citare due esempi positivi. Lo stesso
percorso l’ha seguito Gary Ross, regista di “Seabiscuit - Un mito senza
tempo”, dopo l’esaltante prova data con il piccolo e delicato
“Pleasanteville” (anche in quella occasione scelse come protagonista un
allora semi-sconosciuto Jerry Maguire).
In questo film il dispendio di mezzi e risorse è evidente: scopo del regista
(obiettivo centrato appieno) è di ritrarre un’epoca cruciale per la
società americana, quella che ha più di tutte minato l’ottimismo che in genere
alimenta quel popolo, quella che è stata una brusca frenata d’arresto per una
economia che sembrava essere inarrestabile. La crisi del 1929 con il crollo
della borsa e la conseguente depressione, la disoccupazione che sale alle
stelle, la povertà e la miseria in cui molte famiglie si videro precipitare, in
una parola il crollare delle fondamenta su cui ogni americano stava costruendo
il proprio sogno. Ross sceglie di raccontare quell’epoca con una accurata
ricostruzione di ambienti, strumenti, costumi, fotografie accuratamente scelte,…
e riesce a dare al suo film una interessante valenza storica.
Ma Ross utilizza soprattutto i personaggi del film e le loro vicende
personali per ricostruire il clima del tempo. Ci sarà chi saprà usare le proprie
capacità imprenditoriali per tenersi a galla, chi cercherà inizialmente di
isolarsi (deluso dalla vita) e chi darà sfogo alla propria rabbia e la propria
ribellione per il destino avverso contro tutto il resto del mondo,... tutti
personaggi interpretati da attori all'altezza della situazione. Il tutto (fatto
piuttosto straordinario!) lasciando da parte eventuali storie d’amore non
necessarie né funzionali al racconto, ma anche potenzialmente capaci di attirare
una buona fetta di pubblico. Scelta coraggiosa e singolare. Complimenti!
Il messaggio è positivo, ma lo stile scelto evita che si ricada nel patriottismo
facile e banale (e a volte fastidioso) di alcune produzioni americane. Anche
perché in questo caso, per quanto romanzata, si tratta di una storia vera. E
così l’immagine dell’indomabile biscottino, cioè Seabiscuit, e del suo
altrettanto intrattabile fantino è il simbolo di un’America che, pur ferita
dalla crisi del ‘29, riesce a trovare nel proprio animo la forza per
risollevarsi e per riscattare il proprio destino. Seabiscuit è il simbolo
della forza di volontà che mette in grado anche chi è stato sfavorito dalla
sorte di raggiungere qualsiasi obiettivo, ha incarnato il sogno delle classi
sociali dei lavoratori che si prendono la rivincita sulle classi più ricche è il
simbolo di tutti quelli che, disprezzati o male valorizzati, finalmente sanno
trovare l’occasione per emergere.
“Seabiscuit”
è l’ottimismo americano ritratto in una interessante foto d’epoca che può
lanciare messaggi validi ancora oggi. “Seabiscuit” è un film da vedere,
una galleria di personaggi complessi per cui non si parteggia in partenza,
personaggi veri; in primis Tobey Maguire, questa volta non tanto amichevole
Spider-Man di quartiere, ma ragazzo difficile e bizzoso, insoddisfatto e
tormentato. Ma è anche una pellicola che, con molte “furberie”, ha reso
interessante e avvincente uno sport che ho sempre considerato noioso come le
corse dei cavalli.
Daniele T.
Movie Maniac Parade |
Ciak |
Corriere della Sera |
International Movie Data Base |
INCASSI(USA / Italia) |
| 8,25 /
10
Molto Bello |
7,70 /
10
(03-11-2003) |
Molto Alti / Flop |
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Visione del Film |
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