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Spider-Man 2 |
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Scheda |
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Regia |
Sam Raimi | |
Genere |
Fantastico | |
Anno |
2004 | |
Nazionalità |
USA | |
Interpreti |
Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Alfred Molina, James Franco | |
Titolo Originale |
Spider-Man 2 | |
Durata |
2 h, 07 ' | |
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In breve... Scene d'azione più spettacolari e coinvolgenti, effetti speciali migliorati, un cattivo "da manuale" con le sue malvagissime 4 braccia meccaniche. Sam Raimi ha saputo rinnovarsi, i personaggi sembrano essere più maturi. Le scene d'azione sono puro divertimento. Protagonista un eroe "alla buona", meno "intoccabile", che soffre e si ferisce, che cerca aiuto. Come si fa a non amare un eroe così? "Vai, stendili tutti, Tigre!" |
Se non vuoi anticipazioni sulla trama NON LEGGERE le parti SCRITTE IN BLU.
Il dottor Octavius (Alfred Molina) sta lavorando ad un progetto di ricerca per
la Osborne Corporation, ora gestita dal figlio di Norman Osborn, Harry (James
Franco), per individuare una nuova fonte di energia che sembrerebbe essere
economica ed inesauribile. Durante la prima dimostrazione del potere di questa
nuova fonte energetica, però, qualcosa non va per il giusto verso e il Dottore
si trasforma in un mostro che diventa dipendente dalle sue braccia meccaniche,
dotate di intelligenza artificiale. Harry Osborne vede così fallire il proprio
progetto e, travolto dalla rabbia, non rinuncia a cercare Spider-Man che ritiene
responsabile della morte del padre. Per questo motivo assilla il suo migliore
amico, Peter Parker (Tobey Maguire) che è il fotografo ufficiale di Spider-Man,
ma non vuole riverlargli dove poter trovare il supereroe.
Nel frattempo Mary Jane (Kirsten Dunst), l'amica dei due nonchè vicina di Peter,
ha ottenuto un posto in una commedia teatrale a Broadway e si è decisa a
fidanzarsi con un ragazzo astronauta, figlio del direttore del Daily Bugle (J.
Jonah Jameson). Peter ne resta sconvolto e, per cercare di riuscire a costruirsi
una vita (anche sentimentale) rinuncia a vestire di nuovo i panni
dell'Uomo-Ragno. Ma la minaccia di Doc Ock su New York e sulle persone che gli
sono più care lo costringe presto a tornare sui propri passi.
La solita domanda da sequel, tanto per iniziare. E' meglio del primo o
no? Nel caso di "Spider-Man 2" è difficile stabilirlo e costruire una
graduatoria tra i due.
Le scene di azione sono migliori, più spettacolari e coinvolgenti. Anche gli effetti speciali, che avevo trovato un po' carenti nell'episodio 1, sono notevolmente migliorati e Spider-Man si integra meglio, nei suoi voli tra i grattacieli di New York, con l'ambiente circostante. E poi c'è il personaggio del cattivo, che in questi casi ha una parte preponderante per la buona riuscita del film, e che è a mio parere migliore dell'Osborn incarnato nel primo episodio da Willem Dafoe: Doc Ock è meno cartone animato ed è già entrato con le sue malvagissime 4 braccia all'interno della galleria dei migliori "cattivi" della storia del cinema. A parte il fatto che queste braccia meccaniche sono inquietanti quanto la luce rossa del computer di "2001 Odissea nello Spazio", la caratterizzazione di Alfred Molina rende Doc Ock meno "cartoon" del Goblin di Dafoe del primo episodio, più umano e per questo anche più interessante.
Dunque Sam Raimi ha saputo rinnovarsi, pur rimanendo nella "tradizione". I
personaggi sembrano essere più maturi, a partire dal protagonista,
Peter Parker - Tobey Maguire, che qui è ancora più confuso che in
"Spider-Man": non solo si ripropone con insistenza il peso schiacciante
della responsabilità per i superpoteri di cui Peter è dotato, ma il nostro eroe
è anche lacerato tra le opportunità che questi offrono (salvare gli indifesi,
aiutare la giustizia, consegnare velocemente le pizze, ...) e la preclusione
della possibilità di avere una vita normale che questi comportano
(l'impossibilità di impegnarsi al massimo all'università e avere una vita
sentimentale e lavorativa stabile, la stanchezza, la frustrazione per il fatto
che anche agendo a fine di bene a volte non si viene "capiti", ...). Se poi si
aggiunge il fatto che i superpoteri non sembrano essere così facilmente
addomesticabili ... ne derivano, per il protagonista, dubbi, sogni infranti,
insoddisfazione, ... Tutti elementi che fanno di Peter/Spider-Man uno degli eroi
dotati di maggior spessore (e dalla personalità più complessa) che siano passati
dal fumetto alla pellicola cinematografica.
Anche i co-protagonisti non tradiscono le aspettative e sembrano
cresciuti passando dal primo al secondo episodio: sia lo strafottente James
Franco, qui pericolosamente più sicuro di sè, che la tormentata Kirsten Dunst
(che finalmente arriva a realizzare il proprio sogno di recitare), che la
vecchia zia May di Peter (Rosemary Harris, che trascina ancora il triste ricordo
della morte del marito ed è protagonista di una scena in cui è un miracolo che
non gli sia venuto un infarto...). Tra i personaggi "di contorno" spicca invece
il direttore del Daily Bugle, protagonista di alcuni deliziosi molti ironici e
"leggeri" e caratterizzato alla perfezione dall'interprete (Jameson), ma anche
rappresentante della capacità dei media di monopolizzare la realtà e creare e
distruggere in un attimo gli eroi di turno. Ormai come è possibile immaginarsi
uno "Spider-Man" senza questi interpreti? Maguire è Peter Parker, la
Dunst è la ragazza della porta accanto (la malinconica e tormentata Mary Jane),
Franco è l'amico in bilico sul baratro che porta ad essere il cattivo di
turno...
Il punto di forza di "Spider-Man 2", a parte le scene d'azione di
inseguimento e di lotta che sono puro divertimento per lo spettatore (strepitoso
il duello sulla metropolitana tra Doc Ock e Spidey), rimane comunque lo stesso
del primo film. Quello cioè di aver saputo creare un eroe "alla buona",
sfigato come può esserlo ciascuno di noi, in cui non sia difficile
rispecchiarsi, vedendo riflessi in lui quelli che sono i nostri difetti, le
nostre debolezze, ma anche le virtù e lo spirito di sacrificio che dovrebbero
spingere ciascuno di noi a migliorarsi, a diventare più altruisti. E il discorso
che zia May fa a Peter, quando Spider-Man sembrava definitivamente uscito di
scena, è li a dimostrare quanto la curata e complessa sceneggiatura voglia
sottolineare questo aspetto.
In più in questo secondo capitolo della (si spera lunga) saga, l'Uomo-Ragno è
meno "intoccabile", soffre e si ferisce di più (la scena della metropolitana
sembra rimandare a "La Passione di Cristo" di Mel Gibson, per quanto
Peter ne esce martoriato), tanto che la "tuta" d'ordinanza è molto propensa a
lacerarsi. E poi Spidey, rivelando la propria identità a molte persone, sembra
essere più vulnerabile (sembra in cerca di aiuto, di incoraggiamento) e più
indifeso, insomma, in una parola: più umano e meno eroe. Eppure anche per
questo, un eroe di cui la società avrebbe sempre bisogno. Come si fa a non amare
un eroe così?
Come nel primo episodio, questo secondo pone già le basi per il sequel, e la speranza resta sempre che anche il prossimo capitolo sia all'altezza del precedente, come lo è questo. Dunque, appuntamento al 2007. La missione è sempre la stessa: "Vai, stendili tutti, Tigre!", sia i tuoi nemici, i nemici della giustizia, che tutti gli altri supereroi del cinema.
Daniele Toninelli
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